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Referendum giustizia

La sinistra per il Sì lancia la volata dalla rossa Bologna

Barbera: «La propaganda dell'Anm l'avevo già vista con Trump, è basata sulle paure senza spiegare i motivi di quel che dicono»

20 Marzo 2026, 11:07

La sinistra per il Sì lancia la volata dalla rossa Bologna

DA BOLOGNA
Ha voluto tirare la volata finale in vista del referendum di domenica e lunedì la Sinistra per il Sì, cui diversi esponenti si sono riuniti ieri a Bologna nell’ultimo appuntamento prima del voto, dopo quelli di Firenze, Roma e Milano. La location è quella del centro Andrea Costa, organizza l’associazione Extrema Ratio, rappresentata dal presidente Francesco D’Errico, e dall’avvocata Margherita Tacchetti, esponente del Pd locale. Sala spartana sopra a un bar, dove ai tavolini anziani signori giocano a carte e ragazzi universitari studiano e si confrontano, un caffè dopo l’altro.

Sedie rosse di plastica, clima carbonaro. Ma è proprio nella “casa” di via Azzo Gardino che la Sinistra per il Sì si è voluta ritrovare, a testimonianza di una riforma che non è solo e forse nemmeno in prevalenza di destra, ma anzi è ampiamente condivisa da personalità, cittadini e osservatori dalle più diverse storie politiche. Quando il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera entra in sala, l’applauso è scrosciante. Si concentra sul “testo”, Barbera, ma anche sulle critiche all’Anm. «La propaganda dell’Anm l’avevo già vista con Trump, è basata sulle paure senza spiegare i motivi di quel che dicono - scandisce il presidente emerito della Consulta - Ma c’è stato un salto di qualità: ho seguito la manifestazione di chiusura della campagna del No e dicevano che il Sì va a toccare la Costituzione fino al punto di metterla in pericolo: sono sgomento».

Poi spiega per filo e per segno perché questa è una riforma sacrosanta nei tre aspetti principali: sorteggio del Csm, Alta Corte disciplinare, separazione delle carriere. È Elisabetta Gualmini, eurodeputata passata di recente dal Pd ad Azione in disaccordo proprio con la linea dem sul referendum, a mettere in chiaro le cose. «La mia idea è la stessa da vent’anni: ho guardato i contenuti della riforma ed è una riforma garantista e antifascista - spiega l’eurodeputata - Non è contro la magistratura e non c’entra nulla con le elezioni politiche, sia chiaro che non ho mai votato Meloni né centrodestra ma è una riforma che completa il percorso iniziato alla fine degli anni ’80 da Vassalli e poi nel ’99 con la modifica dell’articolo 111 sul giusto processo». Giusto processo che, insiste Gualmini, «parla di un giudice terzo e indipendente e quindi servono due Csm in modo tale che le carriere dei giudici non dipendano dal rapporto con una delle parti».

Per questo, conclude, «bisogna stare sul merito in maniera molto pragmatica e votare sì». E sul cambio di “casacca” aggiunge: «Fare campagna per il Sì dentro al Pd mi sembrava un po’ ardito, dopo il Jobs act il Pd rinnega un’altra “sua” riforma». In sala ci sono solo posti in piedi, si parla di «occasione storica» ma c’è anche chi è ancora indeciso e si trincera dietro un «bisogna ascoltare tutti».

Pronti via e Margherita Tacchetti descrive l’iniziativa come «molto importante per dire che c’è una parte di sinistra e centrosinistra favorevole a questa riforma, che è in linea con la nostra storia». Parola a Federico Fischer della Camera Penale “Franco Bricola”, che si definisce «un cittadino di sinistra prima che un avvocato» e invita gli indecisi a votare e votare Sì. Si parla molto del merito della riforma, del testo, ma anche del “contesto”, argomento che tanto piace, incalza Giorgio Tonini, uno dei padri fondatori del Pd, «alla Sinistra che vota no».

Da questa riforma, sottolinea l’ex senatore dem, «l’ordine giudiziario vede garantita e anni rafforzata la sua autonomia rispetto agli poteri». Di «riforma che arriva dal basso» parla Roberto Giachetti di Iv, pur sottolineando gli errori di “metodo” sull’approvazione della riforma e che servirebbe un’altra separazione, quella tra procure e redazioni dei giornali. Si alternano parlamentari passati e presenti, da Roberto Giachetti ad Anna Paola Concia, fino a Ivan Scalfarotto. Il presidente di Libertà Eguale, Enrico Morando, pone l’accento sull’articolo 111 della Costituzione, secondo il quale “tutti i cittadini hanno diritto a un giusto processo di fronte a un giudice terzo e imparziale” cioè “qualitativamente altro dal pm e dal difensore”. «Ma come può essere altro e terzo se tutta la carriera si svolge accanto a quella del pm?», si chiede Morando.

Si collegano l’ex dirigente comunista Claudio Petruccioli e Bobo Craxi, parla in presenza l’ex ministro Enzo Bianco, arrivato apposta da Catania. Poi i videomessaggi di Stefano Esposito, già parlamentare Pd e protagonista di un’assurda vicenda giudiziaria, Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo il cui Sì è stato stigmatizzato da molti dei suoi compagni di partito, l’ex deputato dem Andrea Romano e Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora. Fuori è ormai buio ma in sala qualcuno sussurra qualcuno che nei giorni della messa in onda di Portobello, la serie tv sulla gogna mediatica e giudiziaria subite dal presentatore, non si poteva che chiudere così.