Domenica 01 Marzo 2026

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Cinquanta magistrati per il Sì: la maratona oratoria a Roma

Referendum, l'evento con la consigliera laica Isabella Bertolini e Nicolò Zanon: “Smontiamo il racconto di una magistratura schierata compattamente per il no”

01 Marzo 2026, 13:52

Cinquanta magistrati per il Sì: la maratona oratoria a Roma

Una maratona oratoria, una sequenza serrata di interventi, cinquanta magistrati provenienti da tutta Italia che scelgono di esporsi pubblicamente. È stato questo il cuore dell’iniziativa “50 magistrati per il Sì” che si è tenuta ieri a Palazzo Wedekind, a Roma, promossa dal Comitato nazionale Sì Riforma in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

L’appuntamento romano si è trasformato fin dalle prime battute in un momento di forte impatto simbolico. Obiettivo dichiarato: smentire la narrazione di una magistratura compatta sul fronte del “no” e mostrare invece un pluralismo interno articolato e, soprattutto, "visibile". Ad aprire i lavori è stata Isabella Bertolini, avvocato, componente laica del Consiglio superiore della magistratura in quota FdI, e segretario generale del Comitato nazionale Sì Riforma. “Quella di oggi è molto più di un’iniziativa pubblica: è una chiamata alla responsabilità”, ha dichiarato rivolgendosi alla platea. Bertolini ha poi sottolineato come la presenza di cinquanta magistrati dimostri “con chiarezza che non esiste una magistratura monoliticamente schierata per il no”, evidenziando il valore di chi ha scelto di “metterci la faccia” per sostenere la riforma.

Nel suo appassionato intervento, la consigliera del Csm ha richiamato alcuni dei punti chiave della proposta referendaria: rafforzare la terzietà del giudice, restituire fiducia ai cittadini e superare le “degenerazioni del sistema correntizio”. Un passaggio che ha trovato più volte l’applauso della sala e che ha posto al centro il tema della credibilità dell’istituzione giudiziaria. Bertolini ha poi parlato di “dovere civico e morale” nel sostenere il Sì, legando il referendum non solo a una scelta tecnica ma a una prospettiva di rinnovamento complessivo del sistema giustizia. “Molti servitori dello Stato hanno scelto di uscire dalle aule per parlare ai cittadini”, ha aggiunto, rivendicando il valore della trasparenza e del confronto pubblico.

E' stato quindi il turno del professore Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte costituzionale e ora presidente del Comitato nazionale Sì Riforma. Zanon ha definito l’iniziativa “la dimostrazione plastica” che l’Associazione nazionale magistrati non rappresenta in modo unanime l’intera categoria sul fronte referendario. “Questo convegno smonta il racconto di una magistratura schierata compattamente per il no”, ha affermato, sostenendo che molti magistrati, anche se non presenti fisicamente, sarebbero orientati a votare Sì “silenziosamente, nell’urna”.

A moderare l’incontro è stato il direttore Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato, che ha guidato la staffetta degli interventi sottolineando come la giornata ha rappresentato uno dei momenti centrali della campagna referendaria, anche per contrastare le “fake news” da parte del fronte del No. Si sono allora alternati gli interventi dei magistrati di diverse sedi e funzioni, ciascuno portando esperienze dirette su criticità e prospettive della giustizia italiana. Il format scelto, interventi brevi ma incisivi, ha dato ritmo a un confronto che ha puntato a parlare non solo agli addetti ai lavori ma all’opinione pubblica. Tra i temi ricorrenti: la necessità di rafforzare autonomia e indipendenza, la richiesta di maggiore trasparenza nei meccanismi di selezione e progressione delle carriere, e, soprattutto, il superamento delle logiche correntizie.

Ma al di là del merito tecnico dei quesiti referendari, l’evento ha assunto un significato politico più ampio. La scelta di cinquanta magistrati di esporsi pubblicamente ha rotto infatti la narrazione, fino ad oggi a senso unico, da parte dell'Anm che vede la magistratura compatta per il No. L’evento a infine messo in luce una contraddizione di questo referendum: i magistrati intervenuti, anche se a favore del Sì, essendo però iscritti all’Anm, con le loro quote associative continuano a finanziarne la maxi campagna per il No.