Mercoledì 04 Marzo 2026

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Referendum giustizia

Nordio spinge per il Sì: «Ora o mai più, separare le carriere o il processo collassa»

A Bari il ministro lega la riforma a stabilità e consenso, critica l’Anm e annuncia: «Dopo il Sì mano al codice, soprattutto custodia cautelare»

04 Marzo 2026, 09:11

Nordio spinge per il Sì: «Ora o mai più, separare le carriere o il processo collassa»

CARLO NORDIO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

L’appuntamento di Bari diventa una tappa politica e simbolica della campagna referendaria sulla giustizia. Il ministro Carlo Nordio, a margine dell’incontro a sostegno del organizzato dalla Camera penale e dall’associazione dei giovani avvocati, mette l’accento su un nodo: la finestra favorevole. «Certamente se non passasse ora, con le condizioni favorevoli che ce la consentano, non ultima la stabilità, ma soprattutto il consenso dei cittadini, questo rallenterebbe di molto la modernizzazione della nostra giustizia», dice rispondendo ai giornalisti. E sintetizza con una formula netta: «Ora o mai più».

«Separare le carriere o il processo collassa»

Per Nordio la separazione delle carriere non è un dettaglio tecnico ma la condizione per evitare che il sistema si inceppi. «È utile perché altrimenti il processo penale collassa, come è collassato, e non funziona più», afferma. Il ministro richiama l’impianto “accusatorio” del codice voluto da Vassalli, sostenendo che senza separazione il modello non regge: «Un processo penale come quello che abbiamo noi, voluto da Vassalli, un processo di modello anglosassone, se non ha la separazione delle carriere, non funziona, è come una Ferrari con il motore della 500». Da qui l’alternativa che traccia: «O ritorniamo al vecchio codice fascista che è stato abolito nell’88-89, oppure dobbiamo adeguare la Costituzione a questa nuova riforma che non si è fatta quarant’anni fa perché non c’erano le condizioni di stabilità che ci sono oggi».

«Dal 1995 ho detto basta»: la riforma come “coronamento”

Nel passaggio più personale, Nordio rivendica una continuità di pensiero lunga trent’anni. «Già dal 1995 ho detto basta: bisogna separare le carriere. Ho scritto il primo libro proprio in quegli anni», racconta. E aggiunge: «Da 30 anni questa riforma ce l’ho nel cuore e costituisce il coronamento di una vita non soltanto di magistrato ma di modesto giurista che su questo argomento ha scritto 6 libri».

Critiche all’Anm e il timore della “politicizzazione”

Il ministro sposta poi l’attenzione sul ruolo della magistratura nel confronto pubblico, sostenendo che il rischio non è la critica nel merito ma l’esposizione politica. «Il rischio della magistratura, l’ho detto dal primo momento, non è tanto quello di criticare una riforma che per certi aspetti, come tutte le riforme, può essere criticata, ma è quella di affiancarsi o di seguire, o meglio ancora di anticipare e di guidare, quella che è un’iniziativa politica», afferma. Per Nordio l’effetto sarebbe immediato: «Significa che diminuisce il prestigio di terzietà della magistratura». E insiste su una dinamica che, a suo avviso, ha accelerato lo scontro: «L’Anm ha risposto subito con uno sciopero, come ricorderete, senza se e senza ma. Però costituendo un comitato altamente politico, si è esposta politicamente».

Sul referendum e sulle ricadute per l’esecutivo, Nordio respinge l’idea che il voto possa mettere in difficoltà la maggioranza: l’opposizione, osserva, sostiene che la consultazione possa «servire a indebolire il governo», ma «il governo è così forte e la maggioranza parlamentare talmente schiacciante, che non ne abbiamo paura di nessun tipo di risultato».

Il nodo Csm e «trasparenza assoluta» dopo lo scandalo Palamara

Nel ragionamento del ministro entra anche la credibilità del Consiglio superiore della magistratura, legata allo scandalo Palamara. «Finchè il Csm non avrà avuto il coraggio di fare trasparenza assoluta sullo scandalo Palamara, di scoperchiare questa pentola e di dire cosa ci fosse veramente dentro le chat… il prestigio e la credibilità di questa alta istituzione resterà comunque in un certo senso dubbia», afferma.

L’annuncio: «Dopo il Sì mano al codice, soprattutto custodia cautelare»

Nordio chiude con un impegno politico preciso, agganciando l’esito referendario al cantiere successivo sulle regole del processo. «Dopo che avrà vinto il sì metteremo mano al codice di procedura penale, soprattutto della custodia cautelare», annuncia, anticipando la direzione: «Stiamo cercando di riportare il codice al suo originario spirito accusatorio voluto da Vassalli».