Giovedì 02 Aprile 2026

×

Professioni, la stretta sui compensi dalla PA che colpisce gli avvocati

Da giugno le somme dovute potranno essere intercettate automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. I dubbi di costituzionalità sul meccanismo previsto dalla Legge di Bilancio

02 Aprile 2026, 18:50

18:51

Professioni, la stretta sui compensi dalla PA che

Dal 15 giugno 2026 cambia il rapporto tra Stato e professionisti. E, ancora una volta, a farne le spese potrebbero essere gli avvocati. La legge di Bilancio 2026 introduce un meccanismo destinato a incidere in modo diretto sui compensi corrisposti dalla PA: in presenza di debiti fiscali, anche di importo minimo, le somme dovute ai professionisti potranno essere intercettate automaticamente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, senza alcun contraddittorio preventivo. Una stretta che punta a rafforzare l’efficacia della riscossione, ma che solleva più di un interrogativo sul piano delle garanzie costituzionali.

Debiti minimi, effetti massimi

La novità sta tutta qui: non esiste più una soglia minima di debito. Se un avvocato vanta un credito nei confronti della PA (anche inferiore a 5.000 euro) e ha una posizione debitoria, pure di poche decine di euro, il pagamento non arriverà mai nelle sue mani. Sarà la stessa amministrazione a versarlo direttamente all’agente della riscossione, trattenendo quanto dovuto. Un automatismo che cancella, di fatto, ogni spazio di interlocuzione preventiva. Nel regime ordinario, infatti, il contribuente ha tempo per verificare la propria posizione, contestare eventuali irregolarità o attivare strumenti di tutela. Qui no: il prelievo è immediato, e la difesa solo eventuale, a posteriori.

Avvocati nel mirino

A essere colpiti sono tutti i professionisti, ma per gli avvocati l’impatto è particolarmente significativo. Non solo per la frequenza con cui intrattengono rapporti economici con la PA, ma anche per la natura stessa delle prestazioni. Il caso emblematico è quello del patrocinio a spese dello Stato: compensi già ridotti e pagati con tempi spesso lunghi, che ora rischiano di essere ulteriormente compressi o addirittura azzerati. Il rischio, neanche troppo teorico, è quello di un progressivo disincentivo ad assumere difese in favore dei non abbienti. Con effetti indiretti sul diritto di difesa e sull’effettività dell’accesso alla giustizia.

Dubbi di costituzionalità

La misura si espone a rilievi tutt’altro che marginali. Sul piano costituzionale, entrano in gioco i principi di ragionevolezza e proporzionalità: è davvero giustificabile bloccare un compenso professionale per recuperare un debito irrisorio? E ancora, è legittimo riservare un trattamento più severo ai professionisti rispetto ad altre categorie di creditori della PA?

Non meno rilevante è il tema del diritto di difesa. L’assenza di un contraddittorio preventivo sposta ogni forma di tutela a un momento successivo, quando il prelievo è già stato effettuato. Una compressione che potrebbe risultare difficilmente conciliabile con le garanzie previste dagli artt. 24 e 111 della Costituzione.

Profili europei e diritto di proprietà

I dubbi non si fermano ai confini nazionali. Il meccanismo potrebbe entrare in tensione anche con i principi dell’ordinamento europeo, a partire dalla proporzionalità e dal diritto a un ricorso effettivo. Senza trascurare il profilo del diritto di proprietà: il compenso professionale, pur nella sua natura peculiare, resta pur sempre una posizione giuridica tutelata, che non può essere compressa oltre il necessario.

Uno Stato in doppio ruolo

C’è poi un aspetto che colpisce più di altri: lo Stato si trova contemporaneamente nella veste di debitore e creditore. Da un lato deve corrispondere il compenso al professionista; dall’altro trattiene quella stessa somma per soddisfare un proprio credito, senza passaggi intermedi. Una sovrapposizione che rischia di alterare l’equilibrio tra le parti, trasformando il rapporto in un circuito chiuso in cui il contribuente resta privo di reali strumenti di reazione immediata.

Verso la Corte costituzionale?

L’obiettivo della norma (ovvero rendere più efficiente la riscossione ) è chiaro e, in sé, difficilmente contestabile. Ma il punto è un altro: gli strumenti scelti sono compatibili con i limiti imposti dalla Costituzione? La risposta potrebbe arrivare, ancora una volta, dalla Corte costituzionale. E non sarebbe la prima volta che misure in materia di accesso alla giustizia o di riscossione vengono sottoposte al suo vaglio.