Giustizia amministrativa
SEDE TAR DEL LAZIO
Il Tar Lazio torna a fare i conti con una crescita significativa dei ricorsi, ma nello stesso tempo conferma una forte capacità di riduzione dell’arretrato. È questo il quadro tracciato dal presidente Roberto Politi durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Roma, dove ha indicato con chiarezza il doppio volto della situazione: da una parte l’aumento della domanda di giustizia amministrativa, dall’altra un ufficio che continua a smaltire fascicoli ma che sente sempre più il peso della carenza di personale amministrativo.
«Nel 2025 sono stati depositati 16.034 ricorsi, con un incremento del 12% rispetto al 2024», ha spiegato Politi. Un dato che segna una inversione di tendenza netta rispetto all’anno precedente, quando invece si era registrato un calo. «Il dato segna un’importante inversione di tendenza, atteso che nel 2024 era stata registrata una riduzione dei ricorsi pari al -15,8% rispetto al 2023», ha aggiunto.

L’aumento delle nuove cause non ha impedito però al tribunale di proseguire nel lavoro di alleggerimento delle pendenze. Politi ha sottolineato come il numero delle controversie ancora da definire sia diminuito in modo consistente nel corso dell’ultimo anno.
«Se al 31 dicembre 2024 risultavano in attesa di definizione 28.717 ricorsi, alla stessa data dello scorso anno le controversie pendenti si sono ridotte a 22.467», ha ricordato. Il saldo complessivo dell’attività giurisdizionale viene quindi letto come un segnale positivo sul piano dell’efficienza.
La riduzione dell’arretrato, secondo i numeri illustrati dal presidente, è molto più marcata rispetto alla media nazionale. «La contrazione complessiva delle giacenze è pari al -21,76%, a fronte di una riduzione del dato nazionale pari al -1,3%», ha osservato.
Il peso del tribunale amministrativo romano emerge anche dal confronto con il quadro nazionale. Il Tar del Lazio continua infatti a rappresentare una quota enorme del contenzioso amministrativo italiano.
«Nel 2025 risulta confermata l’incidenza dei ricorsi depositati presso questo tribunale sul dato nazionale per circa un quarto del totale, pari al 24,35%», ha sottolineato Politi. Un dato che restituisce bene la complessità strutturale dell’ufficio e la pressione organizzativa che grava su una sede chiamata a gestire, da sola, una fetta così rilevante della giustizia amministrativa italiana.
A spingere in alto il numero complessivo dei ricorsi sono stati soprattutto alcuni settori specifici. Il primo è quello dei visti d’ingresso in Italia, che ha registrato un aumento impressionante.
«Si registra un incremento del 375,54%: 2.839 ricorsi nel 2025, di cui 1.197 relativi al silenzio dell’amministrazione, a fronte dei 597 del 2024», ha spiegato il presidente. È uno dei comparti che più chiaramente mostrano come il contenzioso amministrativo sia influenzato anche dai ritardi o dalle omissioni della pubblica amministrazione.
Molto elevato resta anche il contenzioso sul sostegno scolastico, che ha imposto una gestione distribuita tra più sezioni del tribunale. «La straordinaria quantità di ricorsi presentati, pari a 2.071, di cui 1.062 silenzi, ha imposto di mantenere la distribuzione della relativa cognizione fra più sezioni, attesa la chiara impossibilità che una sola di esse potesse efficacemente fronteggiare un flusso così imponente», ha detto Politi.
Tra le materie più litigiose compare anche il bonus docenti. «Segnalo, per il solo 2025, la presentazione di 1.333 ricorsi per l’ottemperanza a pronunce rese dal giudice ordinario», ha aggiunto il presidente, confermando come il contenzioso scolastico e quello legato ai diritti individuali continuino a occupare uno spazio centrale nell’attività del Tar.
Sul fronte dell’arretrato, Politi ha richiamato i risultati ottenuti grazie agli strumenti straordinari collegati al Pnrr. «È stato definito il 96% dell’intero ammontare delle controversie comprese nel programma di smaltimento di questo tribunale», ha affermato.
È un risultato importante, ma destinato a confrontarsi presto con un problema strutturale: il progressivo venir meno proprio di quegli strumenti straordinari che hanno aiutato a sostenere il ritmo di lavoro.
Il vero nodo, nel discorso del presidente, è quello degli organici. «Con riguardo al personale amministrativo si registra una continua riduzione della compagine», ha avvertito Politi. Alla fine del 2025 risultavano infatti in servizio 102 dipendenti a tempo indeterminato a fronte dei 139 previsti dalla dotazione organica.
Una distanza già pesante, aggravata da un ulteriore flusso di uscite. «Già a gennaio 2026 sono stati contati 20 dipendenti in uscita tra pensionamenti, dimissioni e mobilità verso altre amministrazioni», ha spiegato. Nel solo 2025, del resto, il tribunale ha perso 33 dipendenti: tre per pensionamento, sedici appartenenti al personale Pnrr e quattordici lavoratori a tempo indeterminato.
È proprio questo il punto che rende più fragile il sistema in vista del 2026, cioè l’anno in cui gli strumenti straordinari del Pnrr cominceranno a esaurirsi. Per Politi si tratta di una questione che impone ormai una riflessione urgente sull’organizzazione futura dell’attività giudiziaria.
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, che ha rivendicato la buona tenuta della giustizia amministrativa italiana nel confronto europeo.
«La giustizia amministrativa italiana presenta tempi di definizione delle controversie significativamente più rapidi rispetto alla media europea», ha affermato. Un riconoscimento che si intreccia però con la necessità di non disperdere i risultati raggiunti proprio nel momento in cui gli uffici devono affrontare nuove pressioni organizzative.
Maruotti ha poi toccato anche il tema delle nuove tecnologie. «L’utilizzo dell’intelligenza artificiale potrà certamente offrire strumenti utili di supporto, ma non potrà mai sostituire le valutazioni del giudice, il suo ruolo di arbitro e la sua creatività», ha osservato.