Per assistere i cittadini che stanno fuggendo, l’UBA (Ukrainian Bar Association) ha creato uno sportello, chiamato “Linea verde”, in cui sono impegnati circa duecento avvocati. Tra i legali coinvolti anche Alisa Burtseva. L’assistenza legale va dall’organizzazione dei corridoi umanitari alla registrazione degli immobili di proprietà distrutti o danneggiati, fino a giungere alla segnalazione dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità. «Riceviamo – dice al Dubbio Alisa Burtseva – chiamate non solo dall’Ucraina. I miei connazionali all’estero hanno bisogno di supporto legale per quanto riguarda tutte le questioni legate al loro status di rifugiati e alla possibile occupazione una volta raggiunto il Paese ospitante. Cerchiamo di essere vicini alle vittime di questa guerra e far comprendere loro che non saranno lasciati soli».

Avvocata Burtseva, di cosa si occupava prima del 24 febbraio 2022?

Ho esperienza in diritto familiare, penale e fiscale. Il mio studio si occupava di questioni legali a trecentosessanta gradi.

Quando ha deciso di aderire alla “Linea verde” dell’UBA?

Mi sono iscritta il 28 febbraio scorso. Ho visto l’annuncio dell’associazione, che chiedeva il contributo volontario di noi avvocati, e non ci ho pensato due volte. Ogni avvocato interviene come meglio può, in base alle proprie competenze professionali ed esperienze. Non so come realizzare un giubbotto antiproiettile, ma posso fornire assistenza legale e spero che il mio lavoro sia utile alle persone che si rivolgono al nostro sportello. Ci sono competenze di vario tipo. Alcuni colleghi sono impegnati nella difesa territoriale, altri supportano le imprese a trasferire, lì dove è possibile, le proprie attività. Altri ancora sono coinvolti nelle questioni legate alla legge marziale adottata con lo scoppio della guerra.

Qual è stata la prima richiesta di assistenza legale che ha ricevuto?

Mi sono occupata di due donne di Kharkiv. Erano spaventate e confuse. Volevano usare i corridoi umanitari per raggiungere poi l’Estonia, il Paese scelto per sfuggire ai bombardamenti. Appena ho aderito all’iniziativa dell’UBA, il mio telefono squilla in continuazione. Il numero di contatti è aumentato considerevolmente. Tante persone che ho assistito hanno fatto il passaparola e vengo considerata un riferimento per tutti coloro che necessitano di assistenza legale in questo momento incredibile. Comunico con tutti per telefono. Molti non hanno internet o non riescono ad usare canali come Telegram. In tanti mi chiamano anche dopo aver lasciato l’Ucraina. Hanno bisogno di essere supportati anche nel Paese in cui soggiornano temporaneamente.

È un lavoro stressante e delicato?

Sono molto concentrata non sulla quantità, ma sulla qualità del lavoro, sulla velocità con cui si riescono a soddisfare le richieste dei cittadini. Io e i miei colleghi siamo costantemente in contatto con i nostri assistiti. Ci scambiamo conoscenze e informazioni. Un aspetto molto importante del nostro lavoro riguarda le regole sulla protezione temporanea nei Paesi Ue. Occorre spesso confrontare ogni decisione del Consiglio d'Europa con la legislazione nazionale. Occorre essere sempre aggiornati per fornire la migliore assistenza legale e le migliori risposte. Altro tema importante è quello del servizio militare, dove si incrociano molte norme.

Che tipo di richieste di assistenza riceve?

Sono di diverso tipo. Una donna, per esempio, si è rivolta per segnalare i danni subiti dai bombardamenti. I militari di Mariupil, qualche settimana fa, mi hanno chiesto su come procedere per segnalare alcune vittime civili. La prima cosa che gli ho consigliato è stata quella di contattare la piattaforma elettronica dell'Ufficio del Procuratore Generale (https://warcrimes.gov.ua), dove è possibile inviare foto e video dei crimini commessi. Queste informazioni saranno molto utili per raccogliere le prove di tutti i crimini di guerra della Russia contro l'Ucraina davanti alla Corte penale internazionale.

La “Linea verde” è solo assistenza legale?

Direi di no. Tutti noi avvocati dobbiamo entrare in sintonia con i nostri assistiti. Affrontiamo dei casi in una situazione straordinaria. Siamo in guerra. Siamo anche un po’ psicologi in questo drammatico momento. Quando vengo contattata, devo, prima di tutto, rassicurare il mio interlocutore. Puoi calmare una persona in stato di shock, solo quando tu stesso sei tranquillo. Quando, per esempio, alcuni abitanti di Bucha non potevano contattare i servizi di emergenza via telefono, si sono rivolti a noi avvocati. Volevano far sapere che erano vivi, che erano in un certo posto e avevano bisogno di aiuto. Ho allertato delle persone proprio a Bucha e siamo riusciti ad entrare in contatto con chi chiedeva assistenza. Un’altra situazione delicata si è verificata quando sono stata contattata da una donna di Berdjansk, che voleva raggiungere i corridoi umanitari. Era molto preoccupata, perché il luogo più vicino da dove partiva il trasporto di evacuazione distava quasi sessanta chilometri. Alla fine però è andato tutto bene e la donna è riuscita a lasciare la città. Molto spesso, le persone che abbiamo assistito continuano a contattarci, dopo aver raggiunto un posto sicuro.