Martedì 31 Marzo 2026

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Anna Foa: «Con la pena di morte Israele introduce l’apartheid»

La storica commenta la legge appena approvata dalla Knesset: «È la pietra tombale di una democrazia già molto in bilico»

31 Marzo 2026, 18:42

Anna Foa: «Con la pena di morte Israele introduce l’apartheid»

Macabri festeggiamenti nel parlamento israeliano, dove lunedì è stata approvata la legge che autorizza i tribunali militari a ricorrere alla pena di morte con impiccagione per gli atti terroristici commessi (solo) dai palestinesi in Cisgiordania. Nella Knesset la controversa legge ha ottenuto 62 voti a favore – compreso quello del premier Benjamin Netanyahu -, mentre i voti contrari sono stati 48. Un successo per il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir. Il suo partito, Otzma Yehudit, si è battuto a lungo per far passare la legge sulla pena di morte. La legge ha ottenuto anche il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. Dopo il voto finale, che ha richiesto circa dodici ore di dibattito, Ben-Gvir ha offerto champagne ai colleghi di partito e agli altri componenti della coalizione di governo. In base alla nuova legge, i residenti della Cisgiordania che uccidono un israeliano «con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele» verranno condannati a morte. La pena è riducibile all’ergastolo in casi particolari. Le esecuzioni per impiccagione devono avvenire entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.

«Con la legge sulla pena di morte – dice al Dubbio la storica Anna Foa (ha insegnato Storia moderna nell’Università di Roma “La Sapienza”) – Israele fa un salto nel buio. È la pietra tombale di una democrazia già molto in bilico e minacciata». Foa è da pochi giorni in libreria con Mai più (Laterza). Un titolo che rievoca il grido che si è alzato dopo l’Olocausto. Mai più genocidio, mai più crimini di guerra, mai più violenza indiscriminata contro i civili, mai più odio razziale. La storia degli ultimi giorni, purtroppo, sta dimostrando il contrario.

Professoressa Foa, quanto approvato dalla Knesset dimostra che Israele sta affrontando giorni molto tristi? 

«Stiamo assistendo ad una cosa terribile. La legge sulla pena di morte effettua una distinzione tra cittadini inconcepibile in un Paese moderno e democratico, relegando su un secondo piano i cittadini o comunque gli abitanti di zone sottoposte a Israele, Gaza, la Cisgiordania, ma anche Gerusalemme Est. Tutto questo è assurdo. È l’inizio di una distinzione basata sul sangue. È qualcosa di aberrante, che ci fa tornare indietro di secoli. Non avrei mai pensato che la Knesset potesse arrivare a questo». 

Netanyahu ha raggiunto il Parlamento al momento del voto. Il premier israeliano è ormai ostaggio dei partiti più estremisti che lo sostengono? 

«Più che ostaggio è d’accordo con l’ala più estremista del suo governo. Non vedo ormai tante differenze tra Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich. È difficile arrivare ad accettare certe politiche e spingerle senza essere in qualche modo d’accordo. Che Netanyahu sia ostaggio di alcuni alleati che lo influenzano mi sembra forse eccessivamente generoso nei suoi confronti». 

La legge sulla pena di morte è una vittoria del ministro della Sicurezza nazionale, Ben Gvir. Israele si allontana sempre di più dalla comunità internazionale? La definizione «democrazia più importante del Medio Oriente» è un vecchio ricordo? 

«Abbiamo una democrazia con l’apartheid. Il mondo giudicherà l’apartheid di Israele e così potrebbe crescere l’antisemitismo, cosa che ovviamente nessuno di noi vorrebbe. Israele sarà sempre più isolata, diventerà uno Stato canaglia, uno dei pochi Stati al mondo che ancora hanno la pena di morte. Israele si troverà in una situazione estremamente difficile anche nell’ambito delle relazioni internazionali. Io spero che, poiché la situazione è andata oltre l’immaginabile, ci sia una reazione d’orgoglio da parte degli israeliani che finora non hanno criticato con forza il governo di Netanyahu. Spero che ci sia un vero e proprio movimento di rifiuto verso quanto sta accadendo. Stiamo assistendo ad un delirio di onnipotenza di Ben Gvir, Smotrich e anche di tanti cittadini israeliani, non dico tutti. C’è al tempo stesso una opposizione molto coraggiosa che continua a battersi. Lo dimostrano le manifestazioni che sono riprese anche durante la guerra, non dimentichiamo questo. Purtroppo, la Knesset di un Paese democratico ha approvato una legge che non ha niente di democratico. Viene reintrodotta la pena di morte, e già questo è un elemento gravissimo, per una parte dei cittadini. In Israele da oggi c’è l’apartheid». 

La Corte Suprema potrà bloccare la legge sulla pena di morte? 

«Non mi aspetto molto dalla Corte Suprema. Vedremo comunque come si muoverà. L’opposizione dentro la Knesset, penso al partito arabo-israeliano Hadash, sta preparando una richiesta alla Corte Suprema affinché intervenga subito. Non sono però ottimista su questa iniziativa. La legge sulla pena di morte hanno voluto farla passare come il risultato di un compromesso. Non è affatto così. È stata approvata una legge che decide la pena di morte per i palestinesi e non per i terroristi ebrei. Ricordiamo che ci sono anche dei terroristi ebrei, presenti tra i coloni, che hanno assassinato a sangue freddo i palestinesi e che non sono stati incarcerati nemmeno per un giorno». 

Il suo ultimo libro si intitola «Mai più». Lancia un messaggio di speranza, nonostante il momento delicato che stiamo affrontando? 

«Nel corso di una elaborazione memoriale, il “Mai più” ha vinto. Ha vinto in una parte del mondo all’interno della quale troviamo Israele, gli Stati Uniti e anche molti altri Paesi. “Mai più” si ricollega a tanti fatti della Storia. Purtroppo, certi eventi infrangono molte speranze, dato che ci fanno tornare indietro di decenni».

Questi passi indietro sono la conseguenza anche del 7 ottobre? 

«Oltre che del 7 ottobre, sono il frutto avvelenato dello sterminio di 70mila persone a Gaza, la maggior parte civili, bambini, anziani, neonati. Altri frutti avvelenati li rinveniamo nell’occupazione israeliana che dura dal 1967 e nella legge di supremazia ebraica del 2018. Come vede, sono tanti frutti avvelenati che portano alla fine della democrazia israeliana».