Sabato 21 Marzo 2026

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È morto Paolo Cirino Pomicino, l'ex leader Dc aveva 86 anni

Andreottiano e napoletano doc, due volte ministro negli anni d'oro della Prima Repubblica, uno degli ultimi testimoni del potere della Democrazia cristiana

21 Marzo 2026, 17:54

19:32

Pomicino

È morto Paolo Cirino Pomicino. L'ex ministro e leader della Dc andreottiana si è spento a Roma, all'età di 87 anni, nella clinica Quisisana. 

Classe 1939, Paolo Cirino Pomicino è nato a Napoli il 3 settembre, e prima di diventare un politico di spicco della Democrazia cristiana si è laureato in medicina e chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II per poi specializzarsi in neurologia. Nel 1974, l'incontro che gli cambiò la vita, quello con Giulio Andreotti, che lo rese vicerè di Napoli e politico navigato, facendolo eleggere in Parlamento. Nel Napoletano la facevano da padrone Antonio Gava e Ciriaco De Mita e Pomicino fu l'avversario di entrambi e capo della corrente andreottiana. 'O ministro per antonomasia, è stato titolare del ministero della Funzione pubblica (1988-1989) nel governo De Mita e di quello del Bilancio e della programmazione economica (1989-1992) nel VI e VII governo Andreotti. Sette volte deputato: cinque volte tra il 1976 e il 1992, poi di nuovo eletto nella Seconda Repubblica.

Andreottiano doc, era uno degli ultimi testimoni del potere della Democrazia cristiana, una Dc sempre rimpianta, ma mai compianta. Amante della vita e superstizioso come ogni napoletano doc, quinto di sette figli. ''Siamo vissuti in una famiglia di sei maschi, che tifavano per sei squadre diverse e si identificavano in sei partiti diversi, ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le diversità intaccassero il profondo rapporto fraterno", diceva Cirino dei suoi fratelli, tifoso milanista sin da ragazzino, con il pallino della medicina e la passione della politica nel sangue.  

Divenne noto come presidente della Commissione Bilancio della Camera, perché non negava un obolo a nessuno: li chiamò "vol-au-vent", omaggio al principio che "il governo è di tutti" e in questo fu un precursore. Si sapeva muovere, conosceva tutti. Si trasformò in referente dei poteri forti raggiungendo l'apice del successo. Finito nel calderone giudiziario che chiuse la Prima Repubblica, nome eccellente nei tempi di Mani Pulite. Subì 42 processi. Ne uscì con 40 assoluzioni e 2 condanne. La prima a 1 anno e 8 mesi per la cosiddetta tangente Enimont di 5 miliardi girata alla Dc; l'altra a 2 mesi, per fondi neri Eni. A Poggioreale, si fece solo 17 giorni. Poi, per il suo cuore malato (ha avuto vari by pass) fu messo ai domiciliari.

''Le tangenti? La corruzione? Sono stati il prezzo pagato per la stabilizzazione del Paese'', si giustificò. Passata la buriana, Pomicino iniziò a vivere una seconda vita, salendo sul carro di Silvio Berlusconi dopo una breve fase con Clemente Mastella. Con lo pseudonimo 'Geronimo' scrisse con successo sul 'Giornale' e 'Libero'. Riabilitato, nel 2004 era approdato al Parlamento europeo ma aveva preferito Roma. Nel 2006 la svolta: riuscì a entrare per la sesta volta alla Camera con il centrodestra (la Dc dell'amico Gianfranco Rotondi) per poi trasmigrare al centro. Nel 2008 non fu ricandidato e due anni dopo dopo aderì all'Udc divenendone dirigente. Dal 2008 al 2011 ebbe anche un incarico a palazzo Chigi a fianco di Silvio Berlusconi come presidente del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato. Infine è stato presiedente della Tangenziale spa di Napoli, società del Gruppo Autostrade.

Protagonista della Prima e della Seconda Repubblica, ha fatto il commentatore e il fustigatore della Terza. Di lui si raccontano vari aneddoti. A cavallo tra gli anni '80 e '90, quando era ministro del Bilancio di Andreotti e l'emergente democristiano per antonomasia, viveva, raccontano, sull'Appia antica, in una villa da 5,5 milioni di lire (allora) di affitto al mese. Per le nozze della figlia, organizzò un maxy party per 500 persone, tra cui l'ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, quello in carica Oscar Luigi Scalfaro, il futuro, Carlo Azeglio Ciampi. Il banchetto gli valse il soprannome di 'Ciro di Babilonia'.

Esperto anche di elezioni al Colle, nel 1992 impallinò l'ascesa di Arnaldo Forlani, come raccontato dal regista Paolo Sorrentino nel film Il Divo. Famoso anche l'incontro riservato con Carlo De Benedetti nel 1991, quando l'Ingegnere venne dall'allora potentissimo ministro del Bilancio andreottiano e gli disse: ''Vuole essere il mio ministro?''. De Benedetti, rivelò Pomicino, ''venne a spiegarmi il disegno politico al quale stava lavorando'', insieme a Giovanni Agnelli. Ovvero, un nuovo governo ''in un sistema politico diverso da quello vigente. Risposi scherzosamente dicendo che, a nostra volta, io e Andreotti stavamo pensando a un grande disegno industriale e volevamo lui come nostro imprenditore. Fu il primo segnale dello scontro tra finanza e politica". 

Pomicino ha dovuto sempre lottare contro un cuore matto. Era sopravvissuto a tre infarti. A 45 anni, gli furono inseriti quattro bypass. A 57, altri due. Finchè, nel 2007, gli è stato trapiantato un cuore nuovo. Così raccontò sul suo blog (paolocirinopomicino.it) l'odissea medica: ''Sono stato operato nel 1985 a Houston (Usa) di quadruplice bypass cardiaco, rioperato a Londra nel 1997 di duplice bypass, ho avuto il trapianto cardiaco il 9 aprile 2007 al San Matteo di Pavia, operato dal Prof. Mario Viganò". "Mi hanno portato in un barattolo il mio vecchio cuore, l'ho fotografato e gli ho detto addio", commentò dopo il trapianto. E ancora una battuta: ''Gli altri si fanno il lifting, io mi cambio gli organi...". E proprio durante una di queste degenze, andò a trovarlo Antonio Di Pietro, convinto che 'o ministro' stesse per morire. Il pm si confidò con lui: ''Ma lo sai che ho sempre votato Dc?". Tempo dopo, narrando l'episodio, disse: "Di Pietro si confidò, sicuro che non avrei potuto raccontarlo".