Cesare Parodi conferma le dimissioni dal vertice dell'Anm: «Non assumiamo ruoli politici»
Dopo la vittoria referendaria il passo indietro del presidente della magistratura associata: «La mia famiglia ha bisogno di me». Polemiche per un post di una magistrati per il Sì contro Mattarella
Abbracci, baci, sorrisi: così i magistrati si sono salutati stamattina in Cassazione per il primo Comitato direttivo centrale dopo la vittoria al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. «Oggi lascio. La mia famiglia è fondamentale. Chi mi ha dato la vita ha bisogno di me»: così il presidente Cesare Parodi ha confermato le sue dimissioni.
Per la prima volta forse non parla a braccio. Vuole tenere il punto dopo mesi di attacchi personali durante i quali «mi hanno attaccato per la R moscia, mi hanno detto che sono stupido, che non ho lavorato. Ecco questa ultima cosa non l'accetto». Ha ringraziato gli avvocati per il No ma non si è detto "stupito" dei magistrati per il Sì. Certo, ha attaccato: quelli che hanno fatto una battaglia partecipando agli eventi di partito non rimanendo solo sul merito «hanno meno titoli degli altri per accusarci di essere politici».
Su questo è voluto essere chiaro: «il dialogo con il Paese deve ora essere un metodo ma questo non significa che assumiamo un ruolo politico». Poi l'ammissione: «non godiamo di una fiducia automatica», «si è aperto uno spazio di cambiamenti», il risultato «ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza». Da qui ha auspicato: «trasparenza, indipendenza non come diritto acquisito ma come responsabilità» e ancora «evitiamo le chiusure difensive».
Con la vittoria del No al referendum dai cittadini è arrivata una «delega forte ma non in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa ma dobbiamo meritarla», ha aggiunto. «Se dopo il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora la fiducia è destinata presto a venire meno, le fasi di vittoria sono le uniche in cui il cambiamento è veramente possibile», ha continuato. «La storia delle istituzioni ci insegna che le riforme credibili si fanno quando non sono imposte ma scelte. Dopo un simile risultato la magistratura non è sulla difensiva, non è costretta a reagire per paura quindi è il solo momento in cui il rinnovamento può apparire autonomo e non eterodiretto».
Nel punto stampa gli abbiamo chiesto se proprio per questo non sarebbe favorevole ad una revisione della legge elettorale del Csm che andrà al voto molto probabilmente in autunno: «Sì, ma non credo ci siano i tempi». Al termine del suo intervento tutti in piedi ad applaudirlo.
Poi la parola al Segretario Rocco Maruotti che più volte commosso ha detto: «È la vittoria di Davide contro Golia e Davide è la Costituzione, un testo che si vuole fare apparire ormai fragile e datato, ma che ha dimostrato tutta la sua forza e la sua perenne attualità. Come quella di Davide contro Golia, sembrava una battaglia persa eppure è stata vinta».
Ha poi ringraziato il procuratore capo Nicola Gratteri per essersi speso per la campagna. E ha aperto ad una stagione di riforme per migliorare il servizio ai cittadini ma anche per migliorare il processo. «Non è stata la vittoria della conservazione ma è l'inizio di un percorso di cambiamento», ha concluso pensando all'assetto interno della magistratura e al processo.
«Non si faranno passi indietro rispetto al modello accusatorio nel rispetto della figura del pm che viene fuori da questa riforma», ha assicurato e rassicurato Maruotti rispondendo ad una nostra sollecitazione rispetto ai timori dell'avvocatura. Dopo diversi interventi ha preso la parola Natalia Ceccarelli che ha rassegnato le sue dimissioni dal Cdc dopo essersi battuta per il Sì.
Il post contro Mattarella
La mattinata si era aperta con un post su Facebook (poi cancellato) di Carmen Giuffrida. La magistrata, tra le più esposte per il Sì, aveva condiviso un messaggio di Enrico Seta per cui Mattarella è "uno dei principali responsabili del degrado della giustizia italiana" e aveva lei stessa aggiunto: «Mattarella è il protettore delle correnti. I suoi interventi sul correntismo si sono sempre e solo risolti in vacue e inutili affermazioni di principio. Tempo fa scrissi "Mattarella ci sei batti un colpo. Beh ora ho la certezza che non lo batterà e faccio solo il conto alla rovescia».
Benché cancellato poco dopo, il post è finito nelle chat delle toghe. Tra quelli del No c'è chi invoca un intervento disciplinare chi invece preferisce non darle spazio «altrimenti la si trasforma in una eroina». Altri commentano: «Si sentono eticamente perfetti
Ma è proprio sull’etica che mostrano le carenze maggiori». C'è chi non apprezza anche tra i magistrati per il Sì: «Vediamo quando finisce l’onda del referendum cosa fanno per riavere visibilità».
E il post diventa oggetto anche di discussione al Cdc. «Siamo esterreffati», dicono in molti ma «auspichiamo che tutti possano voltare pagina». Intanto il post sarebbe comunque arrivato sul tavolo del presidente della Repubblica.
Il Cdc è ancora in corso. Vi aggiorneremo se entro la giornata verrà votato il nuovo presidente...