«L’Unione delle Camere Penali Italiane esprime vicinanza a Mattia Feltri, giornalista fra i pochi rimasti capaci di guardare a ogni potere senza inginocchiarsi, e di farlo con un’ironia tale da cogliere nel segno e rendere facilmente comprensibile a tutti il cuore della sua critica», comincia così una nota dell'Ucpi in solidarietà al direttore dell'Huff Post, finito nel mirino dell'Anm per quanto scritto nella sua consueta rubrica "Il Buongiorno" su La Stampa riguardo al caso Esposito e alle sanzioni comminate dal Csm ai due pm Colace e Minutella.
«La Giunta Sezionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta rileva che il citato giornalista si ostina, necessariamente e apoditticamente, a definire la magistratura come un’ “intoccabile” casta, ancora una volta secondo una narrazione strumentalmente orientata a gettare discredito sull’ordine giudiziario, quando invece la vicenda disciplinare di due colleghi mostra esattamente il contrario - aveva scritto in una nota l'Anm Piemonte - rileva, ancora, come evidentemente sfugga al redattore degli articoli stessi il significato del procedimento disciplinare (regolato da leggi dello Stato): quali sanzioni possano essere irrogate, come debbano essere ispirate al criterio di proporzionalità e adeguatezza e come, infine, il trasferimento di un magistrato ad altra sede comporti un effetto; quanto poi alla mancata pubblicazione dei nomi, il giornalista mostra di ignorare del tutto il contenuto dell’art. 52 del decreto legislativo 196/2003 a tutela della privacy; infine, la Giunta rifiuta con fermezza che una vicenda come quella citata possa strumentalmente essere utilizzata per rendere bersaglio i colleghi coinvolti, esponendoli ad una incontrollata gogna mediatica, per alimentare un senso di sfiducia nelle istituzioni, quale la magistratura rappresenta».
Da qui il comunicato di solidarietà dell'Ucpi a Feltri. «Da anni Mattia Feltri racconta le storture del sistema penale con equilibrio, spirito liberale e attenzione alle garanzie dei cittadini, ricordando ostinatamente che la giustizia non coincide con il tifo, che la presunzione d’innocenza non è un fastidioso orpello e che i magistrati, come tutti, possono essere criticati - scrivono le Camere Penali - Colpisce che l’Associazione Nazionale Magistrati torinese, per replicare a un suo articolo, abbia scelto il registro della pedanteria professorale, della superiorità cattedratica, quasi a voler impartire lezioni elementari a chi, evidentemente, conosce bene ciò di cui parla. Si è arrivati persino a suggerire che pubblicare il nome di due magistrati destinatari di una sanzione disciplinare sarebbe una specie di barbarie giornalistica. Si tratta della stessa prassi che quotidianamente tutti i giornali seguono non soltanto nei confronti di chi sia stato definitivamente condannato o sanzionato, ma persino di chi sia soltanto indagato o imputato e dunque ancora assistito dalla presunzione di innocenza, in nome del diritto di cronaca e dell’interesse pubblico, salvo le eccezioni previste dalla legge, a tutela delle vittime e delle situazioni particolarmente delicate».
E ancora. «Il comunicato dell’Associazione nazionale magistrati, del resto, conferma perfettamente che Mattia Feltri ha colto nel segno: per chi amministra la giustizia sembrano non valere le regole che valgono per chiunque altro - conclude l'Ucpi - Ogni giorno il diritto di cronaca prevale, come è normale in una democrazia, sulla suscettibilità e sulla riservatezza dei protagonisti delle notizie, ma evidentemente non quando i protagonisti sono magistrati. In questo caso, si issa il vessillo della lesa maestà rivendicando l’intangibilità. Chi è chiamato ad applicare le regole rivendica con alterigia il privilegio di esserne dispensato».