Mercoledì 18 Febbraio 2026

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La Chiesa verso il referendum: ha più correnti dell’Anm

Dai “Cattolici per il Sì” al vicepresidente Cei Savino che andrà al congresso di “Magistratura democratica”: report da un modo cattolico in fibrillazione

17 Febbraio 2026, 19:22

18 Febbraio 2026, 09:07

La Chiesa verso il referendum: ha più correnti dell’Anm

Se la politica attenderà probabilmente le ultime due settimane di campagna per mettersi in gioco nel referendum sulla separazione delle carriere, ad essere in prima linea intanto ci pensa la Chiesa. Una Chiesa spaccata tra i Sì, i No, gli agnostici. Che da una parte scende in campo insieme a quelle che vengono definite dai detrattori le “toghe rosse”. Ma che con altre sue espressioni mette in guardia dall’andare a braccetto a certi pubblici ministeri.

Ma vediamo nel dettaglio cosa sta accadendo. Come diceva Jacques Maritain, «si può essere cristiani e salvare l’anima militando in qualsiasi regime politico, a condizione, tuttavia, che questo non offenda la legge naturale e la legge di Dio». Tanto è vero che solo pochi giorni fa si è costituito il comitato “Cattolici per un giusto sì”. Posizione criticata da Rocco D’Ambrosio, presbitero della diocesi di Bari e ordinario di Filosofia politica presso l’Università Gregoriana di Roma, che, dalle pagine di SettimanaNews, rivista dehoniana, aveva scritto: «Come si fa a riferirsi e citare costituenti come Moro, La Pira, Dossetti e altri ritenendoli punto di riferimento per l’impegno politico dei cattolici e poi appoggiare riforme costituzionali e compagini politiche abbastanza discutibili? Forse i Costituenti avrebbero approvato una riforma che sembra stravolgere la Costituzione, sia per il testo presentato sia per i meccanismi che la riforma innesca?».

Invece, lo stesso cardinale Camillo Ruini ha dichiarato che andrà a votare Sì. Ma Ruini oggi non ricopre più alcun ruolo istituzionale: chi oggi è al vertice della Cei, Matteo Zuppi, durante un recente Consiglio episcopale aveva insistito sull’autonomia e indipendenza della magistratura come elementi essenziali di un processo giusto, sottolineando al contempo la necessità della partecipazione al voto in un clima segnato da crescente disaffezione alle urne. Le sue parole erano state lette come un’indicazione contraria alla riforma. E avevano esasperato gli animi all’interno della comunità. Tanto che secondo qualcuno, pure per questa ambigua presa di posizione, Zuppi non verrebbe riconfermato. Così il portavoce della Cei aveva diffuso un comunicato ufficiale nel tentativo di ridimensionare la portata dell’intervento, affermando che il riferimento al referendum non contenesse indicazioni di voto né orientamenti politici.

D’altronde a molti, nel mondo ecclesiastico, non piace alcun tipo di interventismo. «Qui stiamo parlando di una riforma della giustizia di uno Stato straniero. Non riteniamo giusto spendersi per il Sì né per il No. A differenza di questioni come il fine vita, che investono il piano etico e sui cui ci sentiamo in dovere di prendere una posizione», ci dice una fonte interna alla Chiesa. «Non escludo che questa attenzione mediatica possa infastidire anche Papa Leone», aggiunge un’altra fonte.

Tutto risolto? Neanche per sogno. Monsignor Francesco Savino, vicepresidente Cei per l’Italia Meridionale e vescovo di Cassano all’Jonio, ha deciso infatti di partecipare al XXV congresso di Magistratura democratica, che si terrà a Roma dal 13 al 15 marzo, dal titolo “Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro”. Un chiaro riferimento alla riforma Nordio. La partecipazione non è passata di certo inosservata. Il quotidiano Libero ha titolato “Il numero due della Cei benedice la battaglia di Md”. Savino poi ha spiegato ieri le proprie ragioni al Corriere della Sera: «Vado per la Costituzione, non per fare propaganda. Non dirò per chi voto». Ma non è bastato a placare le polemiche.

Come riferito da Marco Perfetti, direttore di Silere non possum, portale d’informazione dedicato “all’attività del Santo Padre, della Santa Sede e della Chiesa Cattolica”, «forse questi presuli immaginano che, schierandosi accanto alla magistratura, potranno ottenere qualche trattamento di favore da parte dei pubblici ministeri quando partiranno indagini fuffa sui nostri presbiteri o sulle nostre diocesi. Non hanno compreso che la dinamica è opposta: senza questa riforma necessaria, ci ritroveremo sempre più pm convinti di poter fare ciò che vogliono, fino a spingersi a ingerire perfino nelle questioni della Chiesa cattolica». Il riferimento è ad alcune inchieste sull’8 x mille e sugli abusi, alcune delle quali sarebbero finite nel nulla.

Insomma anche all’interno della comunità cattolica il clima è aspro, sul tema referendario. Ma ormai la Chiesa è engagé, a torto o a ragione. Come ha raccontato in un reportage il vicedirettore del Dubbio Errico Novi da Trani, l’Anm è impegnata in comizi anti-riforma in moltissime diocesi: “Altro che vecchia Dc. È un’Anm da compromesso storico. Morotea e berlingueriana. Chiese e sezioni “rosse”. Dc e Pci. Don Camillo e Peppone”, scriveva Novi. Siamo dinanzi ad una alleanza tra “toghe rosse” e abiti talari? Per Stefano Celli, vicesegretario dell’Anm propria in quota Magistratura democratica e cattolico, non esiste «nessuna alleanza, né santa né diabolica. Il confronto con “il punto di vista esterno” è nel Dna di Md. Vale con avvocati, cittadini, istituzioni, e quindi anche con la Chiesa cattolica. È naturale che Md cerchi in particolare l’interlocuzione con una chiesa, come quella di Francesco e Leone, attenta agli ultimi. I magistrati liberi e indipendenti servono molto ai deboli, i forti non ne hanno bisogno. Per questo il punto di vista di Savino al congresso costituirà un valore aggiunto».