Un dossieraggio nei confronti degli eurodeputati e sulle loro opinioni politiche. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta Qatargate, tra i quali spuntano verbali di Servizi segreti e polizia sulle attività del Parlamento. Verbali che testimoniano una possibile violazione non solo dell’immunità parlamentare, ma anche dello stesso Parlamento, al cui interno la polizia si è introdotta in borghese, per prendere appunti sulle attività delle Commissioni.

La storia è intricata e complessa, ma a parlare sono gli atti. Primo fra tutti un verbale della polizia, datato 14 novembre 2022 e inviato all’allora giudice istruttore Michel Claise, che racconta direttamente dall’interno della sala “Spinelli” la riunione della sottocommissione per i diritti umani con all’ordine del giorno una discussione sulla Coppa del mondo, svoltasi alla presenza, tra gli altri, di Ali Bin Samikh Al Marri, ministro del Lavoro dello Stato del Qatar.

La presenza della polizia in Parlamento, secondo Giuseppe Paccione, esperto di diritto internazionale e dell'Ue, sarebbe però illegittima. «Le organizzazioni internazionali, come anche il Parlamento europeo - spiega al Dubbio -, godono della piena immunità diplomatica. In questo modo verrebbe violata la libertà del parlamentare europeo, garantita dai trattati, di agire ed esprimersi come vuole, nonché gli affari interni delle istituzioni europee».

La polizia, rimasta in sala dalle 15.45 alle 17.30, appunta l’andamento dei lavori, presieduti dall’eurodeputata belga Maria Arena, e i tempi concessi ad ognuna delle parti in causa. «Abbiamo notato che due opinioni si scontrano, vale a dire quella favorevole ad incoraggiare il Qatar ad intraprendere riforme», sostenuta ad esempio da Marc Tarabella, e «quella a favore del rispetto dei diritti dei lavoratori», parere espresso soprattutto dal rappresentante di Human Right Watch e da quello della Confederazione Internazionale dei Sindacati. «Abbiamo notato che la dottoressa Arena era più severa sul tempo di parola concesso a coloro che esprimevano un parere più sfumato o addirittura sfavorevole sul Qatar (un minuto) rispetto a coloro che volevano incoraggiare» e il cui tempo di parola poteva anche raddoppiare. «Abbiamo anche notato che le persone identificate nel contesto di questo dossier si sono espresse all'unanimità a favore dell'incoraggiamento del Qatar per le riforme intraprese. Si segnalano quindi gli interventi di Cozzolino Andrea, Moretti Alessandra, Tarabella Marc».

Il verbale va avanti, appuntando i movimenti di Antonio Panzeri, il “pentito” del Qatargate, e Francesco Giorgi, suo ex assistente parlamentare. In cima al documento vengono riportati i reati ipotizzati: organizzazione criminale e corruzione pubblica. E tra i sospettati non ci sono solo Panzeri, Giorgi e il ministro del Qatar, ma anche un’eurodeputata in carica, Maria Arena. Il che solleva una questione, già denunciata dall’ex vicepresidente dell’Europarlamento Eva Kaili: una violazione delle prerogative parlamentari di Arena, per la quale solo adesso - a distanza di un anno - la procura ipotizza una richiesta di revoca dell’immunità.

Kaili, nei mesi scorsi, ha fatto causa al Parlamento «per violazione della sua immunità parlamentare, essendo stata monitorata dai servizi segreti durante il periodo in cui ha partecipato alla commissione Pega, che stava indagando istituzionalmente sull'esistenza di software illegali che monitoravano le attività degli eurodeputati e dei cittadini Ue». Ed infatti è la stessa polizia ad inviare al giudice istruttore un file sulla composizione di tale Commissione, nonché un articolato documento sulle norme che regolano l’immunità - datato 25 luglio 2022 -, questa volta aggiungendo anche il nome di Cozzolino tra quelli dei sospettati. Ma non solo: in un altro documento, datato 29 settembre 2022, c’è anche il nome dell’eurodeputato Pietro Bartolo e un resoconto sulla Commissione Pesca. Di Pega si parla anche in un altro allegato, contenuto in un documento del 15 luglio 2022. Ed è stato questo verbale, in Belgio, a far rimbalzare il sospetto di una possibile violazione dell’immunità parlamentare.

In quel resoconto, dal quale emerge che i servizi segreti belgi hanno agito in collaborazione con «altri servizi segreti europei», l’elenco dei sospettati è ben più lungo e oltre ai nomi già menzionati compaiono in questo caso anche quello di Moretti e Brando Benifei. Il documento è corredato dalle foto di Cozzolino, Panzeri, Giorgi, ma anche quelle di Kaili (che pure non risulta nell’elenco dei sospetti), Arena, Moretti, Benifei e Niccolò Figà-Talamanca, nonché dai dettagli della loro attività in Parlamento. E tra le altre cose, in merito alla posizione di Kaili, gli investigatori appuntano che «è membro della commissione “Pegasus”» - che evidentemente è oggetto di interesse - e che «non possiamo stabilire in questa fase se faccia parte dell'organizzazione criminale». Il «piano d’azione» della polizia è poi chiaro: «Lasciamo alla discrezione del magistrato procedere con l'intercettazione dei seguenti numeri», quello di Panzeri e quello di Cozzolino, all’epoca ancora soggetto ad immunità (vi ha rinunciato a gennaio 2023). Qualora risultasse, dunque, l’espletamento di attività di indagine prima della revoca della stessa, si tratterebbe di atti svolti in violazione delle leggi.

Sul punto la procura si è difesa, tramite un documento, sottolineando che i vari atti investigativi previsti nel verbale del 15 luglio 2022 riguardano solo soggetti non coperti da immunità e che nessun atto d’indagine avrebbe riguardato Kaili prima del 9 dicembre, giorno del suo arresto, «in flagranza di reato», situazione per la quale non è necessaria alcuna azione volta a revocare l'immunità parlamentare.