Martedì 14 Aprile 2026

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Delitto di Pierina

Omicidio Paganelli, la difesa di Dassilva contesta la pista dell’aggressore esperto

In aula il consulente balistico esclude una condotta “professionale” e sostiene che le 29 coltellate sarebbero incompatibili con l’azione di un militare addestrato

14 Aprile 2026, 09:33

Omicidio Paganelli, la difesa di Dassilva contesta la pista dell’aggressore esperto

Nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la difesa di Louis Dassilva prova a incrinare uno dei punti più delicati dell’impianto accusatorio: la compatibilità tra il profilo dell’imputato e la dinamica dell’aggressione. Nell’udienza davanti alla Corte d’Assise, il consulente balistico Paride Minervini, incaricato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ha sostenuto che un militare addestrato difficilmente avrebbe agito con una violenza tanto confusa da infliggere 29 coltellate.

È una linea difensiva chiara, che punta a spostare il baricentro del dibattimento sulla natura stessa dell’azione omicidiaria. Secondo Minervini, il modo in cui sarebbe stato impugnato il coltello e la sequenza dei colpi non rimanderebbero a una mano esperta o a un’aggressione eseguita con tecnica e controllo. Un passaggio che la difesa utilizza per mettere in discussione l’idea di una condotta compatibile con il passato militare attribuito a Dassilva.

La tesi della difesa sulla dinamica dell’omicidio

Secondo quanto riferito in aula dal consulente, l’aggressione a Pierina Paganelli, uccisa a Rimini il 3 ottobre 2023, non sarebbe stata portata avanti con modalità riconducibili a una persona addestrata. La quantità dei colpi, ben 29, viene letta come il segnale di un’azione disordinata, non lineare, probabilmente maturata dentro uno scontro fisico tra vittima e aggressore.

Minervini ha sintetizzato così il proprio ragionamento: un militare con esperienza e addestramento difficilmente avrebbe colpito in quel modo, con una violenza definita confusa. La ricostruzione non esclude la brutalità dell’azione, ma anzi la colloca dentro un quadro meno “professionale” e più caotico.

Il coltello impugnato da un destrimane

Nel corso dell’udienza, il consulente balistico ha affrontato anche il tema dell’impugnatura dell’arma. Secondo la sua analisi, «l’impugnatura dell’assassino ci dice che è destrimane», mentre il colpo ritenuto fatale sarebbe stato inferto «con una certa forza, dall’alto verso il basso».

Si tratta di un dettaglio che la difesa utilizza per offrire una lettura più tecnica dell’aggressione, pur senza arrivare a individuare con certezza l’identità dell’autore. Sul punto, Minervini ha precisato che resta invece difficile stabilire con esattezza l’altezza dell’omicida.

Vittima e aggressore uno di fronte all’altro

Un altro punto importante toccato dal consulente riguarda la posizione dei corpi al momento dell’aggressione. Secondo la ricostruzione illustrata in aula, vittima e assassino si trovavano in posizione frontale.

È un elemento che viene inserito nella strategia difensiva per rafforzare l’idea di uno scontro fisico diretto, segnato da resistenza da parte della vittima e da una dinamica più complessa di quella di un’aggressione rapida e tecnicamente controllata. Le 29 coltellate, nella lettura del consulente, potrebbero dunque essere compatibili proprio con una reazione di Paganelli e con una colluttazione tra i due.

«Non è opera di una persona esperta o di un militare»

La frase più netta della deposizione è quella con cui Minervini esclude che il gesto sia riconducibile a una persona esperta o a un militare. «Il coltello, così come impugnato, non è opera di una persona esperta o di un militare, come invece è stato Dassilva», ha spiegato in aula.

Questo passaggio rappresenta uno dei cardini della difesa. L’obiettivo è chiaro: sganciare la figura dell’imputato dall’immagine di un aggressore capace di colpire con freddezza e metodo. La difesa prova così a indebolire la suggestione accusatoria di un omicidio compiuto con tecnica e lucidità.

In aula anche il confronto sulle immagini della cam3

L’udienza non si è concentrata soltanto sugli aspetti balistici. Davanti alla Corte è stato sentito anche Massimo Iuliani, consulente forense specializzato nell’analisi di immagini, audio e video digitali.

La sua presenza è servita a discutere le conclusioni dell’ingegnere Davide Albini, consulente delle parti civili. Il confronto si è soffermato in particolare sulle immagini della telecamera di sorveglianza nota come cam3 e sulle riprese della notte del delitto. Anche questo fronte resta cruciale, perché riguarda uno degli elementi più sensibili del materiale probatorio.

Imputazione coatta per Nunzia Barzan e Davide Barzan

Parallelamente al processo per l’omicidio, si apre anche un altro capitolo giudiziario collegato alla vicenda. La gip Raffaella Ceccarelli ha disposto infatti l’imputazione coatta, entro dieci giorni, per l’avvocata Nunzia Barzan e per Davide Barzan, in relazione all’ipotesi di infedele patrocinio.

L’indagine era stata avviata dopo una denuncia presentata dai legali di Dassilva. Al centro del provvedimento c’è il ruolo della nuora della vittima, Manuela Bianchi, che per un periodo è stata assistita dallo stesso studio legale che seguiva anche altri soggetti coinvolti nella vicenda, tra cui lo stesso Dassilva, la moglie Valeria Bartolucci e il fratello Loris Bianchi.