IL CORSIVO

Prima che Elly Schlien intervenisse, il Monk di Roma domenica scorsa sembrava una piccola Leopolda renziana in salsa progressista. IL CORSIVO

Prima che Elly Schlien intervenisse, spazzando via ogni dubbio sulla sua candidatura alla segreteria dem e spiazzando la sinistra interna con un discorso centrato su lotta al precariato e alle diseguaglianze, il Monk di Roma domenica scorsa sembrava una piccola Leopolda in salsa progressista. Location ( un locale sorto in un vecchio capannone) e format sembravano infatti essere stati presi in prestito dalla narrazione renziana: prima di parlare di politica, la leader si limita a salutare la sua gente e a presentare gli ospiti selezionati per raccontare il nuovo percorso da intraprendere.

Microfono aperto ad amministratori locali ed esponenti della società civile e dell’imprenditoria virtuosa. Manca solo la musica, tipica delle convention renziane, a scandire il passaggio da un intervento all’altro, ma il concetto sembra identico: non parlo a nome mio, sono portatrice di istanze dal basso, sono l’antenna sulle buone pratiche presenti nel Paese. Peccato che gli ospiti selezionati non sembrino all’altezza del compito, perché tra un’assessora di Comune del barese che parla di bioeconomia, il sindaco di Arquata del Tronto che ricorda i tempi dell’università con Elly e un’imprenditrice del digitale che racconta i sucessi della sua app per tutti sembra mancare un filo, una storia coerentemente dirompente.

Per fortuna ci pensa l’aspirante segretaria ad allontanare le nubi che cominciavano ad addensarsi in sala, con un discorso forte, articolato e ambizioso. Fresco, soprattutto. Come quando invita le energie esterne al partito ad unirsi al cammino: «Ma venite liberi, o non venite affatto», dice, «bisogna scalzare le dinamiche di cooptazione correntizia, siamo qui per superare le correnti, siamo un’onda». Ma a differenza della Leopolda qui non si rottama, si prova a ricostruire il patto dello stare insieme.