Lunedì 16 Febbraio 2026

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Una campagna senza “toni da bar”. L'iniziativa dell’Aiga per il referendum

Referendum, il dibattito organizzato dai giovani avvocati con Sensi (Pd) e Zanettin (Forza Italia)

16 Febbraio 2026, 19:30

Una campagna senza “toni da bar”. L'iniziativa dell’Aiga per il referendum

Evitare l'imbarbarimento del dibattito e i “discorsi da bar” sulla riforma della giustizia. O almeno tentare di scongiurare che la campagna referendaria continui a scadere, perdendo totalmente di vista il merito delle questioni, che sono il pieno compimento del principio del giusto processo e della piena terzietà del giudice. E' il senso dell'iniziativa “Giovani, giustizia e referendum”, che si è tenuta oggi all'Istituto Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica, promossa dall'Aiga, alla quale hanno partecipato giovani avvocati ed esponenti del mondo della politica.

«Negli ultimi tempi», ha osservato Andrea Augenti, Segretario della XLV Conferenza dei Giovani Avvocati, «il confronto sulla giustizia sta assumendo una piega fuorviante. Questo non ci piace e credo si possa fare meglio così. Questo referendum», ha aggiunto, «non merita slogan e semplificazioni». Dal fronte del No, il senatore del Pd Filippo Sensi ha concordato: «Non sono uno che ama i toni esasperati», ha affermato. «Sono per il no, il mio partito ha un a linea chiara ma allo stesso tempo rispetta le personalità che voteranno sì. Credo sia l'unico partito che ha questo tipo di dinamica. La gara di nonsense tra Gratteri e Nordio», ha aggiunto, «mi ripugna. Tutto questo mi sembra respingente, non convincente. Siamo in politica, capisco la polarizzazione, si può discutere ma non prendendosi a stracci in faccia. Dal punto di vista politico questa riforma a mi sembra una scambio pattizio all'interno della maggioranza. L'autonomia si è impantanata, il premierato non si sa dove è finito, quello che resta è soltanto la separazione della carriere. Non si è mai vista», ha detto ancora «una riforma istituzionale che non ha mai visto un emendamento in quattro passaggi parlamentari. L'impatto politico del voto referendario ci sarà eccome. Gran parte della campagna elettorale la si sta facendo in maniera subliminale. E' chiaro», ha concluso, «che sarà un giudizio sul governo Meloni. Di fatto si trasformerà in questo».

Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia, è partito dalla propria esperienza personale: «Sono stato nel Csm, ho vissuto la legislatura che è stata al centro del libro di Palamara. Ho cercato di contrastare quelle pratiche correntizie. Finora, nei dibattiti, per il no ho trovato solo magistrati, mai un politico. Questo mi invita a una riflessione: è mai possibile che su una riforma di questo tipo la controparte della politica debba essere la magistratura? Montesquieu inorridirebbe: E' una anomalia tutta italiana. Che senso ha che i magistrati si lancino nell'agone politico e alzino i toni come ha fatto ad esempio Gratteri? Cosa possono pensare i cittadini che vengono giudicati da un magistrato che dice queste corbellerie? Si scredita la magistratura. Quale paese del G7 non ha la separazione delle carriere? L'Italia», ha proseguito Zanettin, «è un'eccezione. Quando ho cessato il mio incarico al Csm, la prima cosa che ho fatto in Parlamento è stata fare una proposta per il sorteggio. Tutte le riforme che hanno tentato di attenuare il peso delle correnti sono fallite. Il sorteggio è stata l'ultima ratio, ma è una pratica molto diffusa nel nostro ordinamento che non deve e non può essere considerata umiliante. Il 'metodo mafioso' lo hanno citato Di Matteo e Mirenda. Se lo dice Nordio è scandaloso, se lo dice Di Matteo che fa il pm nel processo Stato-Mafia, va bene...».

«Negli ultimi giorni», ha sottolineato Anna Napoli, presidente della sezione romana dell’Aiga, «il dibattuto pubblico ha assunto toni che rischiano di spostare l'attenzione sul merito e sulle questioni di fondo, che sono l'assetto della giurisdizione. Noi per questo abbiamo voluto promuovere questo incontro. La separazione delle carriere», ha spiegato Napoli, «non incide affatto sull'indipendenza della magistratura, che viene tutelata dalla Costituzione. La riforma non ha nulla a che fare coi rapporti tra i poteri dello Stato. La terzietà del giudice», ha concluso, «vive anche attraverso questi assetti, e non solo attraverso le regole del processo». «La separazione delle carriere», ha dichiarato Luigi Bartolomeo Terzo, presidente nazionale Aiga, «è una nostra battaglia storica. Il primo manifesto in cui l'Aiga parla di separazione è datato 1994. Si tratta di un referendum di portata molto importante, e non può essere svalutato a un confronto tra centrodestra e centrosinistra, e purtroppo la si sta buttando in bagarre elettorale. Il problema», ha aggiunto, «è far capire al singolo cittadino l'importanza della realizzazione dell'articolo 104 della Costituzione. Si dovrebbero evitare i commenti da bar, da entrambe le parti».