Crisi nel Golfo
GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
La premier Giorgia Meloni mette un punto fermo sulla posizione italiana nella crisi in Medio Oriente: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». Intervistata a Non Stop News su Rtl 102.5, la presidente del Consiglio chiarisce che, al momento, non è arrivata alcuna richiesta dagli Stati Uniti per l’uso delle basi italiane oltre i perimetri già previsti dagli accordi e dalle autorizzazioni tecniche.
Meloni ricorda che in Italia esistono «basi militari concesse agli Stati Uniti per accordi storici», ma precisa che «ci sono autorizzazioni tecniche» legate a «operazioni non cinetiche, non di bombardamento». Se invece «dovesse arrivare una richiesta di uso per fare altro», allora «la competenza sarebbe del governo» e «dovremmo deciderlo con il Parlamento». La linea, oggi, resta quella della non belligeranza: «Ad oggi non abbiamo nessuna richiesta».
L’escalation, dice Meloni, «preoccupa su diversi fronti». La premier lega l’instabilità attuale a una «crisi sempre più evidente del diritto internazionale» e degli «organismi multilaterali», in un mondo che rischia di essere «sempre più governato dal caos». Una deriva che, nel suo ragionamento, era «prevedibile» dopo «l’anomalia totale di un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite» che ha invaso un Paese vicino.
Nel merito del conflitto, Meloni insiste sulla «reazione scomposta dell’Iran», che «sta sostanzialmente bombardando tutti i Paesi», inclusi quelli che «si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano». È qui che vede il punto più delicato: «Questo comporta un rischio di escalation con conseguenze imprevedibili» e quindi «possibili ripercussioni sull’Italia».
La presidente del Consiglio sintetizza l’azione dell’esecutivo in «tre fronti». Il primo è quello diplomatico, con «contatti con i principali leader» per verificare se esistano «margini di ripresa del negoziato nucleare con l’Iran», anche se – avverte – è «impossibile se non smette di attaccare i Paesi limitrofi del Golfo».
Il secondo fronte è la tutela dei connazionali: la priorità è «mettere in sicurezza gli italiani che sono nell’area», con l’organizzazione dei «primi voli per far rientrare le persone in particolare da Dubai», cercando «aeroporti sicuri».
Il terzo riguarda l’impatto economico: l’obiettivo è impedire «che la speculazione faccia esplodere i prezzi dell’energia e degli alimentari». Meloni riferisce di aver sentito il presidente di Arera e sottolinea che sono stati attivati «i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi», con una task force dedicata soprattutto al monitoraggio del gas. E alza il tono: «Sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette», assicurando che il governo farà «tutto quello che può per non darla vinta».
Nel quadro della risposta alla crisi, Meloni annuncia anche l’orientamento dell’Italia – «come Regno Unito, Francia, Germania» – a inviare aiuti ai Paesi del Golfo sul fronte della difesa aerea. La motivazione è duplice: si tratta di «nazioni amiche», ma soprattutto nell’area «ci sono decine di migliaia di italiani» e «circa duemila militari italiani che dobbiamo proteggere». Un’area, aggiunge, «vitale» anche per l’approvvigionamento energetico.
Sul tema delle basi, Meloni richiama quanto sta accadendo anche altrove, citando la Spagna: «Per le basi militari tutti i Paesi si stanno attenendo agli accordi bilaterali» e «non viene messo in discussione quanto stabilito dagli accordi». Un principio che, sottolinea, «vale anche per noi».