A tu per tu
La tutela del patrimonio culturale e paesaggistico passa anche attraverso una adeguata struttura normativa per garantire interventi mirati e preservare dei beni che il mondo ci invidia, come dimostra in questi giorni il grande afflusso di visitatori nelle città d’arte e nei musei. Non vanno poi tralasciate le migliori competenze.
Parte da queste considerazioni il Gerardo Villanacci, avvocato, ordinario di Diritto privato nell’Università Politecnica delle Marche e nuovo presidente della «Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali» (già presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici).«Il sistema italiano di tutela dei beni culturali – dice al Dubbio Villanacci - ha dimostrato, nel tempo, una notevole stabilità strutturale. Dalle grandi leggi del Novecento sino alla codificazione del 2004, l’impianto normativo ha mantenuto coerenza e continuità, adattandosi ai mutamenti istituzionali e sociali senza smarrire i propri principi fondativi. Ciò non esclude l’esigenza di un costante aggiornamento. L’innovazione tecnologica, la digitalizzazione delle opere, la circolazione globale dei beni e l’espansione delle modalità di fruizione impongono interventi mirati. Non si tratta di riscrivere il sistema, ma di renderlo più efficace: semplificare i procedimenti senza indebolire le garanzie, chiarire il riparto delle competenze, rafforzare la cooperazione internazionale contro il traffico illecito, disciplinare con maggiore precisione l’utilizzo economico delle riproduzioni.
L’evoluzione della nozione stessa di bene culturale, oggi estesa anche alla dimensione immateriale e simbolica, richiede strumenti adeguati alla complessità contemporanea. L’aggiornamento deve dunque assumere il carattere di un perfezionamento coerente, capace di consolidare la tutela senza alterarne l’equilibrio».Villanacci ha definito in diverse occasione la Carta una “Costituzione culturale”: un punto di riferimento indispensabile anche per i beni culturali e paesaggistici? «La centralità della Costituzione in materia culturale – commenta il presidente della “Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali” - resta indiscutibile. L’inserimento della promozione, della tutela e della fruibilità del patrimonio storico-artistico tra i principi fondamentali, attribuisce alla cultura il rango primario nell’ordinamento giuridico. L’articolo 9 della Costituzione, non avendo natura meramente programmatica, vincola l’azione pubblica e orienta il legislatore, costituendo parametro di legittimità delle scelte normative e amministrative. Il patrimonio culturale non è protetto in quanto oggetto di appartenenza, ma quale espressione della memoria collettiva e dell’identità nazionale.
Le più recenti revisioni costituzionali, che hanno rafforzato il legame tra ambiente, paesaggio e patrimonio, confermano questa impostazione. Peraltro, in un contesto segnato da esigenze di sviluppo economico, la Carta continua a offrire il più autorevole criterio di bilanciamento, consentendo in tal modo di riaffermare la natura primaria dei beni culturali e paesaggistici».In tale contesto il cosiddetto “misto” su cui si basa l’economia culturale italiana svolge un ruolo rilevante. «L’ordinamento – riflette Gerardo Villanacci - ha progressivamente superato un modello esclusivamente statale, approdando a un paradigma nel quale pubblico e privato cooperano, soprattutto nella valorizzazione ma anche nella gestione e nella promozione dei beni culturali. Ma, a mio modo di vedere, la vera sfida del nostro tempo è consentire la possibilità a chiunque, in primo luogo alle persone più fragili, di poter usufruire del nostro straordinario patrimonio culturale in modo conforme con una nuova visione etica della cultura. Il sistema integrato consente di mobilitare risorse finanziarie e competenze organizzative utili alla sostenibilità del patrimonio. Fondazioni, sponsorizzazioni e partenariati rappresentano strumenti idonei a migliorare l’accessibilità e la qualità dei servizi culturali. Resta però imprescindibile una cornice regolativa chiara.
L’apporto del privato non può subordinare la funzione culturale a logiche di mera redditività. Incentivare il sistema misto significa rafforzarne la disciplina e garantire che l’economia culturale rimanga coerente con la vocazione identitaria del bene».I borghi italiani rappresentano una peculiarità del patrimonio culturale e paesaggistico italiano. Una minaccia incombe su di loro, lo spopolamento, ma vanno valorizzati con politiche mirate.
«I borghi – conclude Gerardo Villanacci - costituiscono un patrimonio complesso, nel quale architettura, paesaggio e tradizioni si intrecciano in modo inscindibile. Non sono semplici insediamenti, ma comunità che esprimono memoria e identità territoriale. Contrastarne lo spopolamento richiede una strategia che superi la sola conservazione edilizia. La salvaguardia dei manufatti deve accompagnarsi al rafforzamento dei servizi, alla presenza di infrastrutture adeguate, allo sviluppo di attività economiche compatibili con il contesto storico-ambientale. Le opportunità offerte dalla digitalizzazione possono restituire attrattività a questi territori. Decisiva è la valorizzazione culturale diffusa: iniziative artistiche, percorsi integrati, progetti di innovazione sociale legati alla cultura, possono rigenerare il tessuto comunitario. L’obiettivo non è musealizzare i borghi, ma mantenerli luoghi abitati e vitali realizzando in tal modo la loro funzione come prevista dalla nostra Costituzione».