Diritti umani
Manifestanti filo-governativi in protesta davanti all'ambasciata britannica a Teheran
Il Consiglio Nazionale Forense esprime «profonda preoccupazione» per le notizie che giungono dall’Iran sulla violenta repressione delle manifestazioni popolari in corso nel Paese. Secondo quanto riportato, la stretta delle autorità avrebbe causato la morte di circa 12 mila persone, in larga parte giovani, e avrebbe esposto molti manifestanti arrestati al concreto rischio della pena di morte.
In una nota diffusa oggi, il CNF sottolinea come il quadro sia reso ancora più allarmante dalla frammentarietà delle informazioni e dall’assenza, ormai da giorni, di contatti con i familiari e con l’estero. Una condizione che, evidenzia l’organismo di rappresentanza dell’avvocatura italiana, rende impossibile una verifica indipendente dei fatti e alimenta angoscia e incertezza sulle sorti delle persone fermate.
Di fronte a scenari di questa gravità, il Consiglio Nazionale Forense ribadisce che «non può esserci alcuna tolleranza per violazioni dei diritti umani, dello Stato di diritto e delle garanzie processuali». Al centro dell’intervento c’è la difesa della libertà di manifestare pacificamente, definita un diritto fondamentale che deve essere tutelato ovunque, senza eccezioni.
Il CNF richiama inoltre il rispetto delle libertà civili e politiche come pilastri irrinunciabili di ogni ordinamento giuridico, sottolineando l’incompatibilità tra repressione violenta del dissenso e principi universali di giustizia.
Il Consiglio Nazionale Forense annuncia infine che si attiverà «in ogni sede, nazionale e internazionale», per riaffermare la centralità dei diritti fondamentali e per chiedere il rispetto delle garanzie minime per i manifestanti arrestati. Un impegno che si inserisce nella più ampia missione dell’avvocatura di tutela dello Stato di diritto e della dignità della persona, anche oltre i confini nazionali.