Richiesta forense
L’Organismo congressuale forense (OCF) lancia un appello urgente a Governo e Parlamento: prorogare anche per la sessione 2026 il regime transitorio dell’esame di abilitazione alla professione forense, per garantire coerenza del sistema e certezza del diritto.
Il nodo è tecnico ma pesante: senza un intervento normativo, tornerebbe automaticamente applicabile l’articolo 46 della Legge 247/2012, con il ripristino delle tre prove scritte (parere civile, parere penale e atto giudiziario) da redigersi a mano e senza codici annotati. Per l’OCF, oggi sarebbe un ritorno “disallineato” rispetto al percorso reale seguito da migliaia di praticanti.
Negli ultimi anni, ricorda l’Organismo, le scuole forensi hanno strutturato programmi e preparazione sulla base del regime semplificato dell’orale rafforzato, via via prorogato dal legislatore. In concreto, migliaia di aspiranti avvocati hanno completato cicli formativi calibrati su quel modello di verifica finale.
Un ritorno secco al sistema ordinario comporterebbe quindi, secondo l’OCF, uno scollamento evidente tra formazione ricevuta e modalità d’esame, con ricadute sul legittimo affidamento dei praticanti e con criticità organizzative per le strutture formative, che non avrebbero tempo di “riconvertire” programmi e didattica verso la redazione manuale delle prove scritte tradizionali.
L’OCF sottolinea poi un altro punto: la contraddizione sistemica di un ritorno pieno al modello 2012 proprio mentre il Parlamento sta esaminando il DDL n. 2629 (cosiddetta Riforma Nordio), che prevede un assetto intermedio fondato su due prove scritte, con videoscrittura e consultazione di codici annotati.
In questo quadro, per l’Organismo sarebbe irragionevole far ricadere sulla sola sessione 2026 un regime più gravoso, destinato – secondo l’impostazione richiamata – a essere modificato a breve.
Da qui la proposta: introdurre una disciplina ponte che confermi temporaneamente le modalità semplificate, così da garantire coerenza tra formazione ed esame, tutela dell’affidamento, stabilità normativa e certezza del diritto.
L’OCF chiarisce anche l’impostazione: non una rivendicazione di “semplificazioni” a prescindere, ma la richiesta di un accesso alla professione fondato su regole chiare, prevedibili e coerenti, nel rispetto dei giovani praticanti che – viene sottolineato – rappresentano il futuro dell’avvocatura.