IL CAPO DEL DAP PETRALIA

«In Italia i detenuti per fatti di corruzione sono 300, di cui solo 228 condannati in via definitiva: gli altri sono in attesa di giudizio. Un numero esiguo, sono pochi». A riferire i dati è il capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Dino Petralia, intervenuto ieri con un videomessaggio alla maratona online “Il virus della legalità”, organizzata dalla Fondazione De Sanctis in occasione della Giornata internazionale della lotta alla corruzione. «La difficoltà di accertamento dei casi di malaffare ha reso urgente un nuovo intervento normativo, la riforma Bonafede, che è un intervento provvidenziale», ha detto Petralia in riferimento alla “spazzacorrotti”. «La legge del 2019 ha inciso su vari campi, raffinando alcune fattispecie di reato, ma anche gli strumenti a disposizione delle Procure». Strumenti, ha proseguito il capo del Dap, «che stanno dando un contributo notevolissimo». Quanto al numero basso di condannati, «non è corrispondente alla riforma: i tempi di accertamento sono più lunghi, e questi numeri si riferiscono ad accertamenti pregressi». Il contrasto alla corruzione, ha concluso Petralia, «sarà fatto sul fronte giudiziario con tutti gli strumenti a disposizione, ma occorre anche una diversa concezione culturale che porti soprattutto i giovani a comprendere la necessità di combattere il fenomeno».

Il portale sul whistleblowing. E a proposito di nuovi strumenti normativi, in occasione della Giornata contro la corruzione il ministero della Giustizia ha messo in funzione un proprio portale informatico per raccogliere le segnalazioni di whistleblowing. La piattaforma, un software open source protetto, permette la compilazione, l’invio e la ricezione delle segnalazioni di presunti fatti illeciti al Responsabile della prevenzione corruzione e della trasparenza ( Rpct) «nel rispetto di tutte le tutele previste dalla legge». Il portale, spiega via Arenula, «utilizza un protocollo di crittografia in grado di garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, del contenuto della segnalazione e della documentazione allegata. Il whistleblower avrà inoltre la possibilità di accedere in ogni momento alla propria segnalazione tramite un codice identificativo univoco, dialogando in modo anonimo e spersonalizzato con il Rpct. Potranno effettuare segnalazioni tutti coloro che, in ragione del loro rapporto di lavoro, siano venuti a conoscenza di condotte illecite», si legge ancora nella nota di via Arenula, «in primo luogo, dunque, i dipendenti del ministero, ma anche chi opera all’interno di imprese fornitrici di beni o servizi, oppure che realizzano opere in favore dell’amministrazione». E per proteggere i segnalatori, il ministero ha anche costituito un apposito “Gruppo di lavoro a tutela del whistleblower”, a supporto del Rpct. «La segnalazione delle condotte illecite di cui si è venuti a conoscenza svolgendo il proprio lavoro è fondamentale», dice il ministro Alfonso Bonafede, «chi non vuole voltare la testa dall’altra parte ma intende denunciare, da oggi ha uno strumento in più per farlo, contribuendo a rendere il ministero con le sue numerose articolazioni una amministrazione migliore e più integra».