Molti giornali hanno scritto: “Berlusconi assolto per un cavillo”. Il presidente facente funzioni del Tribunale di Milano ha sentito la necessità di emanare una nota. Ne parliamo con l’avvocato Valerio Spigarelli, già presidente dell’Unione Camere Penali Italiane.

Come legge tutto questo?

Intanto vediamo cos’è quello che chiamano cavillo. In realtà sarebbe una regola di portata universale per cui se una persona è potenzialmente indagata non può essere qualificata come testimone e ha il diritto di tacere. È questo di cui stanno discutendo nel caso Berlusconi: quando si fecero le indagini sono state interrogate come testimoni delle persone che testimoni non potevano essere, in quanto l’ipotesi che andavano investigando riguardava anche loro responsabilità. Invece gli hanno fatto assumere la qualifica di testimoni, forzando quindi la legge. Quindi oggi non possiamo dire che Berlusconi è stato assolto per un cavillo.

Perché?

Quel “cavillo” è una regola fondamentale del sistema processuale che impedisce di obbligare qualcuno a testimoniare contro sé stesso, che evidentemente è stata violata da chi ha interrogato quelle persone. Ma quello delle regole violate che poi portano al fallimento delle aspirazioni accusatorie è un copione già visto nei processi contro Berlusconi.

Ci racconti.

Molti anni fa difendevo in un processo dove era imputato anche Berlusconi. In quel caso fu violata la regola della competenza per territorio. Anche allora si investigava se ci fosse una attività di corruzione in atti giudiziari e se fossero coinvolti giudici di un certo distretto. Inutilmente le difese, sin dall’inizio del processo, dissero che andava spostato a Perugia ai sensi dell’art 11 cpp. Siccome volevano per forza fare il processo a Milano, non rispettarono quella regola in primo e secondo grado. Poi la Cassazione annullò tutto e mandò a Perugia. Con il risultato che nel frattempo erano passati anni e si arrivò alla prescrizione. Una eterogenesi dei fini simile alla vicenda odierna.

Questo cosa ci dice?

Che se violi una regola puoi anche sopravvivere inizialmente ma poi, se trovi un “giudice a Berlino” rischi di buttare via il processo. Quelli che dicono a Berlusconi “è inutile che gioisci perché in realtà sei colpevole lo stesso” sono quelli che devono difendere una funzione di carattere etico morale che però non è propria del processo penale. I processi penali sono costituiti da una serie di regole coordinate ad una decisione finale. Se tu violi una regola fondamentale, il fatto che poi per questo l’imputato venga assolto non puoi sbatterlo in faccia all’imputato stesso. Se non ci fosse stata la violazione, non sappiamo cosa sarebbe accaduto. Magari sarebbe stato comunque assolto, anche perché tre persone hanno avuto lo stesso esito nel processo, ma per altri motivi. In questo Paese dovrebbe essere chiaro che il rispetto delle regole non può essere derubricato o a “fallimento della giustizia” o all’espressione “sei innocente, ma..”.

C’è questo riflesso incondizionato anche da parte della stampa di non spiegare bene che esistono le regole dello Stato di Diritto?

Certo che c’è una responsabilità dell’informazione. Se lei legge i giornali stamattina (ieri, ndr) ritrova questa polarizzazione da stadio: quelli di destra scrivono “restituito l’onore a Berlusconi”, quelli di sinistra “assolto per un cavillo”. E non è vera né l’una né l’altra cosa. È stata violata una regola, la regola è importante, il cittadino Berlusconi andava assolto, punto. Casomai bisognerebbe rimproverare chi ha violato quella regola.

Berlusconi assolto per tre volte. Questo cosa ci dice? C’era un accanimento?

Che secondo la legge italiana non è stata accertata la sua responsabilità. Il problema è che molto spesso in politica e nell’informazione giudiziaria non danno importanza alle regole che vengono vissute come degli impacci o come dei cavilli. Per fortuna quando le spiego a chi siede davanti alla mia scrivania, da imputati o parti offese, i cittadini capiscono che non sono cavilli: sono la legge. E che la legge ha un suo senso e rende il nostro ordinamento migliore rispetto ad altri dove, anche se sei indagato, ti obbligano a fare dichiarazioni senza alcuna garanzia.

Forza Italia propone una commissione di inchiesta sull’uso politico della giustizia.

Dovrebbero avere altre priorità, per esempio far approvare la riforma costituzionale della giustizia: separazione delle carriere, due Csm, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Questa sarebbe una vera iniziativa politica, il resto è propaganda. Oggi ci troviamo dinanzi alla decisione di un giudice terzo e imparziale ma non è sempre così.

L’Anm scrive in un documento contro la separazione delle carriere: «È la realtà dei fatti che smentisce l’assunto secondo il quale il giudice sia “culturalmente adesivo” alla prospettiva del pm: nel 48% dei giudizi penali la sentenza è di assoluzione, nel 45% di condanna, il resto ha esito misto».

Si tratta di un non argomento. La terzietà del giudice non riguarda l’onestà intellettuale del singolo magistrato. È invece una caratteristica del giudice che viene scritta e descritta dall’ordinamento. Se unico è l’organo che amministra le carriere dei magistrati, se c’è un’unica disciplina per pm e giudici, se puoi cambiare funzione senza alcun concorso allora hai un ordinamento che non riconosce la terzietà del giudice perché lo accumuna al pm. Peraltro, la questione non va limitata alle percentuali delle sentenze. La questione riguarda la giurisprudenza nel suo complesso. Se andiamo a verificare gli indirizzi della giurisprudenza vediamo che molto spesso non è affatto “terza” ma sbilanciata verso la concezione del processo come strumento di difesa sociale tipica della funzione dell’accusa. Basta vedere in tema di intercettazioni e misure cautelari.

Che bilancio fa di questi primi mesi del ministro Nordio?

Su alcune questioni per adesso non c’è Nordio, ma una sua imitazione: penso ad esempio al decreto anti-rave e alla faccenda Cospito con annessi e connessi. Però ritengo che Nordio sia una persona perbene e un bravo giurista e spero che quel progetto di giustizia liberale che lui ha più volte annunciato prima o poi lo metta in campo; anche a costo di rimetterci la poltrona. Noto che due giorni fa alla conferenza stampa organizzata per presentare le pdl sulla separazione delle carriere mancava Fratelli d’Italia che ha fatto eleggere Nordio e lo ha fatto diventare ministro della Giustizia. Questo mi preoccupa.

Sostengono che vogliono presentare un progetto organico di riforma.

Si tratta di una boutade. Una riforma ampia semmai parte da una revisione costituzionale e poi si dirama su altre cose. Non vorrei che questa fosse una scusa per non andare avanti.