Mercoledì 08 Aprile 2026

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Identità

Casaleggio scarica il M5S: «Valori finiti, Conte starebbe bene nel Pd»

Il figlio del cofondatore attacca simbolo e identità del Movimento, difende il sì al referendum sulla giustizia e rilancia il sorteggio nelle Authority

08 Aprile 2026, 12:06

Casaleggio scarica il M5S: «Valori finiti, Conte starebbe bene nel Pd»

Davide Casaleggio riapre il fronte sull’identità del Movimento 5 Stelle e lo fa con parole che segnano una rottura politica e simbolica. In un’intervista al Corriere della Sera, il figlio di Gianroberto Casaleggio sostiene che il miglior modo per rispettare la storia del Movimento sia riconoscere che quella stagione è finita, perché i valori originari «oggi non esistono più». Da qui l’invito a cambiare nome e simbolo, in un gesto che, a suo giudizio, rappresenterebbe un atto di chiarezza e non di debolezza.

Le dichiarazioni colpiscono il cuore della continuità politica del M5S, perché arrivano da una figura che porta il cognome del cofondatore e che richiama esplicitamente la distanza tra il Movimento delle origini e quello attuale. Ma non si fermano qui. Casaleggio spinge anche oltre, indicando in Giuseppe Conte un possibile «ottimo leader per il Pd», in una frase destinata inevitabilmente a pesare nel dibattito interno e nel rapporto già ambiguo tra il Movimento e il centrosinistra.

Casaleggio: il Movimento non è più quello delle origini

Il passaggio più netto dell’intervista riguarda proprio la natura attuale del Movimento 5 Stelle. «Penso che il miglior modo di rispettare la storia del Movimento sia chiarire che si tratta di una grandiosa avventura con valori che oggi non esistono più». È una frase che suona come una presa d’atto definitiva della fine di una fase politica e del venir meno del patrimonio ideale che aveva accompagnato la nascita del progetto fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

L’affondo non è solo nostalgico o identitario. Ha anche una conseguenza pratica ben precisa: secondo Casaleggio, continuare a usare nome e simbolo del M5S senza quella originaria visione politica rischia di alimentare un’ambiguità che andrebbe sciolta apertamente.

Il nodo del simbolo e la sentenza del Tribunale di Genova

Dentro questa riflessione, Casaleggio richiama anche il piano giuridico. «C’è una sentenza del Tribunale di Genova che chiarisce che il logo non è di proprietà dell’attuale associazione». Un riferimento che aggiunge un elemento ulteriore alla polemica, perché mette in discussione non solo la coerenza politica dell’attuale Movimento, ma anche la piena legittimità simbolica della sua continuità.

Da qui la conclusione: «Cambiare nome e simbolo può essere un atto di chiarezza, non di debolezza». Una frase che sintetizza l’impianto del suo ragionamento. Per Casaleggio, insomma, non si tratterebbe di rinnegare il passato, ma di riconoscere apertamente che quell’esperienza si è conclusa e che la forza politica oggi guidata da Conte è qualcosa di diverso.

“Conte sarebbe un ottimo leader per il Pd”

La dichiarazione più politica e più destinata a fare rumore riguarda però proprio il presidente del M5S. Casaleggio afferma senza giri di parole che Giuseppe Conte «sarebbe un ottimo leader per il Pd». È un giudizio che, letto nel contesto dell’intervista, suona come una collocazione precisa: l’attuale guida del Movimento viene collocata più naturalmente dentro l’universo democratico che non nella storia autonoma e antisistema dei Cinque Stelle originari.

Il sottotesto è evidente. Se Conte viene immaginato come un leader credibile per il Partito democratico, allora il suo profilo politico appare distante da quello del Movimento nato per rompere le geometrie tradizionali del sistema dei partiti. Anche in questo caso, il messaggio di Casaleggio è quello di una discontinuità ormai compiuta.

Una lettura che pesa sul rapporto col centrosinistra

La frase su Conte si inserisce anche nel quadro più ampio delle tensioni tra identità movimentista e progressiva integrazione nel campo del centrosinistra. Casaleggio, con una battuta solo in apparenza laterale, finisce per dire che il percorso del presidente del M5S lo ha portato altrove rispetto alla matrice originaria del progetto politico fondato dal padre.

Il sì al referendum sulla giustizia

Nell’intervista, Casaleggio interviene anche sul referendum sulla giustizia e rivendica di avere votato sì. Alla domanda su quale sia stata la sua scelta, risponde: «Per la separazione delle carriere e il sorteggio pur non condividendo tutta la riforma, in coerenza con il programma di governo del M5S del 2018».

È un passaggio non secondario, perché collega il suo voto a una coerenza con il programma del primo governo Conte, quello in cui il Movimento 5 Stelle esprimeva una linea politica diversa dall’attuale posizionamento sul tema della giustizia. Casaleggio usa quindi il referendum anche per ribadire che alcune delle battaglie originarie del M5S, nella sua lettura, sono state abbandonate o reinterpretate.

Casaleggio insiste in particolare sul tema del sorteggio, definendolo «uno strumento potente e sottovalutato». E aggiunge che lo estenderebbe anche alle Authority, «per sottrarle al poltronificio della politica».