Il tempo stringe. Il concetto riguarda la legislatura, della quale si contano ormai le settimane di lavoro residue, ma anche i singoli provvedimenti, come la riforma forense, in attesa del via libera in commissione Giustizia alla Camera. In una dichiarazione all’Ansa, il presidente dell’organismo, Ciro Maschio di FdI, si è impegnato a esaurire il primo step entro la settimana prossima, con il voto degli emendamenti ancora inevasi e quello che dovrebbe conferire il mandato al relatore. Maschio si augura anche che il sì dell’aula di Montecitorio possa essere calendarizzato entro l’inizio del mese di maggio.
Un timing realistico, come aveva fatto notare, nei giorni scorsi, anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che segue i lavori sulla riforma forense per conto dell’Esecutivo. La sola vera incognita riguarda l’intesa di massima da trovare con le opposizioni, le cui proposte di modifica finora sono state respinte. Secondo il centrodestra, le bocciature arrivate in commissione Giustizia sugli emendamenti delle minoranze sarebbero state inevitabili: le variazioni avrebbero comportato un’alterazione sostanziale rispetto agli obiettivi della riforma.
Sul pacchetto di modifiche ancora da esaminare, invece, ci sarebbe la possibilità di un accordo. Il punto di caduta è tutto qui, e riguarderà anche aspetti dall’impatto relativamente ravvicinato come le regole per l’accesso alla professione, a cominciare dall’esame abilitante: all’incontro sulla giustizia post-referendum, il capogruppo di Avs in commissione Devis Dori aveva rivolto un appello ai colleghi di maggioranza e a Sisto per introdurre una maggiore flessibilità sul “nuovo” esame da avvocato. Va ricordato come il ddl varato dal governo a inizio settembre altro non sia che la ridefinizione in forma di legge delega di un articolato già messo a punto dalla stessa avvocatura, con il lungo lavoro dei tavoli istituiti presso il Cnf. Ecco il motivo per cui sarebbe davvero complicato prevedere stravolgimenti.
Ma ci sono i margini per discutere su alcuni aspetti del provvedimento, che andrà a sostituire molte parti dell’ordinamento vigente, introdotto con la legge 247 del 2012. Lo spazio c’è a condizione che l’architettura resti integra e che si faccia presto: proprio la natura di ddl delega richiede che buona parte delle nuove regole sulla professione forense diventi effettiva solo dopo che il governo avrà emanato i decreti legislativi. E considerato quanto detto all’inizio, e cioè che il “residuo” della legislatura si conta ormai in settimane, lo spazio per completare il percorso è davvero ridottissimo.