Le dimissioni di Cesare Parodi quale presidente dell’Anm verranno formalizzate solo sabato mattina: sono il terzo punto all’ordine del giorno del Comitato direttivo centrale. Sarà il primo incontro ufficiale dopo la vittoria referendaria. Un momento per le toghe per tirare un sospiro di sollievo, godersi il risultato ma anche guardare avanti. L’associazione, che se avesse prevalso il Sì avrebbe rischiato addirittura di sciogliersi o almeno sdoppiarsi, adesso ha davanti a sé una stagione di (auto)riforma, almeno a prendere per buone le dichiarazioni di alcuni nomi di peso all’interno della magistratura.
Ma per farlo occorre avere una guida credibile e una compattezza di fondo. A maggior ragione che proprio due giorni fa il vice ministro Sisto ha subito aperto ad un dialogo con l’Anm. Il primo banco di prova sarà appunto la scelta del sostituto di Parodi, pronto a lasciare per «gravi motivi personali». Bisognerà capire se abbandonerà anche il Cdc: in questo caso gli subentrerebbe Filippo Scapellato . Il suo passo indietro sarà sottoposto formalmente al vaglio del Cdc. Qualcuno sarebbe pronto a chiedergli di ripensarci: ipotesi, tuttavia, alquanto impraticabile al momento. Ma da qui a sabato tutto può succedere. La nomina è l’ottavo punto all’odg ma ad oggi è alquanto difficile sapere se i gruppi associativi troveranno la quadra entro sabato.
Se così non fosse, si andrebbe a finire al prossimo Cdc di fine aprile o inizio maggio. Nel mentre sarebbe Marcello De Chiara , attuale vice presidente, a svolgere il ruolo di facente funzioni. Comunque, ad ora, a giocarsi la presidenza sarebbero tre esponenti di Magistratura Indipendente, la stessa dell’uscente Parodi: Giuseppe Tango, Chiara Salvatori, Antonio D’Amato . Il primo è stato il più votato in Mi alle ultime elezioni ma per giochi di corrente ha dovuto cedere lo scettro a Parodi a febbraio dello scorso anno. Quindi adesso sarebbe il suo momento, dopo aver fatto anche molto bene come presidente dell'Anm di Palermo. L’unico punto a suo svantaggio, per alcuni in Mi, è che sarebbe troppo vicino alla «sinistra giudiziaria».
Non sarebbe stato apprezzato il suo appello a votare No per «fermare la deriva autoritaria», espressione più vicina alle toghe di Area che a quelle conservatrici. Tuttavia, da quanto appreso, accoglierebbe il favore anche da parte di Magistratura democratica e di Unicost. Anche Chiara Salvatori , fuoriuscita da Unicost per transitare in Mi, sarebbe quotata e, nonostante il suo addio alla corrente centrista, non dovrebbe trovare sbarramenti proprio dai suoi ex compagni.
«Va giudicata per quello che ha fatto, non per altro» ci spiega un magistrato di Unicost. Tuttavia, a dare queste carte in Mi in questo momento sarebbe la presidente Loredana Miccichè e non Claudio Galoppi che lascerebbe la decisione a chi sta in Cdc e ha imparato a conoscersi in questi mesi. Proprio la Micciché ha sostenuto la candidatura al Csm di Bernadette Nicotra che, a pochi giorni dal voto, è uscita allo scoperto per il Sì.
E qualcuno sussurra che «non può essere lei a dettare legge visto che ha sponsorizzato una che ha “tradito” la causa». Resta Antonio D’Amato , un nome che ha lasciato perplesse diverse toghe nelle altre correnti. A tal proposito «la nostra idea – ci dice un esponente di Md – è che, pur partendo dal presupposto che l’unitarietà si coltiva garantendo a Mi la presidenza, è altresì auspicabile che l’impegno collettivo espresso in questi mesi dalla base dell’Anm, soprattutto dalla giovane magistratura venga ripagato da una figura che dia un'immagine di freschezza al nuovo corso». A buon intenditore poche parole.
Sul fatto che la presidenza dell’Anm debba restare nelle mani di Mi lo pensa anche Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg, che ci dice: «Spetta al gruppo di maggioranza relativa continuare a guidare l’Anm». Dicendo così smentisce anche alcuni spifferi, apparsi nella stampa di ieri, che avrebbero prefigurato un blitz di Area per mettere alla guida dell’Anm l’attuale Segretario Rocco Maruotti. Sempre una toga di Area vuole però precisare: «non c’è fretta di trovare un Presidente, certe decisioni vanno prese con calma. Soprattutto prima Mi facesse chiarezza in se stessa. Poi valuteremo che nome ci propongono». In queste ore comunque i cellulari dei responsabili dei gruppi squillano parecchio per convergere su un nome. L’importante – tendono tutti a voler far capire – è che, scampato il pericolo della riforma, bisogna aprire una nuova fase in cui i personalismi cedano il passo allo spirito di gruppo, all’unità riacquisita in questi mesi, evitando di far emergere una magistratura che opera solo per tatticismi.