Mercoledì 18 Marzo 2026

×

Il caso

Scuola Magistratura, il "ribaltone" Paladini tra veleni e sospetti di complotto

L'elezione del nuovo presidente scatena le accuse di lottizzazione, ma dietro il voto emerge la rottura sulla gestione Sciarra: dal mancato pluralismo al pasticcio burocratico che ha portato alla decadenza del magistrato Palazzi

18 Marzo 2026, 19:20

19:50

Scuola Magistratura, il "ribaltone" Paladini tra veleni e sospetti di complotto

Mauro Paladino, nuovo presidente della Scuola superiore

Il cambio della guardia al vertice della Scuola superiore della magistratura scatena una tempesta mediatica e politica. L’elezione di Mauro Paladini, professore ordinario di diritto privato, viene letta da gran parte della stampa come il compimento di una “teoria del complotto” ordita dal centrodestra. L’accusa è netta: aver sottratto la guida dell’istituto a Silvana Sciarra, ex presidente della Corte costituzionale, per consegnarla a un profilo considerato vicinissimo al triangolo Meloni-Nordio-Mantovano e, dunque, “plagiare” i nuovi magistrati orientandoli a destra, dopo 14 anni di guida a sinistra.

La votazione si è chiusa con un netto 6 a 4, ma il risultato è figlio di un intricato labirinto di eventi. L’esito sarebbe stato probabilmente diverso se non fosse scoppiato il “caso” Mario Palazzi. Il procuratore di Viterbo, dopo un lungo contenzioso amministrativo, era stato nominato nel direttivo della Scuola, ma la sua indisponibilità a rinunciare all’attuale ruolo direttivo lo ha fatto decadere nuovamente, essendo i due incarichi, secondo il Csm, incompatibili. Un’assenza pesante: il voto di Palazzi, di area progressista, sarebbe andato a Sciarra.

Il sospetto sollevato dai giornali anti-separazione è che i laici di centrodestra e alcuni consiglieri togati abbiano deliberatamente sabotato Palazzi per impedire che il voto su Sciarra avvenisse prima della scadenza naturale, tempistica che avrebbe permesso alla presidente uscente di far valere il proprio voto “doppio” in caso di parità. Un ragionamento che rovescia il complottismo opposto, secondo cui proprio la fretta di far insediare Palazzi, prima ancora del via libera della Terza Commissione del Csm, sarebbe stata congeniale alla conferma di Sciarra. Al momento del voto, la presidente uscente ha scelto di non ritirare la scheda. A scaldare ulteriormente gli animi è il curriculum politico di Paladini: i quotidiani puntano il dito sulla sua adesione al Comitato “Sì riforma”, scelta che per i critici lo bolla come “uomo del governo” proprio a ridosso dell’appuntamento referendario.

Tuttavia, l’accusa di politicizzazione ha provocato non poche lamentele all’interno della Scuola. Si ricorda infatti che, solo due anni fa, Sciarra fu eletta all’unanimità e per acclamazione, con il voto favorevole di tutti i componenti (inclusi quelli di area governativa) in virtù del suo prestigio come presidente emerita della Consulta. La fiducia era dunque trasversale, nonostante le sue note posizioni e i suoi sponsor politici. Stando a quanto si apprende, la rottura odierna non sarebbe ideologica, ma causata da divergenze sulla gestione stessa dell’istituto, vissuta da alcuni come deficitaria sotto il profilo della collegialità.

Il punto di rottura definitivo è stata proprio la gestione del caso Palazzi: una presa di possesso bollata come atto illegittimo da parte del direttivo poiché avvenuta alla sola presenza di Sciarra, senza il confronto richiesto per verificare i requisiti del magistrato. Una condotta poi bocciata dal Consiglio di Presidenza del Csm e dalla Terza Commissione che, data l’indisponibilità di Palazzi al fuori ruolo, ha dovuto sancirne la decadenza.

Alla scadenza naturale del mandato di Sciarra, il Comitato — che nel biennio ha evitato una sfiducia formale della presidente — ha scelto di cambiare rotta puntando su Paladini, descritto come figura di alto profilo scientifico e dotata di grandi capacità di dialogo. A smentire la tesi della “lottizzazione politica” sarebbe inoltre la successiva nomina all’unanimità dei due vicepresidenti, eletti per acclamazione: Roberto Conti, magistrato di area progressista (AreaDg), e Pier Lorenzo Parenti, avvocato fiorentino e dottore di ricerca alla Normale Superiore di Pisa. Un segnale di distensione e di volontà di garantire il pluralismo interno.

A sostenere la candidatura di Paladini sono stati i cinque componenti nominati dal Guardasigilli Carlo Nordio, insieme a Loredana Nazzicone, magistrato di Cassazione eletta nel 2024. Compattamente contrari, invece, gli altri togati scelti dal Csm, a conferma di una spaccatura profonda che attraversa i luoghi della formazione giudiziaria.

Comunque sia andato il voto, un dato resta chiaro: la Scuola è vista come strumento di condizionamento. Un concetto ribadito dal togato indipendente del Csm Andrea Mirenda: «La dura battaglia correntizia per la conquista della presidenza mostra ancora una volta come questa istituzione sia stata piegata a finalità tutt’altro che commendevoli. La Ssm viene concepita, a destra e a sinistra, come una sorta di “centro addestramento reclute” mirato a indirizzare le scelte interpretative dei magistrati. Una ragione in più per sradicare questi fenomeni lottizzatori e per liberare la magistratura con un Sì».