Calano ancora i ricoveri in terapia intensiva e il numero dei pazienti in ospedale con sintomi. È questo il succo del bollettino della Protezione civile per la giornata di oggi, che conta un totale di contagi, dall'inizio dell'emergenza, di 203.591 casi, con un incremento, rispetto a ieri, di 2.086 nuovi casi, ovvero un positivo ogni 30 tamponi. Il dato più basso dall'inizio dell'emergenza e un po' meno rispetto a ieri, quando il bollettino contava 2.091 nuovi casi positivi. L'aumento percentuale è del 1.04% e per l'undicesimo giorno consecutivo rimane sotto il 2% la “percentage change” dei contagiati giornalieri rispetto al totale contagi del giorno precedente.  

Situazione in Italia

Situazione nel mondo

  Ma il dato positivo è quello della continua decrescita del numero totale di attualmente positivi: 104.657, con una decrescita di 548 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi 1.795 sono in cura presso le terapie intensive, ovvero 68 pazienti in meno rispetto a ieri, mente sono 19.210 le persone ricoverate con sintomi, con un decremento di 513 pazienti nelle ultime 24 ore. La maggior parte delle persone positive, senza sintomi o con sintomi lievi, si trovano in isolamento domiciliare: sono 83.652, pari all'80%. Rispetto a ieri i deceduti sono 323 - ieri erano stati 382 - per un totale di 27.682. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 71.252, con un incremento di 2.311 persone, dato in linea con quello del 28 aprile, quando erano state dimesse 2.317 persone. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 36.122 in Lombardia (786 nuovi positivi), 15.521 in Piemonte, 11.862 in Emilia Romagna, 8.369 in Veneto, 5.663 in Toscana, 3.576 in Liguria, 4.535 nel Lazio, 3.347 nelle Marche, 2.782 in Campania, 2.927 in Puglia, 1.463 nella Provincia autonoma di Trento, 2.145 in Sicilia, 1.227 in Friuli Venezia Giulia, 1.976 in Abruzzo, 845 nella Provincia autonoma di Bolzano, 261 in Umbria, 761 in Sardegna, 135 in Valle d’Aosta, 753 in Calabria, 194 in Basilicata e 193 in Molise.   [caption id="attachment_258629" align="aligncenter" width="800"] I dati al 29 aprile[/caption]   «I numeri ci dicono che l'epidemia è ancora in corso - ha dichiarato il ministro Roberto Speranza alla trasmissione DiMartedì su La7 del 28 aprile -  seppure ci siano segnali che ci fanno sperare: si riducono le terapie intensive, è ridotta la pressione sui pronto soccorso». Dal ministro l'invito ad usare ancora cautela e prudenza, perché «il nemico non è sconfitto». Le famiglie rappresentano ancora un luogo di contagio e la situazione continua ad essere critica soprattutto per gli anziani, nelle case di riposo e nelle Residenze sanitarie assistite Rsa. «Dobbiamo mantenere un profilo di grande attenzione sia dal punto di vista sanitario sia dei comportamenti individuali».

Inizia la fase 2, si riparte ma con prudenza

  Le nuove norme in vigore dal 4 maggio allentano la morsa del lockdown per un paese economicamente e psicologicamente in sofferenza, ma - precisa Roberto Speranza - «il governo non può mentire, non può nascondere che la curva è significativamente piegata, ma siamo ancora dentro l'epidemia. Il messaggio della fase 2 è si riparte ma con prudenza. L'Italia ha adottato nella prima fase misure durissime, ora che l'indice del contagio è sceso possiamo iniziare ad andare verso un allentamento graduale delle misure restrittive. Alcuni paesi, che hanno riaperto, hanno registrato un nuovo incremento dei contagi e sono stati costretti a richiudere. Il Paese vuole ripartire ma dobbiamo farlo con giudizio, monitorando l'evoluzione».  

Coronavirus, le misure adottate dal governo

 

Riattiviamo il motore produttivo del paese

«Abbiamo scelto di ripartire dal motore produttivo del paese, perché troppi giorni di fermo avrebbero fatto pagare all'Italia un prezzo troppo alto che sarebbe ricaduto anche sui cittadini italiani in termini di costi sociali. La logica è uno scenario complessivo, in cui si fanno passi graduali. L'indice di contagio dipende non solo dalle misure del Governo, ma anche dai comportamenti individuali; il senso di responsabilità di ciascuno, è la vera chiave per vincere la sfida. l diritto alla salute - ha ricordato Speranza - è un diritto fondamentale e per tutelarlo è stato necessario limitare le libertà personali. Abbiamo fatto una scelta difficile che ha salvato la vita a molte persone».