L'avvocato Armando Veneto, di 88 anni, ex deputato e parlamentare europeo dell'Udeur, è stato assolto ieri, per non avere commesso il fatto, dai giudici della Corte d'appello di Catanzaro dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose.

LA COMPLICATA VICENDA

I fatti contestati all'avvocato Veneto risalgono al 2009 ma è solo nel 2020 che riceve un avvio di conclusioni indagini. Gli episodi si riferiscono alla presunta corruzione che, secondo l'accusa, era stata messa in atto nei confronti del giudice Giancarlo Giusti, all'epoca componente del Tribunale del riesame di Reggio Calabria. L’ex magistrato avrebbe intascato 120mila euro per far scarcerare tre esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, quale giudice relatore ed estensore, nell’udienza del 27 agosto 2009 aveva disposto l’annullamento delle ordinanze cautelari emesse dal gip di Reggio Calabria a carico di Rocco e Domenico Bellocco e Rocco Gaetano Gallo, posti ai vertici della cosca di 'ndrangheta Bellocco, dai quali avrebbe ricevuto, in cambio, 40mila euro a testa, per un totale di 120mila euro. Per la Dda di Catanzaro, a capo della quale c’era Nicola Gratteri – ora al vertice dalla procura di Napoli -, Veneto aveva svolto un’attività di intermediazione rispetto ai tre corruttori. Non solo: il legale era appunto accusato anche di concorso esterno, insieme ad altri tre, per aver fornito, si leggeva nell’avviso conclusioni indagini, «un valido contributo» finalizzato «alla realizzazione degli scopi rientranti nel programma criminoso dell’associazione mafiosa» e ciò in forza del rapporto di amicizia del penalista con il giudice Giusti, fornendo «un concreto apporto al rafforzamento, alla conservazione e alla prosecuzione dell’attuazione del programma associativo criminoso della cosca» non solo a Rosarno, ma anche in Emilia Romagna e Lombardia. Giusti, intanto, nel 2015 si era impiccato nella sua casa a soli a soli 48 anni, a pochi giorni dalla conferma in Cassazione della condanna, scaturita dall’inchiesta “Abbraccio” dalla Ddn milanese, per avere avuto rapporti con la cosca Lampada della 'ndrangheta, attiva nel capoluogo lombardo. L’indagine su Veneto era nata proprio da quella lombarda.

Tuttavia il decano dell’avvocatura calabrese era stato già sfiorato dalle stesse accuse nel 2014, quando a capo della Procura c’era Vincenzo Lombardo, ma in quel caso l’inchiesta avviata contro di lui era finita in un nulla di fatto. Non era lui l’ «avvocato» di cui si era parlato in un’intercettazione ambientale in carcere, con la lettura labiale sulla bocca di un pentito. Poi la Dda di Catanzaro tornò a puntare il faro su di lui. «Dopo anni di avvocatura, per la prima volta vivo sulla mia pelle e capisco cosa vuol dire essere processati da innocenti» : erano state le parole alla vigilia del processo. In primo grado, il 25 febbraio 2022, il gup di Catanzaro lo aveva condannato a 6 anni di reclusione a conclusione del processo con rito abbreviato.

Come spiegò al tempo sua figlia, l’avvocato Clara Veneto, la scelta di essere giudicato con rito abbreviato era dipesa «solo ed esclusivamente dalla presenza nel fascicolo di evidenze schiaccianti. Che avevano persuaso prima la Procura della Repubblica di Catanzaro quando aveva archiviato il fascicolo nel 2011; poi la Squadra Mobile di Reggio Calabria dopo la riapertura delle indagini che avevano consentito di inquadrare, senza ombra di dubbio, la dinamica dei fatti delittuosi e la totale estraneità dell’avvocato Veneto; ed ancora la Procura di Catanzaro che aveva riconosciuto e spiegato la dinamica dell’errore commesso quando si era dubitato di un possibile ruolo dell’avvocato Veneto nella vicenda. Lo aveva ribadito il Pubblico Ministero del processo celebrato nel 2015 nei confronti dei ritenuti responsabili, chiarendo che quell’errore aveva comportato il rischio di favorire i veri colpevoli. Tutto ciò è perfettamente comprensibile; lo abbiamo compreso e abbiamo compreso la doverosa presa di posizione della Procura della Repubblica nel 2014 che manifestava il rammarico per essere stata la figura di un professionista stimato associata a vicende criminali». Poi però vi era stato il radicale capovolgimento di prospettiva dei pubblici ministeri che nel 2020, avevano riesumato un fascicolo, destinato all’archivio per la posizione dell’avvocato Veneto.

IL SECONDO GRADO

Ieri l’assoluzione con formula piena mentre la Corte ha rideterminato la pena per gli altri imputati. A Domenico Bellocco sono stati inflitti 5 anni e 4 mesi (6 anni in primo grado), a Giuseppe Consiglio 4 anni e 8 mesi (6 anni), a Vincenzo Albanese un anno e 8 mesi (2 anni) e assolto, perché il fatto non costituisce reato, Rosario Marcellino (4 anni). «Siamo soddisfatti per avere contribuito a una decisione che ripristina la verità dei fatti» hanno dichiarato gli avvocati di Armando Veneto Beniamino Migliucci e Vincenzo Maiello. Ieri per i legali, che alla lettura della sentenza si sono abbracciati commossi tra di loro e con l’avvocato Veneto, è stata una giornata faticosa. La procuratrice aveva replicato alla loro arringa difensiva resa nell’udienza precedente e quindi gli avvocati hanno dovuto nuovamente esporre le ragioni a supporto dell’innocenza del loro assistito. Le dichiarazioni dell’avvocato Armando Veneto «la Corte d’Appello di Catanzaro mi ha assolto con ampia formula (per non aver commesso il fatto) dall'accusa di corruzione in atti giudiziari per una vicenda risalente al 2009 e che di fatto era stata già chiarita per poi essere riesumata nel 2020 dalla Procura di Catanzaro. Ne do notizia perché il caso, intrecciandosi con posizioni contrapposte tra l’Avvocatura militante e la Magistratura requirente, ha interessato larghi segmenti dell’opinione pubblica. Ringrazio i miei difensori di primo e secondo grado Vincenzo Maiello, Beniamino Migliucci, Giuseppe Milicia e Clara Veneto, i colleghi dello studio e i tanti amici che hanno sempre manifestato incredulità verso la tesi azzardata di un mio coinvolgimento nei fatti. Torno al lavoro mai interrotto, dopo aver sperimentato personalmente i rischi di una giustizia preconcetta ed offro alla riflessione di colleghi e non la difficoltà della nostra professione allorché deve confrontarsi con convinzioni di assolutezza o di superiorità che alla fine non giovano a nessuno».

IL COMMENTO DELLA GIUNTA DELL’UCPI

«L’avvocato Armando Veneto è stato assolto dalla Corte d’Appello di Catanzaro per non aver commesso il fatto. L’avvocato Veneto è tra i padri fondatori dell’Unione Camere Penali Italiane, ne ha presieduto il Consiglio con competenza e grande autorevolezza e rappresenta un esempio per tutti noi, anche per come, con grande dignità e rispetto, ha sofferto in silenzio durante questo doloroso e ingiusto percorso. Ad Armando l’abbraccio affettuoso di tutti i penalisti italiani, che mai gli hanno fatto mancare la stima e la vicinanza durante questo lungo periodo necessario per stabilire, anche pubblicamente, quella verità che tutti noi abbiamo sempre conosciuto e nella quale non abbiamo mai smesso di credere».