Giovedì 19 Febbraio 2026

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Sentinelle dei diritti in Ue: al Cnf gli esperti “inviati” a Bruxelles

A Roma la riunione organizzata da Daniela Giraudo, capo delegazione italiana presso il CCBE, per lavorare alle nuove sfide dell'avvocatura in ambito europeo

18 Febbraio 2026, 18:12

19 Febbraio 2026, 10:16

Sentinelle dei diritti in Ue: al Cnf gli esperti “inviati” a Bruxelles

L’avvocatura che ogni giorno custodisce i nostri valori democratici all’interno delle istituzioni italiane si muove ben oltre i confini di questo Paese. E “viaggia” soprattutto sull’asse Roma-Bruxelles, attraverso l’impegno costante di una “squadra in toga” messa a punto con lo scopo di difendere i principi su cui si fonda lo Stato di diritto e la stessa Unione Europea.

Gli avvocati che la compongono sono gli «esperti»: professionisti, vere e proprie sentinelle, scelti dal Consiglio nazionale forense per formare la delegazione italiana presso il Consiglio degli Ordini forensi d’Europa (CCBE). A guidarla è l’avvocata e consigliera nazionale Daniela Giraudo, che oggi ha promosso un’iniziativa presso la sede romana del Cnf per riunione gli avvocati che già lavorano nei comitati del CCBE e i nuovi colleghi che si uniranno alla sfida. L’obiettivo? Conoscersi, fare squadra, condividere le competenze. E accendere un faro sul lavoro silenzioso, quasi sconosciuto, eppure fondamentale, svolto dall’avvocatura italiana nel cuore delle istituzioni europee.

«Tutto parte dall’Europa, ed è per questo che l’attività del CCBE è così importante. Soprattutto in un momento in cui tutte le avvocature europee stanno riconsiderando il proprio ruolo», ha scandito nel suo saluto alla Sala il presidente del Cnf Francesco Greco. Per il quale interrogarsi sul futuro della professione forense, alla luce dei cambiamenti epocali che attraversano il nostro Paese e il mondo intero, significa anche misurarsi con le nuove tecnologie e adoperarsi, come “classe dirigente dell’avvocatura”, per accompagnare i colleghi verso la realtà di domani.

A sottolineare le sfide che ci pone davanti l’intelligenza artificiale e il momento storico in un cui si trova l’Ue è anche la vicepresidente del Cnf Patrizia Corona, per la quale l’Unione «ha bisogno di un rafforzamento politico-istituzionale per far valere i principi di libertà e democrazia che sono propri del nostro continente». I campi d’azione sono molteplici: dall’ambito penale al civile, dai temi legati alla privacy alla tutela dell’individuo. E in tutti gli avvocati italiani agiscono come portatori di una civiltà giuridica profonda, il cui valore viene apprezzato e riconosciuto dai colleghi degli altri paesi Ue. «È un impegno che forse non tutti percepiscono in maniera tangibile – ha sottolineato Corona rivolgendosi alla platea di esperti -, ma noi sappiamo bene quanta importanza abbia il fatto di riuscire a incidere nelle determinazioni del Parlamento e della Commissione europea attraverso indicazioni e suggerimenti espressi sempre in maniera precisa e puntuale, grazie alla specifica competenza che ciascuno di voi ha nei rispettivi settori».

Ad evidenziare quanto sia significativo il nostro contributo nel panorama europeo è anche la capo delegazione Daniela Giraudo, che nell’esperienza internazionale degli avvocati italiani a Bruxelles legge anche un nuovo modo, per i giovani professionisti, di approcciarsi all’attività forense collocandosi su progettualità e impegni di livello europeo. Una visione, questa, in cui si inquadra anche l’iniziativa di oggi, promossa proprio con lo scopo di “formare” i nuovi esperti attraverso il passaggio di consegne e competenze dei colleghi che hanno già una robusta esperienza all’interno del CCBE. Che non vuole essere un’istituzione “chiusa”. Al contrario, punta all’esterno attraverso un’attività di comunicazione che possa mettere in risalto l’attività degli Ordini forensi europei, di cui il Cnf fa parte. Tenendo un piede saldo a Bruxelles, come ponte tra l’Italia e l’Ue.

«Il nostro compito è a doppio senso: punta all’esterno e all’interno del CCBE, sul quale possiamo incidere con le nostre posizioni, sia dal punto di vista squisitamente tecnico che in termini di indirizzo, quando siamo sollecitati su problematiche in cui è importante poter esprimere una posizione che sia riferita al Consiglio nazionale forense», ha spiegato Giraudo. La quale ha ben riassunto, in un’immagine, il risultato tangibile raggiunto dall’avvocatura in ambito internazionale: il momento dell’assegnazione dell’Human Rights Award del CCBE, avvenuta lo scorso novembre a Parigi, alla legale tunisina Sonia Dahmani, arrestata nel 2024 dal regime di Saied. Il premio 2025, consegnato nelle mani di sua sorella, è arrivato insieme alla liberazione dell’avvocata. «E quella telefonata in diretta - ha concluso Giraudo - è stata la dimostrazione plastica di come tutte le cose che facciamo, e che a volte ci sembrano poco utili, servono molto più di quanto riusciamo a immaginare».

Dopo i saluti dell’avvocato Aldo Bulgarelli, già presidente del CCBE, la parola è passata al consigliere Cnf Francesco Pizzuto, che ha quindi illustrato gli obiettivi chiave della formazione curata dalla Scuola superiore dell’avvocatura presso il CCBE con lo scopo di accrescere la cultura del giurista italiano. A mettere nero su bianco il “libretto di istruzioni” del CCBE è stato invece Carlo Forte, rappresentate del Cnf a Bruxelles, che ha riassunto lo statuto, i valori e i compiti chiave dell’organismo. Nato da un’idea dei partecipanti al congresso dell’Union Internationale des Avocats (UIA) a Basilea, in Svizzera, dal 1967 è un’associazione no-profit internazionale, di cui il Cnf è fondatore, costituita con lo scopo di promuovere il punto di vista degli avvocati europei e difendere i principi giuridici fondanti la democrazia e lo Stato di diritto.

Ad oggi ne fanno parte gli Ordini e le Associazioni Forensi nazionali di 45 paesi che appartengono all’Unione Europea, allo Spazio economico europeo e al Consiglio d’Europa. È riconosciuto come la voce della professione forense e rappresenta più di 1 milione di avvocati europei. Si divide in diversi comitati in cui operano gli esperti, appunto, di cui oltre quaranta dall’Italia. Funge regolarmente da collegamento tra i suoi membri e le istituzioni europee, le organizzazioni internazionali e altre organizzazioni giuridiche in tutto il mondo, con il compito di difendere la specificità della professione forense. Ha un ruolo consultivo nei processi legislativi e su tutte le questioni che riguardano l’avvocatura, dall’impatto delle nuove tecnologie a quello della liberalizzazione del mercato sulla professione legale. In poche parole? «Vigila sui nostri valori», è la chiosa di Carlo Forte.