Processo chiuso
Cgil, assalto alla sede di Roma: gli interni danneggiati
Diventano definitive le condanne per otto imputati nel processo per l’assalto alla Cgil, avvenuto il 9 ottobre 2021 a Roma durante la manifestazione no green pass. I giudici della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno infatti rigettato i ricorsi presentati dalle difese, chiudendo in via definitiva il filone del procedimento celebrato con rito abbreviato.
Tra gli imputati coinvolti c’è anche Fabio Corradetti, figlio della compagna di Giuliano Castellino.
La decisione della Cassazione mette un punto al percorso processuale degli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Le loro condanne erano state rideterminate nell’Appello bis, celebrato dopo il rinvio disposto dalla Prima sezione della Suprema Corte nell’aprile del 2024.
Nel marzo e nell’ottobre dello scorso anno, i giudici della Seconda sezione penale della Corte di Appello di Roma avevano condannato i nove imputati a pene comprese tra quattro e sei anni. Otto di loro hanno poi deciso di ricorrere in Cassazione, ma i loro ricorsi sono stati ora respinti.
Il procedimento riguarda uno degli episodi più gravi avvenuti durante le proteste contro il green pass nella capitale. In quel contesto, la sede nazionale della Cgil venne presa d’assalto nel corso della manifestazione del 9 ottobre 2021, in un pomeriggio segnato da forti tensioni e violenze nel centro di Roma.
È su quei fatti che si è concentrata l’inchiesta della procura, con un doppio binario processuale: quello definito con rito abbreviato e quello, ancora in corso, celebrato con rito ordinario.
Mentre per gli otto imputati giudicati con rito abbreviato le condanne sono ormai definitive, davanti ai giudici della Prima sezione della Corte di Appello prosegue il processo con rito ordinario.
Nell’udienza del 25 febbraio scorso, la procura generale ha chiesto di confermare le condanne per il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, per l’ex Nar Luigi Aronica, per Giuliano Castellino e per altri quattro imputati.
Per tutti loro, a vario titolo e in relazione alle singole posizioni, dopo l’inchiesta della pm Gianfederica Dito vengono contestati i reati di devastazione aggravata in concorso, resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata e istigazione a delinquere.
Per il filone ordinario la sentenza è attesa a ottobre.