Garantisti? Sì, ma con riserva. Se la giustizia era rimasta in sordina per gran parte della campagna elettorale, l’avvio della legislatura dimostra che può diventare il nodo irrisolto della maggioranza. Dopo le contorsioni sul “reato di rave”, che il guardasigilli Carlo Nordio ha riformulato senza rimediare all’abnormità della pena massima, lasciata a 6 anni, il decreto 162 svela altre contraddizioni nel centrodestra. Prima fra tutte, l’improvvisa timidezza su una riforma garantista che è stata prevista nel programma di governo ma che pare destinata a restare in freezer: l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. È una sorpresa. Fino a poche ore fa sembrava scontato il via libera politico all’emendamento con cui Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro in commissione Giustizia, propone di vietare l’accanimento dei pm in secondo grado. Al più si poteva temere un’obiezione tecnica da parte di Nordio, in relazione alla complessità della materia e alla necessità di affrontarla con un testo più articolato. Ma non si tratta di questo. Non è il ministro della Giustizia a imporre l’altolà. Il no viene dai partiti. Dalla Lega, certamente: a gelare Zanettin sulle prospettive della norma garantista è stato il sottosegretario Andrea Ostellari, fedelissimo di Matteo Salvini che segue, per via Arenula l’iter del “decretone” in Senato. L’esponente del Carroccio ha avvertito il capogruppoi di FI in commissione che, martedì prossimo, l’emendamento non avrà il parere favorevole del governo. Ma la perplessità non viene solo dalla Lega. Sulla linea di Ostellari è anche Andrea Delmastro, l’altro sottosegretario alla Giustizia, che al ministero guidato da Nordio rappresenta le istanze del partito di Meloni. Le due forze di maggioranza dall’orientamento più intransigente in materia penale non intendono procedere ora a una riforma così forte. Non si tratta di un no definitivo, che d’altronde sarebbe in contraddizione col programma: e infatti, a Zanettin, Ostellari ha proposto di convertire l’emendamento in un ordine del giorno, che verrebbe condiviso dall’intera maggioranza. Un invito rivolto all’esecutivo affinché promuova a breve la riforma delle impugnazioni. Non è finita qui. Perché se sull’inappellabilità delle assoluzioni arriva una frenata tutto sommato clamorosa, c’è invece l’intesa su un altro emendamento con cui Zanettin intende modificare il decreto “Rave-ostativo-riforma Cartabia-covid”. Si tratta di una norma che sottrae al regime ostativo i reati contro la Pa. Viene corretta la legge spazzacorrotti di Alfonso Bonafede, che a propria volta era intervenuta sull’ordinamento penitenziario in modo da precludere, per la corruzione, l’accesso ai benefici penitenziari esattamente come per i delitti di mafia. Una forzatura che il capogruppo azzurro in commissione Giustizia propone di cancellare.Superare la discussa legge di Bonafede è certamente un passo avanti. Ma Fratelli d’Italia e Lega hanno deciso di condividerlo senza fare sconti, anzi. In cambio del sì, è stato chiesto a Zanettin di impegnarsi a dare, martedì prossimo, voto favorevole su un altro emendamento, assai restrittivo, predisposto dal senatore di FdI Alberto Balboni: una modifica al testo sull’ergastolo ostativo con la quale si impone al detenuto non collaborante che aspiri alla liberazione condizionale di motivare “le ragioni della mancata collaborazione”, di ammettere la “attività criminale svolta” e di compiere una “valutazione critica del vissuto in relazione al ravvedimento”. Diventa dunque ancora più soffocante la griglia costruita sull’ostativo. L’emendamento Balboni è simile alla proposta avanzata dall’ex pg di Palermo e senatore 5S Roberto Scarpinato. Forza Italia ha dovuto accettare lo scambio.Che la materia antimafia inibisca qualunque slancio garantista è ormai evidente: se non fosse così, non si sarebbe arrivati, nella scorsa legislatura, a un testo sull’ergastolo ostativo come quello ora recuperato nel decreto 162. Resta invece sorprendente la ritrosia di FdI e Lega sull’inappellabilità delle assoluzioni. Se è vero che la stessa norma era stata bocciata dalla Corte costituzionale 15 anni fa, quando l’aveva firmata Gaetano Pecorella, è vero pure che nel frattempo il quadro normativo delle impugnazioni è cambiato, anche in virtù della riforma Cartabia. E un importante endorsement al divieto di appello per i pm era arrivato anche dalla relazione Lattanzi, il documento consegnato alla ex guardasigilli dalla commissione guidata dal presidente emerito della Consulta.Comunque i giochi sembrano fatti. Martedì saranno votati tutti gli emendamenti al decretone Rave, inclusi quelli sull’ergastolo ostativo. Si andrà avanti a oltranza, ha stabilito la presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama Giulia Bongiorno: meno di una settimana dopo, il 12 dicembre, la legge di conversione dovrà approdare assolutamente in Aula. E il round garantisti-giustizialisti, nella maggioranza, pare destinato a concludersi con un sudatissimo pari e patta.