Giovedì 02 Aprile 2026

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Tensioni

Delmastro censurato alla Camera. Lite infinita sul caso Bartolozzi

Il Comitato civico di Montecitorio approva la sanzione per l'ex sottosegretario citato nell'inchiesta della Dda. L'indagato Caroccia. «Ci fece beneficenza»

02 Aprile 2026, 09:51

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Delmastro, sottosegretario alla Giustizia

Due casi del post referendum, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Due “sacrifici politici” individuati direttamente da Giorgia Meloni. Entrambi dimissionari in seguito alla moral suasion di Palazzo Chigi. Entrambi, va detto, espressione di un’almeno parziale abiura del governo al garantismo. Perso il referendum sulla più garantista e liberale delle riforme, il divorzio del giudice dal pm, il centrodestra, e la sua leader in particolare, è come se avessero preferito rinnegare lo slancio per il Sì alla legge Nordio. A farne le spese, con Daniela Santanchè, sono stati appunto l’ex sottosegretario alla Giustizia e l’ex capo di Gabinetto del guardasigilli, Carlo Nordio.

Ebbene, ieri, con una curiosa coincidenza, entrambi sono stati al centro di una nuova serie di tensioni a Montecitorio. Delmastro è stato raggiunto da una “sanzione di censura” da parte del “comitato consultivo sulla condotta dei deputati”, il cosiddetto Comitato etico di Montecitorio. È stato invece l’Ufficio di presidenza a riunirsi, in serata, per deliberare sulla presentazione all’Aula della proposta di conflitto tra i poteri dello Stato su Bartolozzi. Una seduta difficile, con l’opposizione contraria al ricorso alla Corte costituzionale (e non ancora conclusa al momento di chiudere questa edizione del giornale). Due storie diverse, ma parallele e politicamente pesanti. Entrambe potrebbero arrivare a definizione in prossimità delle Politiche.

Nel caso dell’indagine sul ristorante “Bisteccheria d’Italia”, attività in cui il sottosegretario di FdI ha investito 45mila euro, come confermato ieri dal difensore di Mauro Caroccia e di sua figlia Miriam, l’eventuale dibattimento potrebbe entrare nel vivo proprio in coincidenza con la prossima campagna elettorale. Allo stesso modo se, come tutto lascia credere, Montecitorio solleverà, a maggioranza, conflitto di attribuzione su Bartolozzi, non si può escludere che la pronuncia della Consulta arrivi sempre in prossimità del voto per il prossimo Parlamento: i tempi per definire un conflitto di attribuzione possono tranquillamente superare gli 8 mesi. Se il giudice delle leggi desse torto alla Camera e stabilisse che la Procura di Roma può esercitare l’azione penale nei confronti della ex capo Gabinetto di Nordio per il caso Almasri senza chiedere l’autorizzazione della Camera, gli effetti mediatici, per il centrodestra, sarebbero tutt’altro che marginali.

Ma intanto non esistono alternative. Nel senso che il caso Delmastro, intanto, non può essere “controllato” dalla politica. E anzi, ieri si è già avuta prova dei rischi che l’attuale maggioranza corre per l’esposizione dell’ex sottosegretario, responsabile di non aver comunicato a Montecitorio i dati patrimoniali relativi all’investimento nella ristorazione. Dopo l’interrogatorio a cui i pm della Capitale hanno sottoposto i Caroccia, il loro avvocato Fabrizio Gallo ha dichiarato testualmente: «Davanti ai magistrati della Dda (che accusano i due ristoratori di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico dei Senese, ndr), Mauro Caroccia ha detto: “Delmastro ci ha fatto beneficenza. Ci ha aiutato perché in quel momento ero incensurato, ero stato appena assolto dalla Corte d’appello di Roma”». Una frase che coincide probabilmente con la realtà storica ma che, spesa nell’agone mediatico, rischia di produrre effetti devastanti, anche per i suoi connotati paradossali.

A dare la notizia che il “comitato etico” della Camera aveva decretato la sanzione per l’ex sottosegretario è stata, nel primo pomeriggio di ieri, la deputata che nell’organismo rappresenta Avs, Francesca Ghirra: si è deciso, ha detto la parlamentare, «all’unanimità» di «sanzionare l’ex sottosegretario», in base all’articolo 7 del regolamento, «il quale, lo sottolineiamo, non prevede altri tipi di misure». La censura è consistita nella lettura della sanzione in aula da parte del presidente Lorenzo Fontana, a fine seduta. Poco prima si è riunito l’Ufficio di presidenza per definire il caso Bartolozzi. Sul tavolo, la relazione del vicepresidente di Montecitorio, Giorgio Mulè, di FI. In base al principio su cui il centrodestra ha insistito, la Camera dovrebbe scongiurare che, attraverso una distinzione artificiosa tra reato ministeriale e reato comune, si aggiri di fatto il filtro parlamentare, previsto dall’articolo 96.

Il conflitto presenta un carattere costituzionale, secondo il centrodestra, perché punta a stabilire il corretto equilibrio tra funzione parlamentare ed esercizio del potere giudiziario in materia di reati ministeriali, e a consentire alla Camera di esercitare una propria autonoma valutazione sulla natura del reato. Vuol dire anche evitare che la Camera, privata della possibilità di applicare lo scudo a Bartolozzi, veda di fatto “processate” anche le condotte dei rappresentanti dell’Esecutivo coinvolti nel caso Almasri, cioè lo stesso Nordio, Alfredo Mantovano e Matteo Piantedosi. Eventualità che esporrebbe appunto il governo a una tempesta mediatica in piena campagna elettorale.