Martedì 24 Marzo 2026

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Ecco i post al veleno dei magistrati contro gli avvocati

Dopo il voto referendario, sui social arrivano le invettive contro chi ha sostenuto il Sì alla riforma. Il caso del giudice Francesco Agnino segnalato a Via Arenula

24 Marzo 2026, 19:17

Ecco i post al veleno dei magistrati contro gli avvocati

Si moltiplicano le reazioni, dopo il voto referendario per la separazione delle carriere. In tanti, magistrati e avvocati compresi, hanno colto l’occasione per commentare la vittoria del No. Rampa di lancio degli interventi, le piattaforme social. Tra i casi più discussi, quello del giudice di Cassazione Francesco Agnino che si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni che hanno suscitato immediate repliche.

In un post su Facebook, pubblicato poche ore dopo l’esito del referendum e successivamente rimosso, Agnino si è rivolto dal suo «angolo privilegiato della Corte di Cassazione» direttamente agli avvocati e ai colleghi magistrati che hanno sostenuto il Sì, partendo da una premessa. «È stato detto - si legge nel post - che i magistrati iscritti alle correnti avevano paura di perdere il potere, insensibili a qualunque cambiamento». Agnino, senza giri di parole, pontificando sulle qualità professionali invita chi era a favore della riforma costituzionale (avvocati e magistrati) ad «abbandonare la toga», non perché abbiano sostenuto legittimamente il Sì.

L’invito deriva dal fatto che Agnino ha letto «ricorsi o sentenze» di avvocati e magistrati e che «l’aggettivo che meglio si attaglia è IMBARAZZANTI» (con tutte le lettere maiuscole come fa Trump su Truth, nda). Ma non è finita qui. Il magistrato della Suprema Corte rincara la dose, affidando il proprio pensiero alla “pubblica piazza” di Facebook: «Il diritto ed in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. Ed adesso è giusto togliersi qualche sassolino dalle scarpe». L’espressione «togliersi qualche sassolino dalle scarpe» è poco chiara o sin troppo chiara, in base ai punti di vista. Di sicuro le parole di Francesco Agnino non sono passate inosservate.

L’avvocato Antonello Talerico di Catanzaro ha inviato al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al presidente della Corte di Cassazione e al presidente del Csm, una segnalazione urgente relativa alla «condotta gravemente lesiva della dignità istituzionale, dell’imparzialità e del decoro della funzione giudiziaria posta in essere» da Francesco Agnino. «Il magistrato che esercita le proprie funzioni in seno alla Corte di Cassazione – evidenzia Talerico - è il custode per eccellenza della nomofilachia e dell’uniforme interpretazione della legge. L’esercizio di tale funzione esige, per definizione costituzionale (art. 101 Cost.) e per consolidato orientamento del Csm, un distacco assoluto da qualsiasi manifestazione pubblica di parte, a fortiori quando essa sia orientata a delegittimare categorie di operatori del diritto che si troveranno a confrontarsi con lui in udienza». Talerico osserva che Agnino «non si è limitato a esprimere, peraltro in modo improprio, un’opinione di merito sul referendum».

L’avvocato catanzarese nella sua lettera al guardasigilli rileva che il magistrato della Cassazione «con tono apertamente sprezzante ha invitato avvocati e magistrati favorevoli al sì ad “abbandonare la toga” e a “cancellarsi dall'ordine”, qualificando in modo indiscriminato i loro scritti forensi come “imbarazzanti” e lesivi della lingua italiana». «In ragione di quale verifica oggettiva e imparziale?», si chiede Talerico. «Nessuna – aggiunge -: si tratta di un giudizio soggettivo, incontrollabile e offensivo, calato dall’alto del proprio “angolo privilegiato della Corte di Cassazione”, espressione che rivela non già umiltà istituzionale, bensì consapevole ostentazione del potere gerarchico della funzione».

Sempre sui social, un altro magistrato, l’ex presidente dell’Anm Luca Poniz, ha esaltato la vittoria elettorale di chi si è opposto alla riforma costituzionale, definita «un chiaro disegno politico che mirava all’indebolimento della magistratura, ridisegnando ed alterando l’equilibrio del rapporto tra i poteri dello Stato». Secondo Poniz, la vittoria del No rappresenta un «risultato straordinario» ed è «il frutto di una caparbia, seria, rigorosa informazione che la magistratura è riuscita a fare, in condizioni impossibili». Sono solo questi i «sassolini dalle scarpe» che qualcuno inizia a togliersi?