Antimafia dossier
CHIARA COLOSIMO PRESIDENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA
La relazione dell’Antimafia sul caso Striano finisce di nuovo al centro dello scontro politico, ma Chiara Colosimo alza un muro: niente passi indietro e nessuna “lettura addomesticata”. In un’intervista al Corriere della Sera, la presidente della Commissione rivendica il lavoro svolto e respinge le critiche delle opposizioni, descrivendo un quadro che, nelle sue parole, va oltre la scorciatoia della singola responsabilità individuale.
Il cuore della difesa è tutto in una formula netta: secondo Colosimo, non si tratterebbe di un episodio isolato, ma di un meccanismo più ampio. «Ci troviamo davanti a un traffico organizzato di dati. Nessuna singola mela marcia», afferma, sostenendo che nella relazione sia «tutto ricostruito». E insiste su un punto che definisce decisivo: le “esfiltrazioni di dati” sarebbero state «quasi la regola».
Sul tema dell’equilibrio, la presidente rovescia l’accusa: spiega che è complicato parlare di neutralità quando, a suo dire, a essere colpiti sono stati «prevalentemente esponenti del centrodestra o soggetti non “allineati” in momenti delicati della nostra storia democratica». Un passaggio che, nel ragionamento di Colosimo, sostiene l’idea di una dinamica sistemica e non casuale.
Nella polemica entra con forza la figura di Federico Cafiero de Raho. Colosimo definisce gli atti di impulso su Siri e Lega come «totalmente al di fuori del perimetro di competenza» dell’ex procuratore. E aggiunge: «Dalle carte emerge chiaramente che ha chiesto lui le “Segnalazioni operazioni sospette” su Siri». Da qui l’affondo più duro: «Sembra paradossale non sapere cosa accade nel proprio ufficio».
Alle contestazioni di parzialità, attribuite al M5S, Colosimo risponde rivendicando anche un piano personale: «A me, giovane donna incensurata, si contestano perfino reati di terze persone commessi quando non ero nata e a Scarpinato e Cafiero de Raho non si possono contestare condotte nel mandato delle loro funzioni perché prima erano magistrati?». Il punto, per la presidente, è evitare l’idea che ci siano zone franche o intoccabili.
Colosimo apre poi a un possibile ampliamento del perimetro di lavoro della Commissione: «Non posso escludere che mi occuperò di vicende aperte e connesse a questa come ad esempio Equalize». E chiude con un monito che chiama in causa l’intero sistema: «Tutti devono fare di più: le Procure, la Commissione e io stessa. Non possiamo dare l’impressione di essere rigorosi con alcuni e indulgenti con altri».