Per un fuggente attimo, quando ieri sera è rimbalzata su tutte le testate italiane la notizia di una Conferenza di pace convocata da Biden e Macron, è sembrato accendersi un barlume di speranza, rapidamente deluso. Non c'è nessuna iniziativa nuova. Il solo segnale di ottimismo arriva dalla “disponibilità”del presidente degli Usa a parlare con Putin, e persino questo appare come un passettino avanti, ma la condizione per la pace resta il ritiro completo dall'Ucraina. La risposta del russo è arrivata a stretto giro: “Per noi la condizione è il riconoscimento dei territori occupati”. Traduzione: dopo 9 mesi di guerra siamo ancora al muro contro muro.Le diplomazie americana e russa mantengono contatti segreti, anche se si tratta del segreto di Pucinella dato che la notizia campeggia da settimane nette testate di tutto il mondo. Non è chiaro però se stiano cercando la soluzione oppure un'intesa per evitare il peggio. La linea della Casa Bianca infatti è stata sin qui chiara, anche se mai dichiarata. A Zelensky l'amministrazione Biden ha detto sempre di sì tranne quando accettare le richieste del leader ucraino avrebbe significato la guerra mondiale: così nel caso della No Fly Zone chiesta invano da Kiev ma anche in quello delle armi a lunga gittata che avrebbero potuto colpire duro il territorio russo.Che esista una rete di sicurezza, per quanto fragile, che protegge un po' dalla minaccia di guerra nucleare è senza dubbio un'ottima cosa, che però allontana l'apocalisse senza avvicinare la fine della guerra. Il rebus non è determinato in buona misura, ma non esclusivamente, dall'incompatibilità assoluta tra le condizioni minime poste dall'Ucraina, quelle della Russia e la decisione più volte ribadita dagli Usa e dalla Nato di lasciare a Kiev l'ultima parola, in quanto Paese aggredito. L'inconciliabilità di quelle condizioni è al momento assoluta. Per l'Ucraina è il ritiro russo dietro le frontiere quali erano prima dell'invasione. Per la Russia il riconoscimento di almeno una parte del territori di fatto annessi.Sinché le posizioni restano queste, per la pace non sembrano esserci possibilità. Il problema è che al momento nessuno, né dall'una né dall'altra parte nessuno neppure prova a stemperare le rispettive rigidità, per raggiungere l'unica mediazione possibile, il ritiro russo dai territori occupati del Donbass in cambio di una radicale autonomia di quei territori.C'è a monte un problema politico che rende irresolubili quelli diplomatici, già di per sé quasi proibitivi. Gli Usa non possono permettere che Putin esca dall'avventura in cui si è lanciato potendo vantare una sia pur minima conquista. Perché in questo caso temono che altri Paesi ne seguirebbero presto l'esempio, sapendo di non dover pagare un prezzo proibitivo. Putin al contrario esatto non può uscire da una guerra che è costata alla Russia moltissimo senza poter vantare un qualche successo. Sono le due opposte esigenze politiche a rendere impossibile la mediazione diplomatica, non il contrario.Senza sciogliere questo blocco la pace è impossibile: Mosca continuerà nella sua opera di distruzione sperando nel collasso dell'Ucraina allo stremo, Kiev, sempre più armata dalla Nato, resisterà puntando sul tracollo di una Russia che sta pagando alla guerra prezzi altissimi. In entrambi i casi si tratterebbe però di esiti destabilizzanti al massimo grado: a essere sconfitta sarebbe comunque la stabilità del mondo. Il solo attore che potrebbe indirizzare il conflitto lungo una direzione d'uscita dal vicolo cieco è l'Europa, perché è l'Europa che paga i prezzi di una guerra che si combatte sul suo suolo e perché per l'Europa non ci sono vantaggi di sorta non solo nella prosecuzione della guerra ma anche nella sua conclusione con la sconfitta secca dell'uno o dell'altro Paese belligerante. Ma l'Europa non è mai stata così paralizzata e afasica e forse questo è il dato che induce maggior pessimismo quanto a una possibile rapida fine delle operazioni militari.Anche se si trovasse una formula di mediazione, si tratterebbe comunque di una sorta di tregua, perché Kiev non accetterà mai di formalizzare l'annessione della Crimea ed è escluso che Putin possa ritirarsi dalla penisola. La tensione resterebbe alta e il rischio di nuova esplosione sarebbe inevitabile perché tra le condizioni poste dalla Russia ci sarebbe senza dubbio la garanzia del non ingresso dell'Ucraina nella Nato. Verrebbe probabilmente assicurata sul piano della forma ma nella sostanza i legami che si sono creati tra l'Alleanza atlantica e un Ucraina destinata a far parte dell'Unione europea sono ormai troppo stretti per poter parlare di “neutralità” dell'Ucraina, destinata a diventare un Paese di strettissima area Nato comunque. La fine della guerra non sarebbe e non sarà la fine di una crisi che continuerà a minacciare prima di tutti l'Europa.