A quasi quaranta giorni dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi, altri oppositori politici del regime chavista sono stati rimessi in libertà. Tra questi l’avvocato Perkins Rocha, legale della coalizione che ha sostenuto Edmundo Gonzalez Urrutia alle presidenziali del luglio 2024, arrestato il 27 agosto di due anni fa. Rocha è finito in carcere per aver contestato pubblicamente la vittoria di Nicolás Maduro, ritenuta invece valida dagli organismi che hanno vigilato sulle operazioni elettorali. L’avvocato è stato rinchiuso per quasi un anno e mezzo nel famigerato carcere El Helicoide, a Caracas.
Le sue condizioni di salute sono considerate buone. Nei confronti di Rocha sono state applicate misure cautelari «molto strette», come ha evidenziato la moglie Maria Costanza Cipriani. Il legale della «Piattaforma democratica unitaria» è sorvegliato sia all’interno che all’esterno dell’edificio in cui vive e gli è stato applicato il braccialetto elettronico. «Mio marito – ha riferito Maria Costanza Cipriani al giornale El Nacional - non può uscire, non può nemmeno varcare la soglia di casa e abbiamo un agente di polizia sulla porta. Non è nemmeno uscito di prigione; è a casa, ma si può dire che è in stato di arresto».
L’8 gennaio, quando sono stati liberati i primi prigionieri politici, si è diffusa velocemente la notizia della scarcerazione di Perkins Rocha. L’avvocato, ex consigliere giuridico della Premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado, è però rimasto dietro le sbarre. Per diversi giorni l’incertezza sulle sue condizioni di salute e sul suo rientro a casa hanno gettato nell’angoscia i parenti e gli amici. La scarcerazione di Rocha non è stata comunicata a nessun familiare, a partire dalla moglie. Quest’ultima si è ritrovata il marito nel soggiorno, seduto sul divano, in compagnia di due poliziotti impegnati a sorvegliarlo. «Perkins – ha commentato Cipriani - è agli arresti domiciliari. Non è né libero né scarcerato. La legge sull’amnistia non è ancora stata approvata. Dobbiamo aspettare prima di verificare quale sarà la versione definitiva del testo».
Il 3 gennaio ha segnato una data storica per il Venezuela anche se il futuro del Paese sudamericano è ancora tutto da decifrare. Alcuni segnali sono però chiari in riferimento alla nuova fase avviata con l’arresto di Maduro e della moglie Cilia Flores, sotto processo a New York. Tra questi il rilascio dei prigionieri politici, l’apertura dell’ambasciata statunitense a Caracas, la riforma della legge sugli idrocarburi e l’annuncio di una legge di amnistia generale.
Intanto, contro Maduro si è mossa pure la magistratura argentina. Il giudice di Buenos Aires Sebastián Ramos ha chiesto l’estradizione dell’ex presidente venezuelano, in carcere a New York, affinché venga interrogato nell’ambito di un’indagine per crimini contro l’umanità, in base al principio della «giurisdizione universale» e a un Trattato del 1997 tra Argentina e Stati Uniti. L’intento è quello di garantire l’accesso alla verità e alla giustizia alle vittime residenti in Argentina e in altri Paesi della regione. L’azione giudiziaria per assicurare alla giustizia argentina il «Gallo combattente» è stata avviata dall’avvocato Tomás Farini Duggan del «Forum argentino per la difesa della democrazia» (Fadd).
«Nel 2023 – spiega al Dubbio l’avvocato Duggan -, ho presentato una denuncia contro Nicolás Maduro e i suoi alti funzionari per crimini contro l’umanità sistematicamente perpetrati contro la popolazione civile in Venezuela. Crimini come l’omicidio, la sparizione forzata, la tortura e lo stupro. In totale si tratta di 16 imputati, tra cui Diosdado Cabello, ministro dell’Interno, della Giustizia e della pace, e Justo Noguera Pietri, responsabile della Guardia nazionale bolivariana durante i periodi più duri della repressione». Snodo significativo dell’azione intentata dalla Fadd è la Costituzione argentina. «L’articolo 118 – evidenzia Tomás Farini Duggan – prevede una clausola di giurisdizione universale, che autorizza i giudici argentini a indagare sui crimini commessi all’estero quando si tratta di crimini contro l’umanità. Si tratta di un'eccezione al principio di territorialità, che regola l’ordinamento giuridico argentino. Dopo aver presentato numerose prove, una ventina di dichiarazioni di testimoni e vittime, relazioni presentate da Ong che documentavano i crimini attraverso ricerche sul campo, direttamente in Venezuela, sono riuscito ad ottenere un’ordinanza del tribunale per invocare la giurisdizione universale. Il 3 gennaio 2026, lo stesso giorno dell’arresto di Maduro, ho chiesto all’autorità giudiziaria di estradare immediatamente Maduro in Argentina. Sono riuscito a convincere il giudice a richiedere al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti l’estradizione di Maduro».
Il procuratore Carlos Stornelli e l'avvocato Farini Duggan hanno insistito sulla necessità che l'Argentina assuma un ruolo guida nel perseguire una serie di crimini, considerata l’inerzia dei tribunali venezuelani. Sebbene Maduro stia affrontando un processo negli Stati Uniti per traffico di droga, i giuristi argentini ritengono che i crimini contro l’umanità siano di una gravità tale da giustificare un’azione penale concomitante.