Venerdì 10 Aprile 2026

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L’Unione Triveneta dei Coa: ritrovarsi per costruire il futuro

A Pordenone si riunisce l’assemblea dell’avvocatura del Nord-Est. La vicepresidente Cnf Corona: idee a confronto per migliorare la giurisdizione

10 Aprile 2026, 19:41

Patrizia Corona, Cnf

Questa mattina, presso l’Aula “Teresina Degan” della biblioteca civica di Pordenone, si terrà l’assemblea dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli avvocati. Sarà l’occasione per fare il punto, tra le varie cose, sulle prospettive della professione tra crisi, rinnovamento e sfide digitali. All’incontro parteciperanno i consiglieri Cnf dei tre distretti interessati, oltre ai componenti distrettuali di Ocf e di Cassa Forense. «Quello di Pordenone – evidenzia la vicepresidente del Consiglio nazionale forense Patrizia Corona – rappresenta una preziosa occasione di confronto. Servirà per informare i colleghi sul lavoro del Cnf e sulle iniziative in cantiere. Una sorta di restituzione al territorio delle attività svolte dall’avvocatura istituzionale».

Il giorno dell’iniziativa nella città friulana non è casuale. «A Pordenone – afferma la vicepresidente Corona – ci sarà anche il direttore del Dubbio, Davide Varì. Il giornale dell’avvocatura il 12 aprile festeggia i dieci anni di attività. Il quotidiano Il Dubbio ha un profondo legame con il territorio in cui opera l’Unione Triveneta dei Coa, in quanto fu voluto fortemente dall’ex presidente Cnf Andrea Mascherin, di Udine, e da Carla Broccardo, nel 2016 vicepresidente della Fondazione dell’avvocatura italiana. Dieci anni fa ci fu la grande intuizione di dotare l’avvocatura di un organo di informazione in grado di dare voce ai Fori italiani e di condividere una cultura della legalità anche con una platea di lettori più generalista. La scommessa è stata vinta. Il Dubbio si è rivelato uno strumento importante e, dopo dieci anni, condividere con l’Unione Triveneta questo anniversario credo che sia motivo di gioia e di orgoglio. Inoltre, l’assemblea cade in un momento in cui è necessario fare alcuni bilanci con i protagonisti dell’avvocatura del territorio, volgendo lo sguardo a un obiettivo preciso: migliorare la giurisdizione».

Pordenone si distingue per un numero di mediazioni che rappresenta un vero e proprio primato nazionale, in rapporto all’utenza: sono ben 650 le procedure gestite dall’organismo istituito dal Coa locale. Un boom da attribuire anche al calo del contenzioso civile registrato in Tribunale. «Cittadini e imprese – commenta il presidente dell’Ordine degli avvocati di Pordenone, Igor Visentin, alla vigilia dell’assemblea degli avvocati del Nord Est italiano – scelgono sempre più strumenti rapidi ed efficaci per risolvere le controversie. La mediazione si conferma così non solo alternativa, ma spesso preferibile al giudizio ordinario, soprattutto in una fase di crisi economica che, come quella attuale, vede aumentare sia il numero dei conflitti, si pensi alle insolvenze, agli inadempimenti contrattuali, alle tensioni tra imprese e tra privati, sia la necessità di gestirli in modo sostenibile». In tale contesto, la mediazione è diventata a Pordenone uno strumento quasi “naturale”: costa meno, è più rapida e soprattutto consente soluzioni flessibili.

Un quadro che si consolida anche alla luce di un altro indice rivelatore. Nel 2026 un altro organismo istituito dall’Ordine degli avvocati, quello per la composizione delle crisi da sovra-indebitamento, vedrà raddoppiare – da 24 a circa 50 – le posizioni gestite. «Si tratta – aggiunge Visentin – di una procedura non particolarmente conosciuta, in cui l’avvocato aiuta le persone o le piccole imprese indebitate a trovare una via d’uscita legale attraverso un piano di ristrutturazione, che, se approvato dal giudice, permette di cancellare la parte di debiti che non si riuscirebbe mai a saldare. E questo è un indice della crisi del tessuto produttivo provincia».

Il presidente del Coa di Pordenone si sofferma sui cambiamenti in corso nella professione: «Molti colleghi abbandonano l’avvocatura per abbracciare carriere più sicure nella Pubblica amministrazione, vuoi battendo la strada dei concorsi pubblici, vuoi indirizzandosi verso l’Ufficio del processo. Ma a Pordenone abbiamo la fortuna di avere un buon ricambio generazionale e un rapporto tra passivo e attivo che regge. E questo è il motivo per cui continuiamo a rimanere attorno al numero di 655 iscritti».

Oggi si rifletterà pure sul futuro della professione forense. Il presidente dell’Unione Triveneta dei Coa, Andrea Pasqualin, rivolge un pensiero al contesto in cui operano gli avvocati più giovani. Chi non ha ancora raggiunto i quarant’anni mostra interesse verso l’integrazione professionale. «I giovani colleghi – spiega il presidente Pasqualin – sono molto aggiornati dal punto di vista informatico e considerano l’IA non come un problema, ma come un percorso da affrontare con serenità. Sono preparati, in ultima istanza, a un futuro in cui lo studio mono-professionale tradizionale non avrà più la centralità ricoperta fino ad ora. Il rapporto sull’avvocatura 2025 di Censis e Cassa Forense mostra come oggi il 64% degli avvocati operi come titolare di studio mono-personale, e circa 10% sia titolare di uno studio con collaboratori. Solo il 9,8% è membro di studi associati o società tra avvocati. Molte cose cambieranno, le prestazioni professionali saranno più veloci, ma una cosa che difficilmente cambierà sarà l’erosione dei compensi».