Sfiora il 15% l’affluenza alle 12 nel primo dei due giorni di voto per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Un dato non altissimo ma nemmeno basso, in base al quale, secondo gli analisti, in proiezione si potrebbe arrivare a un’affluenza attorno o anche oltre il 50%. Un elemento chiave per determinare il risultato di un voto senza quorum, che rende decisiva la mobilitazione del proprio elettorato.
Per fare un esempio, al referendum del settembre 2020 per la conferma o meno del taglio dei parlamentari alle 12 della domenica (anche in quel caso si votava in due giorni) l’affluenza si attestò al 12,24%, per poi sfiorare il 30% alle 19, il 40% alle 23 e fermarsi al 53,84% alle 15 del lunedì, al momento della chiusura dei seggi.
Meno paragonabile perché si votava in un solo giorno, ma interessante comunque per analizzare la situazione, il risultato dell’affluenza il 4 dicembre 2016 al referendum costituzionale sul ddl Boschi-Renzi. Dopo una campagna referendaria molto polarizzante, alle 12 aveva già votato più del 20% degli aventi diritto, dati che arrivò al 57% alle 19 e si fermò definitivamente alle 23 al 65%.
Tornando al referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, il dato odierno attorno al 15% alle 12 potrebbe fare ben sperare i sostenitori del Sì. Pur essendo molto presto per qualsiasi tentativo di analisi, occorre notare come nelle ultime settimane di campagna praticamente tutti gli esperti del settore, in primis i sondaggisti, hanno rilevato come un’affluenza alta, oltre il 50%, potrebbe favorire il Sì. Di conseguenza, soltanto con un dato simile a quello poi arrivato i sostenitori del Sì possono sperare nella vittoria.
Al referendum dello scorso anno sui quattro quesiti legati al Jobs act e il quinto sulla cittadinanza, alle 12 della domenica (anche in quel caso si votava in due giorni) era soltanto al 7% e quella definitiva del lunedì alle 15 si fermò appena sotto al 30%. Un dato odierno attorno al 10% sarebbe stato quindi di buon auspicio per i sostenitori del No, perché avrebbe significato un’affluenza definitiva quasi certamente sotto al 50% e anzi più vicina al 40%.