Oltre quattro ore di incontro, al termine del quale una nota di Forza Italia sottolinea il clima «di grande amicizia e cordialità» in cui si è svolta la riunione tra il segretario azzurro Antonio Tajani, Marina e Pier Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Antonio Pellegrino, amministratore delegato di Fininvest. «Dopo un’ampia panoramica sulla situazione politica, economica e internazionale e la rinnovata fiducia nel segretario, l’attenzione si è concentrata sul futuro di Forza Italia - si legge nel comunicato - È emersa una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi».
Il piatto forte sul tavolo non era tuttavia la fiducia al ministro degli Esteri, mai messa realmente in discussione, almeno fin qui, quanto una sterzata decisa al partito in vista dei Congressi locali (ci torneremo) e soprattutto la girandola di nomi che ha investito prima Maurizio Gasparri, spodestato dal ruolo di capogruppo a palazzo Madama e sostituito da Stefania Craxi, e di Paolo Barelli, che di Tajani è consuocero oltre che fedelissimo, e il cui ruolo di capogruppo alla Camera è al capolinea. Al momento in cui scriviamo non ci sono ancora informazioni certe sul futuro politico di Barelli, ma è certo che anche e soprattutto di questo si è parlato a Cologno Monzese, perché è noto che soprattutto sponda Marina una certa idea romanocentrica del partito non è più tollerata, per di più se portata avanti da esponenti che mettono non esattamente tra le prirorità la svolta “liberale” del partito su temi come i diritti civili.
Da qui la necessità di una svolta anche alla Camera, e la lista di nomi uscita negli scorsi giorni, da Giorgio Mulè a Enrico Costa, da Deborah Bergamini ad Alessandro Cattaneo, fino a Pietro Pittalis. Il quale a incontro appena terminato si trincera dietro gli impegni istituzionali che, in quanto presidente della commissione d’inchiesta sulla Moby Prince, lo vedevano a Livorno per la commemorazione della strage. «Non ho ancora guardato il telefono da stamattina», scherzava l’esponente azzurro. E se parlamentari vicini alla famiglia Berlusconi come Paolo Emilio Russo invitavano alla cautela e ad attendere qualche ora per possibili sviluppi.
«Apprendo di un mio possibile coinvolgimento dai giornali», sibilava Costa in Transatlantico prima dell’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insomma bocche cucite, ancor più quella di Barelli, il quale dovrebbe essere risarcito per la defenestrazione. Vicepresidente della Camera in caso di avvicendamento con Mulé? Sottosegretario al governo visti i cinque posti attualmente vacanti? Dovrebbe dimettersi da presidente della Federnuoto: complicato.
Intanto, si fa sempre più vivo il dibattito interno sull’opportunità o meno di celebrare i congressi locali, l’altro grande tema sul tavolo dell’incontro, perchè in gioco ci sarebbe di fatto il controllo del partito attraverso la sfida delle tessere. C’è chi spinge, infatti, per fare subito (prima dell’estate) le assise regionali e provinciali, come annunciato dallo stesso Tajani e chi, invece, vorrebbe rinviarli a dopo la campagna elettorale per le prossime amministrative. Malumori si registrano in Campania e in Sardegna (dove sono spuntati dei documenti politici per chiedere la sospensione della stagione congressuale), ma anche in Lombardia. Il punto di caduta discusso a Cologno Monzese implica non uno stop, ma una diluizione dei congressi regionali e provinciali con un cronoprogramma preciso, sotto una regia unitaria che garantisca anche la minoranza, scongiurando così il clima da resa dei conti interna.
Da qui l’idea di rinviare il Congresso nazionale a dopo le Politiche per evitare ulteriori fibrillazioni. Su questo tema si è espresso stamane il vicepresidente del Ppe ed eurodeputato forzista Massimiliano Salini che non mette in discussione la leadership di Tajani. «Quando c’è la necessità di fare un lavoro di rilancio della proposta, necessario come i momenti storici richiedono, farei qualcosa di più radicale e metterei a tema l’intera struttura del partito, come in alcuni casi il segretario Tajani ha detto, facendo un Congresso nazionale, e lo farei subito - ha spiegato - Non è assolutamente immaginabile una leadership diversa da Tajani: in questo momento non ho la sensazione che ci sia nessuno sul campo che sia in grado di fare quanto fatto in questi due anni faticosi».