Giovedì 05 Marzo 2026

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Cantone lascia Perugia: si apre la battaglia per la procura che “controlla” la Capitale

Con l'addio del procuratore si apre una delicata partita per la sua successione, una delle ultime grandi manovre gestite con l’attuale assetto del Csm

05 Marzo 2026, 17:42

Raffaele Cantone

Manca ormai soltanto il sigillo formale del plenum, l’ultimo passaggio burocratico prima che il trasferimento diventi effettivo, ma la strada per il futuro della magistratura campana e umbra è già tracciata. Raffaele Cantone, attuale procuratore capo di Perugia, si appresta a lasciare l’Umbria per fare ritorno nella sua terra d’origine, la Campania, dove andrà a occupare la poltrona di procuratore di Salerno.

La decisione della Quinta Commissione del Consiglio superiore della magistratura è arrivata all’unanimità, indicando Cantone come il successore naturale di Giuseppe Borrelli, che ha recentemente lasciato la guida della procura salernitana per assumere il comando di quella di Reggio Calabria. Per Cantone si tratta di un ritorno alle radici, ma con il bagaglio di un’esperienza istituzionale che lo ha reso uno dei volti più noti e autorevoli del panorama giudiziario italiano degli ultimi vent’anni.

La sua storia professionale affonda le radici nella trincea della Direzione distrettuale antimafia di Napoli dei primi anni Duemila. Erano i tempi in cui un manipolo di magistrati passava le notti a decifrare i flussi finanziari e le opache gerarchie del clan dei Casalesi, studiando i meccanismi di un potere criminale che sembrava allora inscalfibile. È stato proprio Cantone, insieme ad alcuni colleghi, a firmare le inchieste storiche che hanno progressivamente scardinato l’impero di boss del calibro di Francesco “Sandokan” Schiavone e Francesco Bidognetti, trasformando la lotta alla camorra in un modello di indagine patrimoniale e strutturale.

Da quella prima linea, la sua carriera ha preso il volo verso l’Olimpo delle istituzioni romane: prima la presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione, dove fu chiamato dall’allora premier Matteo Renzi per blindare la regolarità degli appalti di Expo 2015, e successivamente la guida della procura di Perugia. Nel capoluogo umbro, Cantone ha gestito fascicoli esplosivi che hanno trasformato una sede apparentemente tranquilla nell’ombelico del mondo giudiziario nazionale: dal caso Palamara, che ha terremotato il Csm, fino all’intricatissima vicenda Striano sugli accessi abusivi ai database dello Stato, un’indagine ora approdata per competenza alla procura di Roma.

L’addio di Cantone a Perugia, dove l’incarico sarebbe ufficialmente scaduto solo nel 2028, apre inevitabilmente una partita delicata per la sua successione. Il bando per il posto di procuratore capo verrà pubblicato subito dopo la ratifica della nomina a Salerno, innescando una contesa tra le correnti della magistratura per una sede che è solo geograficamente periferica. Perugia, infatti, detiene il potere di indagine sui magistrati della Capitale, rappresentando di fatto la “stanza dei bottoni” capace di influenzare gli equilibri della procura più importante d’Italia. La corsa per questa poltrona sarà una delle ultime grandi manovre gestite con l’attuale assetto del Csm, prima che l’eventuale conferma referendaria della separazione delle carriere muti radicalmente le regole del gioco.

A Salerno, Cantone troverà una realtà complessa e carica di aspettative. Erediterà dossier dal peso specifico enorme, a partire dal processo per l’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica. Si tratta di una vicenda che attende verità da oltre un decennio e che proprio in questi mesi affronta un passaggio decisivo: entro la fine di marzo, il gup dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati, tra cui figura l’alto ufficiale dell’Arma Fabio Cagnazzo. Per Cantone, la scelta di Salerno rappresenta anche un riavvicinamento personale alla sua Napoli, un desiderio già manifestato in passato con la candidatura alla procura di Napoli Nord, poi ritirata per lasciare spazio a Domenico Airoma.