Verso il voto
Renzi
Matteo Renzi torna ad affondare sul governo e lo fa intrecciando tre fronti diversi: il referendum costituzionale, il decreto sulle accise e il caso politico che continua a investire il sottosegretario Andrea Delmastro. Nella sua newsletter, il leader di Italia Viva rivendica la scelta di lasciare libertà di voto sul referendum, respinge le letture che attribuiscono l’astensione a un avvicinamento al cosiddetto campo largo e attacca la maggioranza, giudicata «non all’altezza della fase storica».
Nel frattempo Giorgia Meloni, intervistata a Quarta Repubblica su Rete4, prende le distanze da un paragone inevitabile con il referendum costituzionale del 2016 e con lo stesso Renzi, chiarendo di non voler legare il proprio destino politico all’esito della consultazione.
Il leader di Italia Viva parte dalla tornata elettorale del fine settimana, ricordando sia le suppletive sia il referendum costituzionale. «Domenica e lunedì si vota per le suppletive e per il referendum costituzionale. Come sapete, Italia Viva ha lasciato libertà di voto», scrive.
Poi affronta direttamente il punto politico che considera più strumentale. «Mi fa ridere chi dice che ci siamo astenuti per simpatia con il campo largo», osserva, ricordando che il partito si era già astenuto anche sulla riforma del Csm firmata Cartabia durante il governo Draghi, e non soltanto ora con Nordio.
Per Renzi, il senso di quella posizione è chiaro: «Per noi le riforme sulla giustizia devono essere serie: chi è stato toccato da indagini finite nel nulla sa a cosa mi riferisco». Una frase con cui il leader di Italia Viva prova a tenere insieme la critica alla riforma attuale e una più ampia rivendicazione garantista.
Il secondo fronte aperto da Renzi riguarda la scelta del Consiglio dei ministri di approvare un decreto legge per ridurre le accise. Per il leader di Italia Viva, la mossa del governo è segnata da una contraddizione politica evidente.
«Il Consiglio dei ministri ha deciso di approvare un decreto legge per ridurre le accise che la legge di Bilancio di un mese fa aveva alzato», scrive. Da qui l’affondo contro la presidente del Consiglio: «Meloni è incredibile: abbassa oggi le accise per i prossimi venti giorni dopo aver fatto una legge di bilancio per alzarle per i prossimi sei anni».
Renzi non risparmia nemmeno il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che nelle settimane precedenti aveva difeso una linea diversa. «La figura di palta più straordinaria è di Urso che era venuto in Senato a dire che tagliare le accise era un errore perché avvantaggiava i ricchi», attacca.
Il giudizio finale sulla maggioranza è netto: «È una maggioranza non all’altezza della fase storica che stiamo vivendo».
Il terzo bersaglio del leader di Italia Viva è Andrea Delmastro, di nuovo finito al centro delle polemiche. Renzi chiarisce di non chiedere le dimissioni del sottosegretario per ragioni giudiziarie, né per un’indagine né per una condanna in primo grado, ma per un giudizio politico e morale.
«Non chiediamo le sue dimissioni perché c’è una indagine che lo sfiora e neanche perché è condannato in primo grado», scrive. E aggiunge subito dopo: «A differenza di Delmastro noi non siamo giustizialisti o addirittura sadici».
Renzi lega la sua critica anche a dichiarazioni passate del sottosegretario, richiamando quelle parole sui detenuti che, a suo giudizio, ne renderebbero incompatibile la permanenza nell’esecutivo. «Semplicemente lo riteniamo un pessimo esempio per chi crede nella bellezza della politica. Un uomo sadico e cattivo, incompatibile con l’alta funzione di rappresentante del Governo e politicamente responsabile di molti guai del Ministero della Giustizia», afferma.
Sul fronte opposto, Giorgia Meloni ha scelto di affrontare direttamente il paragone con Renzi e con il referendum del 2016. Nella sua intervista a Quarta Repubblica ha chiarito di non voler trasformare la consultazione in una prova personale di sopravvivenza politica.
«Renzi legò il suo destino politico alla riforma costituzionale. Io non lo faccio», ha detto la presidente del Consiglio. Poi ha spiegato la ragione di questa scelta: «Anche perché è una delle mille cose che abbiamo fatto in questi anni ed è giusto che il giudizio si esprima sul complessivo del lavoro fatto e sul governo nel suo complesso».