Martedì 14 Aprile 2026

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Almasri, via libera al conflitto di attribuzione sul caso Bartolozzi

La maggioranza ottiene il rinvio alla Consulta: processo congelato per l'ax capo Gabinetto di Nordio. Le opposizioni: scelta politica

14 Aprile 2026, 17:00

19:49

Caso Bartolozzi, via libera al conflitto di attribuzione davanti alla Consulta

Con 47 voti di scarto la Camera ha dato il via libera al conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale sul caso Giusi Bartolozzi. Una decisione che congela, almeno per ora, il procedimento per false dichiarazioni davanti al Tribunale dei ministri e riporta al centro lo scontro tra politica e magistratura sulla gestione della vicenda Almasri. La Camera ha dunque avallato la tesi della maggioranza, secondo cui il reato imputato all’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia avesse una “connessione teleologica” a quelli attribuiti al Guardasigilli, proprio sulla base di quanto dichiarato dallo stesso Tribunale dei ministri: Bartolozzi, infatti, avrebbe mentito per coprire Nordio nella maldestra gestione dell’espulsione del torturatore libico, riaccompagnato a casa con un volo di Stato e sfuggito, così, al mandato di cattura emesso dalla Cpi per crimini contro l’umanità.

Secondo la Camera, procedendo autonomamente sulla posizione del capo di gabinetto, i magistrati avrebbero scavalcato il filtro parlamentare, interferendo indebitamente nella sfera di autonomia del potere legislativo e del governo. La maggioranza avrebbe voluto un dibattito tecnico, ma è stato impossibile tenere fuori dall’aula il livello politico. Tanto che perfino il più garantista di tutto l’emiciclo, Roberto Giachetti, di Italia viva, si è schierato per il no riprendendo un argomento poco prima esposto dal deputato di Avs Devis Dori: impossibile tenere fuori la «forte connotazione politica». Colpa della stessa maggioranza, «per quella confusione, per usare un eufemismo, che avete portato in aula quando dovevate spiegare che cosa era successo; per le conseguenze che arrivano dalle decisioni della Corte penale internazionale (che ha deferito l’Italia, ndr), che non è un partito di opposizione attaccato con i denti alle vostre caviglie».

L’obiettivo del voto, secondo Giachetti, è chiaro: «Vi siete parati attraverso l’immunità sui ministri, ma se ce n’è uno che su questa vicenda dovrà rispondere, sapete perfettamente che lo scudo che vi siete garantiti in quel modo non ci sarà e casca il castello». Ma c’è di più, ha aggiunto Giachetti: l’ex capo di gabinetto, grazie alla proroga voluta dal governo sull’entrata in vigore della legge Cartabia per le porte girevoli, «si ritrova casualmente nella condizione di poter tornare in ruolo» come magistrato a Roma. «Quella che ci spiegava che quando stiamo con i magistrati ci troviamo davanti a un plotone di esecuzione, zitta zitta se ne torna a fare il plotone di esecuzione perché torna in magistratura». E ciò, secondo Giachetti, con lo scopo di far incardinare il processo a Perugia, facendolo ulteriormente slittare. «La realtà politica di questa vicenda - ha concluso il deputato di Iv - è che state cercando in tutti i modi di evitare che, sotto qualunque punto di vista, qualcuno possa chiedervi conto di quello che avete fatto quel giorno».

A difendere l’operato di Bartolozzi e, quindi, del governo, è stato il capogruppo di FdI in Giunta per le autorizzazioni, Dario Iaia. Che ha rimarcato proprio la scelta politica del governo in quel frangente. «L’intervento governativo che è stato messo in campo nel caso di Almasri è un intervento che non era un’opzione discrezionale ma era un obbligo istituzionale», ha evidenziato. Punto due, «se da una parte il Tribunale dei ministri ha ritenuto che la dottoressa Bartolozzi avesse un ruolo centrale nell’ambito della vicenda Almasri, non comprendiamo come lo stesso Tribunale, nel contempo, abbia attribuito alla dottoressa Bartolozzi un ruolo di soggetto ordinario». Uno stupore, ha aggiunto Iaia, confortata dal parere di vari costituzionalisti, che «hanno definito una incoerenza sistemica il fatto che, in una situazione unitaria della quale la dottoressa Bartolozzi è parte integrante nell’ambito della fase decisionale, sia stata invece artificiosamente separata».

Per la deputata M5S Carla Giuliano, però, «il caso Almasri rappresenta oggi uno dei passaggi più gravi e delicati nei rapporti tra l’Italia e la giustizia internazionale. Una vicenda che interroga la credibilità del nostro Paese, il rispetto del diritto internazionale e il rapporto tra istituzioni e verità - ha sottolineato -. Oggi non siamo più di fronte ad una valutazione politica. C’è un dato oggettivo, perché la Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati parte per mancata cooperazione. Un atto grave, che certifica una responsabilità e apre un problema politico e istituzionale». Il caso, ha incalzato il dem Filippo Gianassi, rappresenta «l’umiliante genuflessione del governo italiano dinanzi ai tagliagole libici», una pagina «oscura» che «ha dimostrato la debolezza» del nostro esecutivo.

Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis ha tentato inutilmente di far rimanere la questione su un piano tecnico privo «di pregiudizi anche di natura ideologica», essendo la questione «di natura squisitamente tecnico-giuridica», sottolineando come il punto nodale stia nel fatto che il reato di false informazioni (art. 371-bis c.p.) sarebbe stato commesso per «eseguire o occultare» i reati ministeriali di Nordio. Una tesi respinta da Devis Dori, secondo cui la legge costituzionale del 1989 parla solo di «concorso» e non di semplice «connessione» tra reati. Inutile il tentativo delle opposizioni di ottenere il voto segreto: la Presidenza ha respinto la richiesta citando i precedenti regolamentari che escludono lo scrutinio protetto per le deliberazioni di natura istituzionale. Voto palese, dunque, e maggioranza salva. Il processo, che era fissato per il 17 settembre, rimarrà fermo fino alla pronuncia della Consulta. Bartolozzi, per il momento, può tirare un sospiro di sollievo.