La Corte d'Assise di Genova ha condannato a 24 anni Anna Lucia Cecere, ritenuta responsabile del delitto di Nada Cella, avvenuto il 6 maggio 1996 a Chiavari nello studio del commercialista Marco Soracco dove la giovane lavorava come segretaria. Dopo una camera di consiglio di sei ore, il presidente della Corte Massimo Cusatti ha letto il verdetto di condanna, escluse le aggravanti. Soracco, inizialmente sospettato per l'omicidio della giovane, è stato condannato a due anni per favoreggiamento. Le motivazioni verranno depositate tra 90 giorni.
A quasi trent'anni del delitto, arriva la sentenza di primo grado sul cold case riaperto nel 2021 grazie al lavoro della criminologa Antonella Delfino Pesce. La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Anna Lucia Cecere, imputata per omicidio aggravato dai futili motivi, e 4 anni per il commercialista Soracco, imputato per favoreggiamento insieme alla madre. Secondo l’accusa, il delitto maturò per gelosia, in un contesto di tensioni personali mai del tutto chiarite. La difesa puntava invece sull’assenza di prove scientifiche certe, definendo l’impianto accusatorio un “mosaico di sospetti” costruito troppo tardi. Il nome della ex insegnante era già emerso all'epoca del delitto. I carabinieri avevano ricevuto alcune segnalazioni e avevano trovato a casa sua i bottoni compatibili con quello trovato sotto il cadavere. Era stata indagata per cinque giorni e poi la sua posizione era stata archiviata. L’imputata ha atteso l’esito nella sua casa in Piemonte. La madre di Nada, Silvana Smaniotto, dopo decenni di battaglie e archiviazioni, ha scelto di non essere in aula.
"Giustizia è fatta", ha commentato subito dopo la lettura del dispositivo Silvia Cella, cugina della vittima, presente in aula. "Non sono giudice - ha aggiunto -, è il loro lavoro, un lavoro molto difficile. È una cosa emozionante, stranissima, sono passati 30 anni, qualche anno fa non lo avrei mai sperato". "Pensavo che Nada fosse stata dimenticata - ha detto ancora -. Trent'anni sono tanti, perché quello che gli investigatori hanno ora lo avevano anche 30 anni fa. Per cui sarebbe stato molto più semplice. Hanno lavorato sulle stesse cose gli investigatori e la Procura e hanno fatto un lavoro epocale, immenso, perché, sentendo le persone dopo 30 anni, i ricordi svaniscono, si ricordano cose diverse, è difficilissimo".
"Non me l'aspettavo, pensavo che venisse riconosciuta la mia estraneità. Prendiamo atto di quello che ha deciso la Corte. Ci opporremo nel prossimo grado. È inaccettabile. La condanna alla Cecere? Penso alla mia posizione. Come ho sempre detto fin dall'inizio la conoscevo solo superficialmente. Se il giudizio è fondato è stata fatta giustizia, se non è fondato invece no", ha commentato invece Soracco. "Dobbiamo leggere le motivazioni, sinceramente non riesco a capire come si sia arrivati a questo", ha commentato l'avvocato Giovanni Roffo, difensore di Cecere, a cui è stata tolta l'aggravante della crudeltà.