«Non voteremo a favore per portare a casa una bandierina purchessia. Noi vogliamo una riforma che sia incisiva per davvero». Lo dice in un’intervista a La Stampa la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno in merito alla riforma del Csm, approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato. «Non facciamo saltare nulla - precisa la senatrice leghista -. Siamo tutti d’accordo che la riforma del Csm deve impedire le degenerazioni del correntismo: ma l’attuale formulazione è efficace? Io dico di no. È interesse del ministro Cartabia renderla incisiva». Ma con le modifiche al testo i tempi di approvazione della riforma si allungherebbero e c’è il rinnovo dell’organismo di autogoverno della magistratura: «Vorrei evitare l’ennesima riforma che non raggiunge gli obiettivi. Le correnti si sono già acconciate: mi danno per certo che avremo 7 eletti di Area e 7 di Magistratura indipendente, più qualche resto per gli altri. Solo il sorteggio spezza il legame tra corrente e eletto. La Lega sta proponendo da tempo miglioramenti. Un breve rinvio di quelle elezioni potrebbe essere il male minore. Forse pochi hanno compreso che la riforma del Csm è la madre di tutte le riforme», spiega Bongiorno. La senatrice leghista si rivolge alla Guardasigilli, chiedendo di «osare di più. Anche se capisco che abbia scoperto quanto è difficile riformare la giustizia in Italia». Quanto ai referendum, «è già un successo che siamo arrivati fin qui, ma è grave che quando si chiede alle persone che cosa succederà il 12 giugno, a malapena qualcuno sa che c’è il voto per il Comune. Del referendum non lo sa nessuno. Eppure il funzionamento della giustizia è un tema che dovrebbe appassionare tutti, ma davvero tutti. Mi fa paura che la gente non sappia». Infine, quanto alle altre leggi in esame, sulla cannabis «noi abbiamo le nostre idee e sosteniamo un ddl che inasprisce le pene, altro che liberalizzare la coltivazione». Sul fine vita «la materia è delicata e anche io, che cerco di essere una credente, mi avvicino rispettosamente alla materia. Dico solo che sì, il Parlamento deve legiferare. Mi appello all’orgoglio dei parlamentari. È inammissibile farsi bacchettare dalla Corte costituzionale. Sul doppio cognome, il contrasto non è tra partiti, ma dentro. Inutile girarci attorno: il contrasto è tra uomini e donne».