L’Unione Europea va in pressing sulla Cina per convincere il presidente russo, Vladimir Putin, a fermare la guerra in Ucraina e sollecita Pechino ad avere relazioni più equilibrate con Bruxelles, senza «dipendenze eccessive». Con questo messaggio, il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è arrivato a Pechino, dove oggi ha incontrato il presidente cinese, Xi Jinping, per un colloquio durato circa tre ore «su tutti gli aspetti della nostra relazione», come ha scritto in un tweet il presidente del Consiglio Europeo. La guerra in Ucraina ha avuto un ruolo di primo piano nei colloqui: Michel ha chiesto a Xi di usare la propria influenza sul presidente russo, unendosi agli appelli analoghi pronunciati il mese scorso dai leader di diversi Paesi europei. «Il presidente cinese ha chiarito che la Cina non fornisce armi alla Russia e ha chiarito che la minaccia nucleare non è accettabile e fortemente pericolosa», ha scandito il presidente del Consiglio Europeo in una conferenza stampa, al termine dei colloqui con Xi. Da parte cinese si registrano, però, pochi scostamenti dalle posizioni già espresse in passato. «Risolvere la crisi con mezzi politici è nel migliore interesse dell’Europa e nell’interesse comune di tutti i Paesi dell’Eurasia», ha scandito Xi nei colloqui, in cui ha sottolineato l’importanza di evitare l’escalation del conflitto e ha dato il proprio sostegno per un ruolo maggiore dell’Ue nella mediazione, ribadendo che la Cina «continuerà a svolgere un ruolo costruttivo a modo suo». Sul dossier delle relazioni bilaterali, Michel ha poi puntualizzato che l’Ue vuole «relazioni più equilibrate», e più reciprocità con la Cina, «senza dipendenze eccessive». Il dialogo sembra incagliarsi sulle aperture del mercato cinese, con Michel che denuncia le difficoltà delle imprese Ue in Cina, a cui si somma l’imprevedibilità dei lockdown e delle restrizioni anti-Covid. «Dobbiamo identificare quali sono gli ostacoli concreti», ha detto il presidente del Consiglio Europeo, chiedendo un trattamento «alla pari» per le aziende europee in Cina. Pechino promette di proseguire lungo la strada delle aperture, ma auspica che l’Ue «elimini le interferenze e fornisca alle aziende cinesi un ambiente commerciale equo e trasparente». Uno spiraglio da parte di Pechino sembra intravedersi nel dialogo sui diritti umani, purché avvenga «sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco», ha detto Xi: nel corso dei colloqui con il presidente cinese, Michel ha affermato di avere parlato anche della situazione nello Xinjiang, dove il governo cinese è accusato di violazioni dei diritti umani ai danni degli uiguri, ma del passaggio non c’è menzione sui media cinesi che hanno riferito dell’incontro. Durante la visita di Michel a Pechino c’è stato spazio anche per toccare i grandi temi globali, come il cambiamento climatico e la crisi energetica, e i temi regionali. L’Unione Europea ha un «forte interesse» per la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e nel Mare Cinese Meridionale, ha detto Michel, sottolineando che «è importante promuovere la stabilità in Asia orientale», citando in particolare la Corea del Nord e il Myanmar. La visita di Michel a Pechino giunge in un momento complicato, per le manifestazioni contro le restrizioni della linea di zero Covid del governo cinese, le più estese degli ultimi decenni e le più grandi da quando Xi si è insediato al vertice dello Stato, nel 2013. Sul Covid-19, il presidente del Consiglio Europeo ha affermato che «le società europee sono pronte a dare i vaccini, se saranno approvati dalle autorità cinesi», e infine, a una domanda sulle proteste anti-lockdown, ha ricordato che la libertà di assemblea è, per l’Ue, «un diritto fondamentale, garantito da strumenti internazionali e dalle Costituzioni nazionali».