Dal Palazzaccio
Inaugurazione Anno Giudiziario 2026 in Cassazione
Serve ricostruire un clima di razionalità e rispetto tra le istituzioni e fermare una contrapposizione che rischia di indebolire la giurisdizione e la fiducia collettiva nella giustizia. È il filo conduttore emerso dagli interventi pronunciati durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario Cassazione, tra relazioni ufficiali e prese di posizione sui rapporti tra politica e magistratura.
Il procuratore generale Pietro Gaeta ha parlato apertamente di una giurisdizione “sfregiata nell’immagine” e ha invitato a recuperare equilibrio: «Occorre lavorare per recuperare lucida razionalità istituzionale. Il volto di una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno». Un danno, ha spiegato, che non colpisce solo i giudici ma anche cittadini, avvocatura e istituzioni rappresentative.

Nel suo intervento Gaeta ha chiesto che «cessi ogni lacerazione istituzionale, solo demolitiva, solo deleteria», indicando come obiettivo una distinzione chiara dei ruoli tra i diversi attori, ciascuno «nel proprio alveo», senza invasioni di campo ma anche senza rinunce nella difesa degli spazi funzionali.
Ha inoltre avvertito contro semplificazioni e scorciatoie: «Non bisogna fomentare l’illusione sociale che, in un senso o nell’altro, i problemi della giustizia siano, come per incantesimo, risolti: essi, viceversa, sono complessi e la loro tortuosità, per essere districata, richiede paziente collaborazione, non rottura». Nel passaggio finale ha richiamato il tema del carcere e delle condizioni di detenzione, parlando dello «scandalo di vite diversamente vissute all’interno del carcere».
Lo stesso procuratore generale ha definito «inaccettabili» i livelli raggiunti dallo scontro tra giudici e politica, osservando che «lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha respinto con fermezza le accuse secondo cui la riforma metterebbe a rischio l’autonomia delle toghe: «Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile».
Sul referendum ha chiarito che, in caso di esito negativo, «resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione», mentre in caso di vittoria del Sì «inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative». Sulle attività di innovazione tecnologica ha aggiunto: «Sono state compiute nel pieno rispetto della legge», definendo «ripugnanti insinuazioni» le ipotesi di interferenze illecite sull’attività della magistratura.
