Giovedì 05 Marzo 2026

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Il caso

Spyware Paragon, depositata la consulenza tecnica su telefoni e “impronta” del software

Accertamenti irripetibili su dispositivi di giornalisti e attivisti: si indaga contro ignoti per accesso abusivo e intercettazioni illecite

05 Marzo 2026, 11:24

Spyware Paragon, depositata la consulenza tecnica su telefoni e “impronta” del software

SPYWARE GENERATE AI IA

È stata depositata, a quanto si apprende, la consulenza tecnica sul caso Paragon, affidata agli specialisti della Polizia Postale e a un collegio di professori universitari che hanno svolto accertamenti tecnici irripetibili sui dispositivi telefonici utilizzati dalle parti lese nell’indagine. L’obiettivo è chiarire se i telefoni siano stati effettivamente “infettati” e se, in caso positivo, si tratti dello stesso software-spia, individuandone una possibile “impronta” digitale.

Tra le parti lese indicate figurano, secondo quanto riferito, il fondatore di Dagospia Roberto D’Agostino, i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, oltre agli attivisti di Mediterranea Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari.

L’inchiesta tra Roma e Napoli, con il coordinamento della Dna

L’indagine è condotta congiuntamente dai pm delle procure di Roma e Napoli, con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Al momento si procede contro ignoti.

Sul piano delle ipotesi di reato, il fascicolo riguarda l’accesso abusivo a sistema informatico e le fattispecie richiamate dall’articolo 617 del codice penale, in materia di reati informatici: cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni e installazione abusiva di apparecchiature atte a intercettare.

La “firma” dello spyware e la ricerca del codice alfanumerico

Il cuore degli accertamenti tecnici, da quanto emerge, è la ricerca di una “impronta”: un codice alfanumerico in grado di identificare lo spyware e stabilire se le eventuali compromissioni siano riconducibili a un unico strumento o a più software diversi. La consulenza depositata dovrebbe contribuire a fissare, con elementi tecnici, se i dispositivi esaminati presentino tracce compatibili con un’infezione e quale sia la natura del programma eventualmente utilizzato.

I testimoni già sentiti: Caravelli e Valensise

Nell’ambito dell’inchiesta, nei mesi scorsi sono stati sentiti come testimoni anche il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (Aise) Giovanni Caravelli e il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna (Aisi) Bruno Valensise.