Danilo Toninelli, ex ministro delle Infrastrutture nel primo governo Conte e grillino "duro e puro", spiega che la riforma Nordio è «profondamente grillina» e che il M5S di un tempo «avrebbe proposto una riforma del genere, magari diversa e migliore, ma che di certo avrebbe contenuto il sorteggio». Toninelli, voterà sì? Non ho ancora deciso perché sono combattuto tra un voto tecnico e un voto politico. A differenza di altri io ho il coraggio di dire che questa è una riforma tecnicamente migliorativa, visto che il sorteggio indebolisce le correnti della magistratura e il potere di nomina della politica. E da questo punto di vista è una riforma profondamente grillina. Ma con il No si indebolisce politicamente Meloni, si potrebbe dire “beata ignoranza” per chi non ha letto la riforma e vota solo per tifoseria. Non so ancora cosa farò, aspetto gli ultimi giorni.
C’è anche chi riconosce alcuni aspetti positivi della riforma ma ammette di votare No per contrarietà governo, come Bettini o Vendola: che ne pensa?
Il fatto che solo loro due lo ammettano dimostra la debolezza strutturale, direi quasi genetica, del campo largo. Schlein e Conte invece dicono che votano no per motivi tecnici, come ad esempio il fatto che la riforma metterebbe i magistrati sotto l’esecutivo. È una stupidaggine che potrebbe tranquillamente essere compresa da qualsiasi studente appena iscritto alla facoltà di giurisprudenza.
Fiorella Mannoia invece vota no perché ha paura di cosa potrebbe accadere, anche se ammette di non saperne nulla e che non dovrebbero essere i cittadini a decidere: lei non sarà d’accordo…
Gli strumenti di partecipazione democratica per i cittadini dovrebbero essere ampliati, altroché ristretti. Chiunque simpatizzi con il vecchio M5S dovrebbe essere d’accordo per coerenza con la propria storia valoriale, che comprendeva la democrazia diretta come strumento predominante. L’uno vale uno significava permettere a tutti di dire la propria, non che il panettiere può fare l’astronauta. E d questo punto di vista il referendum confermativo è uno strumento straordinario.
Nei manifesti del M5S contro la riforma si invita votare No per indebolire la casta della politica: come commenta?
È uno slogan giuridicamente sbagliato perché come ho detto prima grazie al sorteggio si dà un colpo anche al potere della politica di influenzare le scelte dei membri del Csm. Ma d’altronde la debolezza di questi signori del campo progressista è proprio quell’avi non avere il coraggio di dire la verità. Bastava dire al proprio elettorato che votare No era il male minore, nel senso che il beneficio di far vincere il No per indebolire Meloni è maggiore del maleficio di affossare una riformetta magari anche giusta tecnicamente.
Lei ha frequentato le istituzioni e ha fatto il ministro: sa benissimo che con questi argomenti è dura vincere un referendum…
Io provengo da un partito che oggi non esiste più. Un partito che diceva di essere post-ideologico, né di destra né di sinistra ma per le idee. E diceva che qualsiasi idea buona, anche se proveniente da altri, andava appoggiata. Questo era il nostro Dna capace di scardinare destra e sinistra, fascismo e antifascismo. Poi Conte ha deciso di affossare l’unico partito antisistema, piazzandolo nel centrosinistra. Quando ti piazzi, se poi un tuo avversario fa una cosa giusta non lo puoi appoggiare, semplicemente perché la fa lui.
Il M5S degli inizi avrebbe appoggiato questa riforma?
Il M5S, quello del 30%, avrebbe proposto una riforma come questa. Diversa, magari migliore, ma che sicuramente avrebbe contenuto il sorteggio per i membri del Csm. Ma oggi il M5S ha un terzo dei voti di un tempo. La gente che non li vota più o si astiene in generale o gli altri votano di certo a favore di questa riforma. E dell’elettorato che Conte è riuscito a mantenere per sé una parte di certo voterà sì.
In ogni caso se vincesse il No per Conte sarebbe una vittoria importante, non crede?
Conte cerca solo di sopravvivere, di galleggiare. Conte ha già perso. Se dopo quattro o cinque anni alla guida del M5S e di scelta di piazzamento del M5S nel centrosinistra non è stato in grado di strutturare un contratto di governo che lo leghi agli alleati, dove vuole andare? Si vuole tenere le mani libere, fa il democristiano. Nel primo governo Conte c’era un contratto di governo e si fecero diverse cose, ma il Conte di allora non sapeva nemmeno cosa fosse il M5S…L’unico motivo per votare oggi il M5S è votare contro Meloni, non c’è nessun altro motivo per votarli. Mi pare un po’ pochino per presentarsi come alternativa di governo.
Ha sentito Grillo in questi giorni?
Assolutamente no. Non l’ho sentito ma posso ripetere che Beppe Grillo è una persona che entusiasmava le folle ed emozionava le persone con le sue idee, e tra queste c’era quella di cancellare le liste bloccate e sostituire con il sorteggio. Quindi non può essere in contrasto con un’idea storica che ha sempre fatto parte del vero M5S.