Lunedì 23 Febbraio 2026

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Con affluenza alta il Sì è in vantaggio, «ma il referendum si decide in volata»

Sondaggisti d’accordo su un elettorato Pd-M5S diviso: «I pentastellati alla fine potrebbero anche astenersi». Ma la partita è aperta: contano gli ultimi 15 giorni

23 Febbraio 2026, 18:13

Con affluenza alta  il Sì è in vantaggio, «ma il referendum si decide in volata»

Certe tendenze sono in atto, ma forse è ancora troppo presto per una definizione completa del quadro e soprattutto occhio all’ultimo miglio, perché è nelle ultime settimane che si deciderà tutto. È il riassunto di un giro di telefonate con sondaggisti ed esperti di rilevazioni circa il prossimo referendum sulla giustizia, a meno di un mese dal voto. Tra gli aspetti più interessanti il possibile vantaggio per il No in caso di affluenza bassa o medio bassa e per il Sì con un’affluenza più alta legata alla mobilitazione dell’elettorato di centrodestra, e una minoranza di elettori presenti sia tra quelli del Pd che tra quelli M5S pronti a votare Sì, in dissenso rispetto alle indicazioni di partito.

«I potenziali elettori del Sì sono in numero maggiore rispetto agli elettori del No e dunque un’alta affluenza può favorire la conferma della riforma, ma gli elettori del Sì sono in prevalenza di centrodestra e sappiamo che l’elettore medio del centrodestra non è troppo affascinato dai referendum e deve essere un po’ “svegliato” - ragiona Antonio Noto direttore dell’omonimo istituto demoscopico - D’altronde anche Berlusconi “svegliava” i suoi negli ultimi cinque giorni… Gli elettori del No sono invece quelli più motivati ed esprimono anche un voto politico di opposizione al governo Meloni e questo può svolgere un ruolo».


Sulla stessa lunghezza d'onda Lorenzo Pregliasco di Youtrend. «Un’affluenza bassa potrebbe favorire l’elettorato più motivato e al momento è quello del No - afferma - Un’affluenza più alta significherebbe che il centrodestra è riuscito a mobilitare una parte importante dei suoi elettori verso il Sì, ma attenzione: nel caso fosse molto alta come nello scenario 2016 allora potrebbe diventare un voto molto politico». Più prudente è invece Maurizio Pessato di SWG, secondo il quale se è vero che «l’elettorato di centrodestra sembra più compatto e quindi un’affluenza alta potrebbe privilegiare il centrodestra», è altrettanto vero che «quello di chi si oppone alla riforma è un voto politico quindi gli elettori del No sono più motivati». Da qui una quasi parità nei sondaggi tra Sì e No ma, aggiunge Pessato, «bisogna tenere conto che una bona parte dei cittadini non risponde o non conosce i termini della questione».

La stessa cautela è espressa anche da Carlo Buttaroni di Tecnè, per il quale per capire le tendenze bisogna aspettare ancora un po’. «Ho letto ricerche di istituti prestigiosi e autorevoli e non critico quello che ne viene fuori ma dico che mi sembra un po’ presto - il pensiero di Buttaroni - Per lo meno per i dati che abbiamo noi mi pare difficile prevedere il risultato in base alla partecipazione più o menomata di questo o quell’elettorato: non lo dico assolutamente in tono polemico, ma io non ho fatto ricerche in questo senso perché mi pare un po’ presto».

C’è poi l’altra questione, e cioè la maggiore diversità di vedute tra gli elettori di Pd e M5S rispetto alla compattezza di quelli del centrodestra. «Il Pd è ufficialmente diviso sul referendum, nel senso che la posizione prevalente è quella del No ma ci sono esponenti del partito che stanno facendo campagna per il Sì quindi non mi sorprende la divisione, anche se è a netto vantaggio del No - spiega Noto - L’elettorato M5S non è scontato che vada a votare e rispetto alla giustizia è un po’ diviso: teniamo sempre presente che il M5S è oggi un partito fortemente spostato a sinistra ma sappiamo anche bene che molti suoi elettori provengono dal centrodestra e quindi tra loro la separazione delle carriere fa comunque appeal».


Pregliasco è d'accordo, ma fino a un certo punto. «C’è una quota di elettori di centrosinistra orientata a votare sì che è maggiore di quelli del centrodestra orientata a votare No - dichiara - In caso di arrivo testa a testa potrebbe anche essere rideterminante ma al momento sembra essere più decisiva la partita della mobilitazione: se il centrodestra non riuscisse a mobiliare 8-10 milioni di suoi elettori sul Sì sarebbe irrilevante quella minoranza di centrosinistra disposta avvitare Sì». Giudizio questo condiviso da Pessato, secondo il quale «l’elettorato di centrosinistra è meno compatto proprio perché c’è una parte che o mostra di scegliere il Sì o non ha ancora deciso ma comunque non è schierata nettamente per il No». Quel che bisogna capire è «se nelle prossime settimane prevarrà l’aspetto “politico” e a quel punto i dubbiosi potrebbero magari astenersi per non votare contro le proprie convinzioni ma allo stesso tempo per non favorire politicamente il centrodestra».

L’eventuale alto tasso di astensionismo tra gli elettori M5S potrebbe essere decisivo, secondo Buttaroni. «Nel M5S c’è una quota molto elevata di elettori che potrebbero non andare a votare e questo potrebbe incidere nel risultato finale - afferma - Ma sottolineo che negli ultimi 15 giorni le persone cominciano veramente a maturare una decisione e questo è l’aspetto più importante: si sta cercando attraverso i sondaggi di anticipare il risultato finale, ma i sondaggi non fanno questo». Decisivi saranno quindi le ultime due settimane e anzi le ultime ore perché, conclude Buttaroni, «quello che conta l’ultimo miglio da casa al seggio, è lì che si decide tutto, visto che ormai il 10% degli elettori decide addirittura nel segreto dell’urna».