Basta accrocchi sulla procedura civile, io avvocato chiedo che abbia precedenza il Diritto
Pubblichiamo un’altra delle lettere inviate al nostro giornale sulla scorta dell’invito a riferire le questioni che, dal punto di vista dei lettori, complicano in particolare l’esercizio della professione. Nella sua analisi, l’avvocato del Foro di Salerno Luigi Esposito torna su un tema caro, per esempio, all’Unione Camere civili: è inutile una riforma concentrata sul rispetto parossistico della “liturgia” se nega l’accesso alla vera giustizia
Ho letto la relazione conclusiva della commissione individuata dalla ministra Cartabia per gli interventi in materia di giustizia finalizzata al cosiddetto piano di “resilienza” . Sono un avvocato con 40 anni di esperienza in materia prevalentemente civile. Dunque dalla lettura di quel documento, a mio avviso, di costrutto pratico, c’è poco. Un passo invece sarebbe eliminare dal vocabolario giuridico la dicitura “diritto” posta nelle università avanti a quella di “procedura civile” (...). Oggi il codice di procedura civile è una specie di “Frankenstein”, un corpo su cui si è intervenuti ripetutamente e a più riprese, togliendo, cucendo, aggiungendo, penalizzando, minacciando sanzioni etc. Viceversa la procedura civile dovrebbe tornare a essere norma di secondo rango per l’applicazione pratica del diritto sostanziale. Risulta incomprensibile veder frustrato il proprio diritto (sostanziale ) per delle pastoie procedurali, col risultato che molto, ma molto spesso il diritto (sostanziale) non viene affermato per difetti o errori in procedura, impegnando giudici e avvocati in estenuanti questioni sul punto. Dunque, il codice di rito a mio avviso meriterebbe poche paginette, semplificando in modo elastico e unificando la procedura con beneficio sicuramente della speditezza dei processi. Il voler affermare poi, come afferma e propone la commissione di cui sopra, l’ampliamento di mediazione e negoziazione assistita come risoluzione dell’affollamento della giustizia si profila come l’ennesimo eclatante fallimento, così come si sono dimostrati fallimentari tali istituti , col risultato di allungare tempi e costi, a tacere della difficoltà a spiegare ai cittadini di queste “appendici” a cui bisogna sottostare per giungere a vedere accertato un proprio diritto. Piuttosto andrebbe fatto decollare l’arbitrato, come giustizia di prima istanza. Il problema della mancata applicazione di questo rimedio, come tutti sanno, è il costo elevatissimo (gli arbitri sono pagati, in autoliquidazione, con tariffe professionali, a cui poi magari si aggiunge di dover ricorrere al presidente del Tribunale per contestare tali parcelle). È noto come solo parti che se lo possono permettere ricorrano volontariamente a tale forma di giustizia, proprio per assicurarsi dei risultati veloci e non incappare in lungaggini e macchinosità dei Tribunali. Gli avvocati sono una enorme moltitudine, e molti hanno grande esperienza. Affidategli questa Giustizia di prima istanza (con procedure semplici e comprensibili), ma va stabilito un compenso pari al costo della attuale iscrizione a ruolo e certo qualcosa in più. Sicuramente molti aderirebbero a offrire il proprio servigio, tanto più che, come detto, gli avvocati sono tantissimi e quindi c’è da affidare a tanti questo lavoro con ineluttabile smaltimento del carico generale. Ovviamente il “lodo” (ovvero la sentenza arbitrale ) dovrebbe essere soggetta a impugnativa per riesame totale anche nel merito avanti ai giudici togati (magari collegiali). Infine il giudizio per Cassazione, modificato via via nel tempo (per via giurisprudenziale o legislativa) tanto da diventare un altro mostro mangia diritti piegato a una procedura iniqua e penalizzante (...) . Addirittura qui la suddetta commissione propone un eventuale rinvio incidentale alla stessa Corte nel corso del giudizio di merito per risolvere determinate questioni… tanto per complicare e ingolfare ancora di più le cose. Un altro addendo: le piattaforme telematiche dei processi sono sicuramente un’ottima cosa, purtroppo però sono ben sette, diverse in materia civile, penale, amministrativa, tributaria ecc..., e ognuna ha un metodo completamente diverso dall’altra, il che fa impazzire chi è addetto ai lavori. Vanno senz’altro unificate (in Ungheria già è così!…), e comunque applicando a piè sospinto le normative di emergenza covid circa i collegamenti telematici di udienze scritte e non, che hanno annullato in gran parte perdite di tempo (e anche spese) per tutti: clienti, difensori, parti processuali e magistrati. Avvocato Luigi Esposito