Sabato 17 Gennaio 2026

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Il caso

Accoltellamento a scuola a La Spezia, la Lega spinge sul pacchetto sicurezza

Dopo l’omicidio del giovane studente, la Lega invoca nuove strette penali mentre Fratelli d’Italia frena sugli allarmismi. Il pacchetto sicurezza di Piantedosi diventa terreno di scontro politico e rischio per diritti e garanzie

17 Gennaio 2026, 10:11

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Accoltellamento a scuola a La Spezia, la Lega spinge sul pacchetto sicurezza

Poche idee, ma confuse. Il tema della sicurezza, nel governo, sembra spaccare le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega. Col partito della premier per nulla propenso a parlare di un’emergenza sicurezza e il Carroccio pronto a rilasciare alle agenzie dichiarazioni allarmistiche, di fatto giustificando la bontà delle nuove proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Proposte che riducono le garanzie dello Stato di diritto, puntando tutto sulla repressione, soprattutto dei soggetti più deboli della società: minori e migranti. Sul fronte Fratelli d’Italia è Alberto Balboni, responsabile sicurezza del partito, a smorzare i toni: «La sicurezza per noi, come ha detto Piantedosi, resta sempre una priorità assoluta e tuttavia la situazione negli ultimi tempi non è peggiorata, è, seppur faticosamente, migliorata: i reati sono diminuiti nel 2025, 3,5% in meno. Rispetto a 10 anni fa, anche gli omicidi, ma anche tutti gli altri reati, sono diminuiti. Ci sono certamente delle criticità, ma bisogna lavorare seriamente senza farsi trascinare da allarmismi, perché gli allarmismi non aiutano a risolvere i problemi. Su questo lo condivido perfettamente». L’emergenza, aggiunge però Balboni, c’è «soprattutto per quanto riguarda le bande giovanili». E come risolverla? Abbassando a 12 anni «le misure di prevenzione».

Per la Lega, invece, «l’ennesimo gravissimo episodio di violenza in una scuola, con uno studente di 19 anni, Youssef Abanoub, accoltellato e ucciso a La Spezia da un minorenne, dimostra ancora una volta l’urgenza di approvare immediatamente il nuovo decreto sicurezza voluto dalla Lega», ha dichiarato la senatrice ligure Stefania Pucciarelli, segretario provinciale Lega La Spezia. Matteo Salvini ha annunciato che «siamo già al lavoro per misure ancora più restrittive per chi porta e usa armi, tolleranza sottozero con i violenti di ogni razza (sic) e colore». Insomma, va approvato subito il nuovo decreto sicurezza, dice la Lega, che prevede misure contro il porto di coltelli e una stretta sulla violenza minorile.

«È molto cinico, come fa La Lega, strumentalizzare un gravissimo fatto di cronaca come l'accoltellamento del giovane studente di La Spezia per giustificare l’arrivo di nuove norme restrittive. Se c’è una lezione che la destra dovrebbe imparare è che la repressione non garantisce sicurezza, per la quale occorrono azioni complesse e politiche sociali lontane dalle intenzioni di Meloni e Piantedosi», ha replicato il capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti. Per Riccardo Magi, deputato di +Europa, regna la confusione: «Il fatto stesso che serva un altro decreto Sicurezza certifica il fallimento delle politiche del governo, che creano solo propaganda. I reati sono aumentati e sono quasi quattro anni che questo governo è in carica».

Il pacchetto sicurezza si propone di aggravare alcune disposizioni già previste dal decreto Caivano, che ha largamente contribuito, secondo gli esperti del settore, a riempire gli istituti penali minorili. Non prevenzione, dunque, ma repressione. Un’azione che mira, soprattutto, a creare una cornice normativa capace di “mettere a tacere”, appunto, la cronaca. Non si tratta solo dello scudo penale per le forze dell’ordine: ci sono controlli più rigidi sulle piazze, norme che colpiscono i giovani e i gruppi più vulnerabili, procedure di estradizione e rimpatrio che ignorano rischi concreti per le persone e persino definizioni di “Paese terzo sicuro” che sembrano pensate per sanare fallimenti passati. La sensazione è quella di una legge fatta per reagire agli eventi, e non per prevenirli, come se ogni caso di cronaca dovesse trovare un rimedio legislativo a sé stante. Insomma, il classico metodo della legislazione del nemico, diventato ormai segno distintivo di questo governo.

Tra le proposte c’è quella di limitare l’azione del pubblico ministero nei casi di presunta legittima difesa o posticipare l’iscrizione di un agente sul registro degli indagati – in barba alla riforma Cartabia – per fornire di fatto uno scudo alle forze di polizia. Una “tutela” che rischia di generare vuoti normativi e conflitti con altre regole, mettendo in dubbio il principio di proporzionalità e la stessa obbligatorietà dell’azione penale.

Sotto il profilo dei diritti umani e costituzionali, il quadro non è meno preoccupante. Le misure sui centri di permanenza per migranti e sul rimpatrio, così come il controllo estensivo sui minorenni, mostrano un approccio puramente repressivo: i ragazzi vengono trattati come potenziali delinquenti, i migranti come problemi da gestire, e la magistratura viene progressivamente marginalizzata. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, sintetizza il problema con chiarezza: «Questo pacchetto sicurezza non aumenta la sicurezza dei cittadini – afferma – ma riduce le garanzie, indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale…». Antigone chiede dunque al Parlamento di bloccare tali proposte e di aprire un confronto pubblico sul punto.

La politica sembra, in definitiva, più interessata a costruire una narrazione di sicurezza che a gestire la realtà. Con la conseguenza di ridurre libertà fondamentali, complicare l’azione della magistratura e criminalizzare chi è già vulnerabile. La sfida resta affrontare i fenomeni complessi con strumenti adeguati e proporzionati, non inseguire ogni titolo di cronaca con un decreto legge.